shiffrin

Ieri sono terminati i Mondiali di sci e sono finiti, come da programma, con lo slalom speciale. Sono stati Mondiali appassionanti, mai scontati e che hanno regalato tantissime emozioni. Sono stati dei Mondiali con tante belle storie. Da quella di Anna Fenninger e Hannes Reichelt, vincitori delle prime gare, a quelle delle gare di slalom sia femminile che maschile. Da una parte una storia che lega con un filo sottile tutte e tre le ragazze andate a podio: una storia di gioia ma anche di sofferenza. Dall’altra la favola di un francese che è riuscito a sorprendere tutti e a vincere, per la seconda volta dopo il 2011, un oro ai Mondiali di sci.

podioMikaela Shiffrin ha vinto. Ha vinto come tutti si aspettavano, con qualche brivido dopo aver visto i primi due intertempi della seconda manche. Alla fine in testa è rimasta lei, capace come poche di reggere la pressione di un’intera nazione nonostante la giovanissima età. Ma la Shiffrin, che con questa vittoria ha bissato il titolo di Schladming nel 2013 e quello olimpico di Sochi dell’anno scorso, ha confermato per l’ennesima volta che mentalmente è un fenomeno, che tecnicamente è fortissima e che difficilmente sbaglia, o manca, gli appuntamenti importanti. La classe, l’eleganza con cui si destreggia tra le vicinissime porte dello slalom, riuscendo allo stesso tempo a essere veloce e precisa, è veramente qualcosa di entusiasmante. Magari lo slalom non è la disciplina più bella da vedere, però ha un suo fascino nascosto innegabile. E la Shiffrin è forse la miglior rappresentante di questo fascino. La calma poi con cui ha affrontato la gara di sabato è stata impressionante, anche se, dal suo atteggiamento una volta raggiunto il traguardo, è stato chiaro come si fosse liberata improvvisamente di un peso non di poco conto.

Alle sue spalle una svedese, quella Frida Hansdotter che guida un po’ a sorpresa la classifica di specialità. A sorpresa ma meritatamente per un atleta che, a quasi trent’anni, ha scoperto una costanza di risultati invidiabile: sei le gare di Slalom in stagione e, a parte un quarto posto, nelle altre è sempre salita sul podio. E anche sabato non si è smentita: seconda nella prima manche, disputa una seconda da antologia, nessun’errore e un’infinita pressione messa sulle spalle della Shiffrin, che però non ne ha voluto sentire parlare.  A chiudere il podio, infine, la ceca Strachova. Una medaglia, la sua, dolce per non dire dolcissima. Era l’estate del 2012 quando, dopo un malore in allenamento, le fu scoperto un tumore benigno al cervello: sei giorni in coma indotto, un’operazione chirurgica e quel recupero che la porta miracolosamente a rientrare in tempo per partecipare ai Mondiali di Schaldming nel febbraio 2013. I risultati non sono dei migliori, ma per lei, tre medaglie mondiali e una olimpica, era già una vittoria. Quest’anno un secondo posto a dicembre e, sabato, il giusto finale per un’atleta con 13 anni di esperienza in Coppa del Mondo.

Tre storie, apparentemente diverse e legate semplicemente dal podio nella gara di ieri. Tre storie che però, a voler usare un minimo di immaginazione, forse non sono così slegate tra di loro. E forse, per spiegare questa cosa, c’è bisogno di una quarta storia. Siamo ad Åre in Svezia ed è il dicembre del 2012. Già, proprio quella Svezia da dove viene Frida Hansdotter. In quella gara c’è la prima vittoria della carriera di Mikaela Shiffrin e alle sue spalle, guarda caso, proprio la Hansdotter. La Strachova invece si stava ancora riprendendo dall’operazione. In quel paesino, dopo quella vittoria, c’è la scossa della carriera per la Shiffrin: l’incontro con Emma, una bimba svedese, anche lei, proprio come la Strachova, malata di tumore (nel suo caso leucemia).

Alpine Skiing: FIS World Championships-Men's Slalom-Run 2Dall’altra parte, fronte maschile, una storia, quella del francese Jean-Baptiste Grange, emozionante, coinvolgente ma soprattutto sorprendente. Sì perché ieri il francese ha vinto la prova in cui tutti si aspettavano il dominio di Marcel Hirscher. L’austriaco però, dopo una prima manche praticamente perfetta, nella seconda scende in pista forse intimorito dalle condizioni meteorologiche o forse semplicemente distratto, in tutti gli intertempi si trova a perdere costantemente dal francese e, sull’ultimo muro, un errore e una porta saltata. Il modo peggiore per salutare una rassegna iridata che comunque lo ha visto portare a casa ben tre medaglie di cui due ori (Supercombinata e Team Event) e un argento (gigante). A sorridere in tutto ciò è stato appunto Jean-Baptiste Grange che, dopo 4 anni difficili, si è ripreso quello che aveva già conquistato ai Mondiali di Garmisch.

Gold medalist Grange of France celebrates on the podium after the men's slalom race during the Alpine Skiing World Championships in Garmisch-PartenkirchenUna gara, quella di ieri, stranissima: nella prima manche una tracciatura complicatissima (anche parecchio bruttina da vedere), con poca velocità come hanno dimostrato i vari tempi; nella seconda invece i disegni delle porte erano più semplici, più immediati ma allo stesso tempo, essendo diventati più veloci, molto insidiosi. In molti sono crollati, dallo stesso Hirscher a Pinturault. Grange ha sofferto, ma non troppo, la prima manche, piazzandosi al quinto posto; poi però un capolavoro nella seconda manche: la leggerezza e la capacità di stare vicino al palo durante la gara sono state impressionanti, la tenacia e l’intelligenza con cui è riuscito ad adattarsi non solo alle condizioni meteo, ma anche alla pista stessa, sono state un qualcosa di fenomenale. E quell’oro alla fine ne è il giusto premio. Da quando Hirscher ha fatto il suo ingresso in Coppa Del Mondo, Grange ha iniziato un lento declino; l’ultima vittoria era datata gennaio 2011 e il francese sembrava, negli ultimi anni, aver perso non solo lo smalto, ma anche la  convinzione di poter fare qualcosa di buono. Ieri invece ha deciso di tornare a scrivere le pagine della sua vita. Ci ha aggiunto una bella storia, l’ennesima di questi mondiali.

Forse non è stato un caso che Hirscher sia uscito e che lui abbia conquistato l’oro e si sia ripreso quello che già era stato suo. Forse non è stato un caso che sabato, a completare quel podio di Åre, sia stata la Strachova e forse non è stato un caso che, in uno dei giorni più belli della breve ma intensa carriera di Mikaela Shiffrin, ad accompagnarla ci siano state due atlete che, in qualche modo, sono un ricordo di quel giorno del 2012 in cui è diventata grande. Nessuno può dirlo, ma rimane il fatto che quelle di Mikaela, Frida e Sarka, ma anche di Jean-Baptiste, sono tutte bellissime storie di un Mondiale emozionante che purtroppo è finito.

Studia Sustainable Energy, nel tempo libero prova a scrivere e fare foto per raccontare la vita di tutti i giorni www.gigibotte.com

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