Seedorf pensieri

Galliani-l-ad-scarica-Seedorf_h_partbQuattro vittorie di fila non si vedevano da tempo dalle parti di Milanello, eppure la considerazione di cui gode Clarence Seedorf continua a sembrare la stessa dei mesi in cui il suo Milan non andava al di là delle 7 sconfitte in 12 partite. Probabilmente Seedorf è quello meno sorpreso da quello che gli sta accadendo, l’ ambiente è complicato ma lo conosce bene e la chiamata di Silvio Berlusconi del 15 gennaio non lo ha di certo intimorito perché, come lui stesso dice, è «nato pronto». E proprio questa irrefrenabile propensione verso le sfide e la voglia di misurarsi in tutte le situazioni è l’ aspetto che lo ha sempre contraddistinto, una sorta di linfa vitale. Fino ad ora ce l’ ha sempre fatta in tutto perché, oltre ad avere qualità tecniche ed intellettuali non indifferenti, Clarence ha sempre avuto le spalle larghe e non solo per modo di dire. Un personaggio leggendario che non può che ricordare le fattezze del “negro eccezionale” nell’ultimo capolavoro di Tarantino (Django Unchained, 2012).

Celebri erano le sue sostituzioni sommerse dai fischi quando era ancora un giocatore del Milan, ma lui ne è sempre uscito a testa alta applaudendo ironicamente anche coloro che lo fischiavano, senza in fondo dargli mai troppo peso. Da rossonero ha quasi sempre fatto da parafulmini quando c’erano dei problemi, che spesso e volentieri era solito risolvere con un lampo dei suoi. In fondo il salto dal campo alla panchina è stato talmente breve che non è stato così difficile mantenere lo stesso aplomb anche da allenatore. Momenti critici ce ne sono stati ma dopo le sconfitte ha sempre difeso la squadra, ha dato tranquillità all’ambiente e non ha mai dato segni di cedimento. Ha lavorato duro e alla fine gli sforzi profusi gli stanno dando ragione. Eppure proprio nel momento in cui tutto andava nel migliore dei modi è scoppiata la grana Montolivo. Chiarito l’ equivoco con il capitano, è rimasta la grande amarezza del tecnico, per quegli “spifferi” dello spogliatoio che proprio non gli sono andati giù. Per questo nell’ intervista post partita Seedorf non le ha mandate a dire alla società, provocando la stizza di Galliani che ha rinunciato al colloquio con l’ allenatore programmato per lunedì.

Seedorf contestato tifosi lazioEra solo questione di tempo ma alla fine siamo giunti al fatidico point break. Arrivati al bivio, il carattere aziendalista dell’AC Milan e quello sui generis del mister olandese sono venuti inevitabilmente a contatto, visto che questa volta nessuno dei due ha minimamente pensato di darsi la precedenza. Infatti, fino a questo momento, il tecnico di Paramaribo ha sempre agito in totale sintonia con la società a volte andando persino contro sé stesso per il bene della squadra. A molti è sfuggito ma l’ episodio più lampante risale alla partita casalinga contro il Parma persa a San Siro per 4-2, quando il tecnico, con altri giocatori, è stato invitato dalla società ad avere un colloquio con i capi della curva. In un altro momento forse Seedorf si sarebbe rifiutato di cedere ad un simile ricatto, o per lo meno si sarebbe fatto due domande prima di accettarlo; probabilmente le stesse che si era posto da giocatore qualche anno prima, nel giorno dell’omicidio del tifoso laziale Gabriele Sandri. Quella domenica Clarence fu l’ unico giocatore di Serie A a non volere indossare il lutto al braccio, perché non volle correre il rischio di commemorare una persona di cui non si conosceva nulla e che poteva per assurdo essere un criminale. Una decisione forte ma lecita che sollevò non poche polemiche. Invece, dopo il tracollo casalingo contro il Parma, Seedorf ha obbedito accettando il dialogo anche con persone dal curriculum indegno. Questa volta non se l’è sentita di esasperare una situazione già di per sé abbastanza tesa, in cui lui aveva delle responsabilità dirette in quanto allenatore e quindi primo responsabile del momento no della squadra.

Ma il fare garibaldino, si sa, non fa per lui e, dopo le polemiche della partita col Catania, non le ha mandate a dire alla dirigenza. Perché, se nell’affaire Montolivo avesse anche dato retta al diktat societario, questo non si sarebbe dovuto sapere. Perché per raggiungere un obbiettivo bisogna scendere ad un compromesso e remare tutti dalla stessa parte. Clarence l’ha fatto ma non è andata come pensava. Qualcuno lo ha tradito. Lo stesso Galliani, la cui posizione è stata rilanciata anche dell’ allenatore olandese che lo ha sempre voluto al fianco della squadra, ha rifiutato di incontrare l’allenatore dopo la partita e pubblicamente non si è mai esposto per sedare le polemiche, così come Berlusconi. Insomma il silenzio della società si fa sempre più assordante e all’allenatore non resta che continuare a lavorare, consapevole del fatto che nella vita puoi aver fatto di tutto: essere l’unico giocatore ad aver vinto 4 Champions League con 3 squadre diverse, ad aver fondato un’associazione per promuovere l’educazione attraverso lo sport; essere stato proprietario di una scuderia motociclistica, venire ingaggiato dal New York Times per gestire una rubrica ed essere insignito del titolo di Commendatore. Ma dal momento in cui ti siedi su una panchina di calcio, tutto quello che hai fatto in vita “non riecheggia più nell’eternità” (cit., Il Gladiatore, 2000), conta solo quello che riuscirai a dimostrare, ovvero vincere. E a volte neanche basta…

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