Messi_Xavi_Iniesta

Mi vorrei inserire nell’interessante dibattito aperto dall’articolo di Damiani e soprattutto proseguito da Farfi sullo stile di gioco del Barcellona. Soprattutto il secondo mi sembra un’analisi ben fatta, ma con alcune considerazioni, anche di fondo, a mio avviso imprecise.

 

Soprattutto, trovo inadeguata la definizione di “sistema sovietico” applicata al sistema adottato da Guardiola, che ridurrebbe i giocatori ad un “complesso di virtuosi burocrati” in grado solo di svolgere il proprio compitino, confidando nella estrema (e ideologica) bontà finale del sistema stesso.

 

A questa visione vorrei contrapporre alcune osservazioni: la prima è che Guardiola, da allenatore estremamente intelligente qual è, sa benissimo che il sistema non è perfetto, né può esserlo, dato che è stato sviluppato operando scelte, che quindi valorizzano alcune caratteristiche del gioco e dei calciatori, e, per forza di cose, ne inibiscono altre. Così come non esiste il sistema perfetto, non esistono nemmeno giocatori perfetti: ci sono giocatori che si esprimono al meglio in determinati contesti, e altri che negli stessi contesti non sono valorizzati. Un centravanti alto e potente, che tanto sarebbe servito contro il Chelsea, in questa squadra non giocherebbe mai, tranne gli ultimi venti minuti della partita di martedì scorso, forse…

 

Per questo, da un certo punto di vista, ogni allenatore insiste sul proprio sistema perché non può farne a meno, non ha alternative credibili per il materiale che ha tra le mani.

 

L’altra osservazione è che, a mio avviso, proprio questo stile di gioco è lontanissimo dalla “burocrazia”, perché si basa per la maggior parte sulla lettura in corso d’opera del singolo giocatore nella singola situazione. Il possesso palla, i triangoli, il movimento senza palla (che non sto a spiegare qui, ci vorrebbe un articolo solo per quello), sono costruiti esclusivamente per sviluppare il maggior numero possibile di opzioni offensive, tra le quali poi il portatore di palla è libero di scegliere per concludere l’azione, ma, proprio perché si tratta di scelte, bisogna avere giocatori dall’elevato “quoziente calcistico”, che siano cioè in grado di leggere la situazione e decidere di conseguenza. In questo Xavi, Iniesta e Messi sono tra i migliori del mondo, e non è un caso che sia arrivato anche Fabregas, che all’Arsenal faceva di fatto il regista. Alla fine, la chiave è la fiducia riposta nel singolo giocatore e nella sua scelta.

 

Letture, non schemi rigidi da applicare rigidamente. Guarda caso, è lo stesso principio di base della “triple post offense” con cui Phil Jackson ha vinto 11 titoli NBA tra Bulls e Lakers (e con cui la banda Guardiola ha vinto 13 titoli su 19 disputati).

 

Andrea Frigerio

Un altro modo di raccontare lo sport.

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