Spiaggia Costa Rica dream

Giovanni: Lo sai che con 20 milioni si può comprare un bar in Costa Rica? Sulla spiaggia. Sole, mare, un sacco di palme.
Aldo: Tutto l’anno in costume.
Giovanni: Tutto l’anno in costume. Nessuno che ti rompe le palle; che ti dice quello che devi fare. Certo, ci vuole coraggio, bisogna abbandonare tutto.
Aldo: E se ti va male?
Giovanni: Be’, il rischio c’è. Del resto, se non rischi. Tu hai mai rischiato?
Aldo: Una volta; una volta ho messo 2 fisso a Inter-Cagliari.

(“Tre Uomini e Una Gamba”, Italia, 1997)

Costa Rica's national football team lapresseIl Costa Rica (e non iniziamo subito con l’eterno dilemma il/la) per l’Italia era questo: un frammento di dialogo in un film comico, un frammento di qualcosa di lontano, un frammento di qualcosa di onirico. Il sole, il mare, la spiaggia… Poi, improvvisamente, siamo stati bombardati. Dei costaricensi abbiamo imparato tutto, a partire dal fatto che probabilmente non si chiamano costaricensi e che tra loro si chiamano ticos, a partire che laggiù se la passano alla grande essendo la nazione con il tasso di felicità medio della popolazione più alto. Soprattutto però sappiamo tutto del loro calcio e, detto tra noi, questo “tutto” è decisamente poca roba, ma non lo ammetteremo mai. Come è logico che sia, con la giusta dose di scaramanzia, la nazionale del Costa Rica è oggi diventata un ostacolo arduo, ostico, complicato. Due settimane fa, al bar con gli amici, ci facevamo beffa con ignoranza godereccia della loro inconsistenza, della loro impalpabilità calcistica, mentre oggi, al primo realista che davanti al caffè spara un «va beh, ma se non vinciamo con ‘sti qua….», scuotiamo la testa sdegnati e, con fare superiore ed arrogante, precisiamo che “‘sti qua” ne hanno rifilati tre all’Uruguay. Qual è allora la verità? Chi andremo ad affrontare oggi pomeriggio nell’happy hour match che ci vedrà protagonisti?

Andiamo ad affrontare una squadra abituata al clima ed ai ritmi del Sud America. Andiamo ad affrontare una squadra che ha una fisicità plasmata sull’umidità asfisiante e sul sole cocente e che in quelle condizioni ha imparato a correre, correre e correre. Il tecnico Pinto, detto “l’esplosivo” (perché abbiamo pure imparato tutti i loro soprannomi), è un colombiano che sa come funziona il calcio. Inutile volere imitare il calcio totale di Cruijff e compagni se hai una squadra che vive in un limbo tra professionismo e dilettantismo. Poca filosofia, tanta sostanza: correre dietro ad un pallone e buttarla dentro. Se ce l’hanno gli altri, falciate ciò che vi capita a tiro. “Che schifo” penseranno tanti, solo stima penso io. La realtà merita rispetto e Pinto onora la realtà con la sua squadra solida ed allo stesso tempo imprevedibile, come una noce di cocco che cade dalla palma. Detto ciò hanno un paio di buoni giocatori (Ruiz “la donnola”, Joel Campbell, Duarte “la pietra”), ma francamente il loro standard di buono si allontana assai dal nostro.

Prandelli Balo reutersChe intendo dire? Semplicemente che il vostro amico o la vostra amica che davanti al caffè sottolinea l’obbligo azzurro di portare a casa i tre punti, non ha tutti i torti. In linea generale, la superiorità degli uomini di Prandelli è evidente. Poi però la palla è rotonda, il caldo t’ammazza, e tutto il resto, tutto vero. Ma rimango ottimista. Il/La Costa Rica non sarà una nuova Corea, innanzitutto perché siamo nei gironi e qualsiasi sarà il verdetto del campo tutto è ancora possibile, e poi perché ho fiducia nel gruppo. Continuo a ritenere che avere una punta in più al fianco di Balotelli sarebbe meglio, ma rispetto le scelte del ct e mi affido al suo sapere. Verremo messi in un imbuto offensivo dove vedremo saltellare da ogni parte omini vestiti di rosso che corrono come dannati; verremo portati al possesso palla sterile che cercheranno di bloccare per ripartire in contropiede; tenteranno di isolare Balotelli (mister, io la butto lì di nuovo: due punte proprio no eh?) portandolo sulla strada della sua congenita isteria; vorranno farsi beffa della nostra superiorità calcistica proprio come hanno fatto con l’Uruguay. Ma se sapremo tutto ciò, vinceremo. Sarà tosta ma vinceremo.

E poi? E poi che rimarrà di quell’arcipelago di cui nulla sapevamo prima e di cui tutto, seppure dell’inutile, sappiamo ora? Non rimarrà nulla, se non il ricordo di aver sentito dire da qualche parte che laggiù si vive bene, la gente è felice. Sarebbe bello comprare un bar in Costa Rica. Sulla spiaggia. Sole, mare, un sacco di palme (cit.).

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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