constantin sion

Gattuso-ConstantinVi sorprendete di Maurizio Zamparini che, dopo aver sostituito Gasperini con Malesani, lo richiama dopo sole tre giornate, annunciando il terzo avvicendamento stagionale sulla panchina del Palermo? Beh, non avete visto niente. In Svizzera c’è qualcuno da cui Zamparini potrebbe prendere appunti su come si gestisce una squadra di calcio in modo vulcanico e istintivo.

Christian Constantin, 56 anni, architetto, un passato da portiere nella massima serie elvetica, ha rilevato l’FC Sion nel 2003, salvandolo dalla bancarotta. E da quel momento nella città vallesana nulla è più stato come prima: progetti megagalattici, qualche trofeo, guerra con le istituzioni, e soprattutto una valanga di allenatori. Se non abbiamo sbagliato i calcoli dovrebbero essere ventisei. In dieci anni. Ve l’ho detto, scordatevi Zamparini, perché Constantin fa sul serio. Alla sua corte sono passati anche nomi illustri, tra cui l’attuale Lazio Petkovic e l’ex scudettato Albertino Bigon. Ma anche loro non sono durati più di qualche mese.

Christian-ConstantinForse però è proprio quest’anno che il presidente bianco-rosso ha dato il meglio di sé. Quando Gattuso la scorsa estate ha accettato la proposta del club romando, convinto di andare a svernare godendosi un’ultima stagione di calcio nella tranquilla provincia elvetica, lontano dalle “imprese” dei Cellino e dei Preziosi, mai avrebbe immaginato di assistere a certe cose. Ritiro estivo con mister Fournier, con cui Ringhio instaura subito un buon rapporto: l’obiettivo è il campionato, e il tecnico affida la fascia di capitano al campione del mondo italiano. Pronti, via, e fuori uno. Fournier si dimette dopo otto giornate in polemica con lo spogliatoio e, forse, perché annusa che se non se ne va lui ben presto sarà invitato ad andarsene da qualcun altro. Arriva Decastel. Dura sei giornate, e viene sostituito da Schürmann. Tre allenatori in pochi mesi, ma Constantin non si fa mancare nulla, e basta un risultato che gli dia fastidio per non farsi problemi a cacciare il proprio mister. E infatti anche Schürmann resiste ben poco, e al suo posto viene chiamato l’ex centrocampista della Samp Victor Muñoz. Un paio di mesi, ed ecco che con la sconfitta di 4-0 rimediata a Thun viene travolto anche lui dallo tsunami Constantin. Ma salvando il posto. Eh sì, perché il presidentissimo, stufatosi pure lui di cambiare gli allenatori, decide di mettere i giocatori di fronte alle proprie responsabilità. E allora panchina al leader del gruppo, Gattuso, che da stasera, nel turno di Coppa Svizzera, svolgerà il doppio ruolo di allenatore-giocatore. Ma dato che serve qualcuno che abbia il patentino di tecnico, Muñoz non viene esonerato, ma declassato al ruolo di “osservatore”. L’allenatore c’è, ma non decide niente. Un tecnico umiliato, insomma, ma è ordinaria amministrazione alla corte di Constantin, che spesso in questi anni si è permesso, quando le partite si mettevano male, di scendere a bordo campo, zittire l’allenatore, e dare indicazioni ai giocatori su come giocare. Perché, in fondo, il presidentissimo ritiene di capirne parecchio di calcio, certamente più dei suoi allenatori, tanto che in due occasioni, nel 2008 e nel 2009, cacciato l’ennesimo tecnico, decise di sedersi lui stesso in panchina a fare da guida tecnica.

Non crediate, tuttavia, che l’“esuberanza” di Constantin si limiti all’aspetto tecnico. È storia della scorsa stagione la guerra combattuta con la FIFA, a colpi di ricorsi in tribunale. Tutta colpa di Essam El-Hadary, portiere del Al-Alhy, che nel 2008 firma per il Sion senza il permesso del suo vecchio club, con il quale era sotto contratto. Il club vallesano viene sanzionato dalla FIFA beccandosi un divieto di operare sul mercato nelle due seguenti sessioni. Ma forse che a Constantin gliene importi qualcosa? Il numero uno acquista giocatori a man bassa e affronta l’Europa League, nella stagione 2011-2012, schierando sei giocatori che per la FIFA non potrebbero scendere in campo. Parte la battaglia legale, e Constantin, scontento della giustizia sportiva, si appella a quella ordinaria. Peccato che sia proibito farlo, e quindi la FIFA fa la voce grossa: Sion escluso dall’Europa League (nella quale aveva eliminato il Celtic) e intimazione alla Federcalcio elvetica di intervenire in modo deciso, altrimenti saranno dolori per tutto il calcio elvetico. All’ASF non resta che punire i vallesani in modo esemplare: 36 punti (sic!) di penalizzazione in campionato.

constantin sionConstantin è un architetto, ma non è in grado di fare progetti a lungo termine. In dieci anni di presidenza ha conquistato tre Coppe di Lega, ma è prigioniero della sua istintività e del proprio smisurato ego, che non permettono agli allenatori che ingaggia di lavorare tranquilli e costruire qualcosa di duraturo. A Sion in molti sono grati a Constantin per aver salvato il club dieci anni orsono, ma adesso forse vorrebbero poter parlare della propria squadra solo per ciò che accade sul campo. Se le prime vittime sono i tifosi, ancora in attesa di festeggiare la conquista del campionato che manca da troppi anni, al secondo posto ci sono indiscutibilmente gli allenatori. E non vorremmo essere nei panni del povero Gattuso, uno abituato a entrare in tackle, che adesso deve stare attento ai tackle del proprio presidente.

 

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Leggo Tex Willer e fumo Camel Light.

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