La vittoria di Rui Costa

Da Firenze In molti quando il portoghese Rui Alberto Faria da Costa, più semplicemente Rui Costa, ha bruciato allo sprint il Purito Rodriguez, si saranno chiesti: “Chi è questo? E da dove sbuca?”.

Rui Costa sul podioPer rispondere ai legittimi quesiti di tanti di voi bisogna dunque fare una piccola presentazione del corridore, senza dilungarsi troppo sulle sue caratteristiche tecniche che ha ben saputo mettere in mostra in quel del circuito iridato fiorentino. Il ciclista portoghese, classe 1986, è passato tra i professionisti nel 2007 con la piccola squadra lusitana Benfica, trampolino di lancio per giungere poi alla ben più prestigiosa Caisse D’Epargne. Nella formazione iberica militò per due stagioni, negli anni 2009 e 2010, nei quali mise in mostra le proprie ottime qualità. La conferma delle sue doti si è avuta poi con il passaggio alla Movistar nel 2011, formazione che lascerà proprio questa stagione per approdare alla Lampre, team con cui ha firmato un contratto proprio prima del Mondiale toscano vinto nella bufera di ieri. Con la maglia blu della Movistar il portoghese ha ottenuto quelli che, fino a ieri, erano stati i suoi successi più prestigiosi: la classica finale del giro della Svizzera, vinta in due occasioni; il Gran Prix de Montreal; e tre vittorie di tappa al Tour, di cui due nell’ultima edizione. La conquista dell’oro iridato non è quindi giunta per volontà divina. Le vittorie al Tour e sul circuito canadese ne avevano già ampiamente certificato le capacità, in particolare di lettura della corsa e, di conseguenza, anche quella di saper individuare il momento adatto per partire e colpire gli avversari. I risultati ottenuti invece negli ultimi due anni al giro della Svizzera avevano dimostrato l’ottima tenuta atletica del ragazzo anche in competizioni così fisicamente provanti.

Nonostante tutte queste buone credenziali, pochi potevano prevederlo vincitore nella domenica mondiale, questo perché fino ad ora non era ancora riuscito ad imporsi definitivamente in nessuna classica ed era oggettivamente complicato prevedere con precisione quale sarebbe stata la sua condizione fisica in una gara così estenenuante. Neanche i buoni piazzamenti portati a casa nelle corse pre-mondiali a Montreal ed in Quebec avevano fatto alzare le sue quotazioni. Ripetendo così l’esperienza del Ciolek all’ultima Sanremo, Rui Costa ha dimostrato una volta in più l’imprevedibilità del ciclismo: come in altri sport, ma qui soprattutto, non è soltanto il blasone che ti porta alla vittoria.

Rui Costa alla MovistarDel corridore portoghese non si conosce ancora tutto il potenziale ma ora, correndo per la Lampre, sarà possibile verificarlo poiché avrà certamente meno compiti di gregariato rispetto che alla Movistar, dove spesso correva in appoggio di Valverde. La Lampre ha dunque ingaggiato un corridore di ottimo prospetto, cosa che però, ahinoi, finirà inevitabilmente per limitare le possibilità di crescita del giovane Ulissi, il quale, con la presenza di un corridore cosi “ingombrante” al suo fianco, avrà meno possibilità di correre come capitano nelle corse più prestigiose. I tecnici della formazione italiana dovranno quindi essere bravi a gestire il talento toscano, sia nell’interesse del corridore stesso, sia nell’interesse della squadra azzurra, la quale necessita disperatamente di un ciclista adatto alle corse di un giorno. Il futuro non è roseo, ma come insegna il nuovo Campione del Mondo, le possibilità per un colpo di pedale imprevisto ed inatteso ci sono sempre, bisogna solo crederci e sostenere la crescita dei giovani talenti azzurri.

Un commento a “Rui Costa, il campione che non ti aspetti

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