miroslav-klose

L’italia, a quanto pare, ce l’aveva nel destino. In tedesco, infatti, capriola si dice ‘salto’, e ovviamente per tutti in Germania quella che chiamano wundermiro è il ‘salto Klose’. Lo stile non sarà più lo stesso di un tempo, ma a 33 anni l’infanzia di una promessa della ginnastica si intravede ancora.

Miro ha la cura maniacale di un fisico da robot; tanto per fare un esempio, sia che si giochi all’Olimpico, sia che si giochi fuori casa, lui non si fa mai mancare una bella sezione di stretching prima di andare a dormire. Reja lo coccola come se fosse un figlio e per i tifosi ha già conquistato lo status di divinità, tanto che, visto che siamo in tempo natalizio, girano letterine di natale biancocelesti indirizzate a SANTA KLOSE, la superstar di ghiaccio che urla pochissimo e ride ancora meno.

Chi darebbe via gratis uno cosi? Chiedete dalle parti dell’Allianz Arena. Poco male, perché per fortuna dei Tedeschi la nazionale è allenata da un signore che al mondo stravede per  due cose, il suo ciuffo e Miroslav Klose. Il mese passato, ad Amburgo contro l’Olanda, è andato in scena uno show che ha giustificato l’ammirazione da parte di Loew: due assist e un gol da capitano della nazionale; pare che a Heynckes e a Rummenigge sia andata di traverso la birra.

Non importa se l’ultimo gol l’ha siglato il 30 ottobre nella vittoriosa trasferta di Cagliari. Le statistiche non toglieranno di certo il sonno all’uomo di ghiaccio, stretching e via a dormire, perché come dice lui: «il problema non è cadere, ma accettare di restare a terra senza provare a rialzarsi».

Rispondi