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Penso che sia stato uno dei Giri d’Italia più belli degli ultimi anni. Fughe ogni giorno. Tatticismi di vecchia scuola contro nuovi modi di interpretare la corsa. Protagonismo italiano. Montagne a non finire. Scatti non più solo a cercare l’abbuono, ma minuti di distacco presi sulla strada. Colpi di scena. Crisi e rivincite. Un’unica vera squadra. L’Astana. Un unico vero padrone. Aberto Contador Velasco.

contDOR E ARUGià la prima settimana di corsa, quella introduttiva, quella che serve a prendere un po’ le misure su di te e sugli altri, ha iniziato a rimescolare le carte. Quattro tenori alla partenza: Contador, Uran, Porte e Aru. Quattro corazzate al loro supporto: Tinkoff, Etixx-Quick Step, Sky e Astana. Ma quella che secondo i pronostici sarebbe dovuta essere la squadra da battere, il Team Sky, già dalla crono a squadre del primo giorno a Sanremo, dimostra di non essere così solida. Nei giorni seguenti si avvicendano in rapida successione una serie di tappe nervose lungo la nervosa costa ligure: e il gruppo inizia a sgretolarsi. Tante cadute e conseguenti ritiri, come quello di Daniele Colli e di un arrembante Domenico Pozzovivo. I primi segnali dal gruppo: Rigoberto Uran, nelle Cinque Terre perde quasi un minuto da Contador. Ed è sull’Abetone che iniziamo ad assaporare ciò che potrà succedere sulle grandi montagne: Aru sprinta al traguardo, Contador veste la maglia rosa, Porte risponde attento, Uran perde altri secondi. Dopo cinque giorni, il favorito numero uno è già in rosa: ma se il colombiano della Etixx esce lentamente dai giochi, la spavalderia di Fabio Aru e l’imperscrutabilità dell’australiano della Sky, possono essere elementi di riflessione e preoccupazione per lo spagnolo. Ma è ciò che succederà il giorno dopo che potrebbe condizionare pesantemente questo Giro d’Italia: a 200 metri dal traguardo, Contador rimane coinvolto in una caduta, con conseguente sublussazione della spalla. Faccia preoccupatissima sul podio. Pensieri ancora più cupi: il ritiro potrebbe essere questione di ore. “I grandi giri si vincono superando i giorni neri”. Così ha affermato Contador a Milano. Così è avvenuto quel pomeriggio a Castiglione della Pescaia. Così è ripartito in rosa il giorno dopo da Grosseto, dolorante, con la spalla fasciata sotto la maglia. Ma se quel giorno è stato il momento più cupo del suo meritato trionfo a Milano, altri ancora ne sarebbero venuti. E non solo per lui. Dopo le imprese di Diego Ulissi (Lampre) e Paolo Tiralongo (Astana), e un apparente riequilibrarsi delle forze tra i quattro tenori a Campitello Matese, la decima tappa affonda uno dei protagonisti: Richie Porte, a 6 km dal traguardo di Forlì, fora. Si ferma. Non c’è l’ammiraglia. Simon Clarke, Team Orica Greenedge ma australiano anch’esso, non avendo velleità di classifica, presta la sua ruota anteriore al connazionale. Risultato: Porte perde al traguardo 47 secondi dalla maglia rosa e la giuria gli infligge 2 minuti di penalità perché non è permesso che un componente di una squadra avversaria presti la bici o anche solo una ruota ad un avversario. Porte sprofonda a 3 minuti e 9 secondi. Chi avrebbe potuto pensare che questa sarebbe stata la situazione alla fine della parte “facile” di questo complicato Giro d’Italia? Contador già in maglia rosa che ormai ha recuperato la spalla; Aru che insegue da molto vicino e attacca appena può come se il Giro finisse quel giorno; Uran che non ha mai trovato buona condizione; Porte vessato dalla sfortuna è sempre più silenzioso. Ma per entrambi c’è l’occasione della ribalta: la cronometro di Valdobbiadene, eterna coi suoi 60 km, potrebbe riportarli decisamente a galla. Entrambi favoriti. Entrambi sconfitti. Quel giorno Contador, con la rabbia e la grinta per aver dovuto cedere la sua maglia rosa al nostro giovane Aru il giorno prima in seguito ad un rallentamento per una caduta in cui era rimasto intrappolato, ipoteca il suo Giro. Sono pesantissimi i distacchi ai suoi diretti avversari: 2’34’’ ad Uran, 2’47’’ ad Aru e ben 4’06’’ a Richie Porte. Il giorno dopo, l’inizio della terza settimana di corsa e delle grandi montagne: sul traguardo di Madonna di Campiglio, Uran va alla deriva definitivamente e Porte, privo ormai di ogni motivazione, abbandona la corsa dopo un ritardo di 27 minuti sul traguardo. Dei quattro tenori, ne sono rimasti soltanto due: uno conduce, l’altro insegue.

landaMa proprio nel giorno in cui avremmo potuto pensare che il Giro era finito, che non avrebbe più potuto regalarci nessun entusiasmo, che era già scritto come sarebbe finito, le strade di Marco Pantani sono incendiate da un altro spagnolo: Mikel Landa, gregario di Aru, rimasto nascosto ed in attesa fin quando dall’ammiraglia non gli è stato concesso spazio. Sono solo 5 i secondi che guadagna su Contador e Aru all’arrivo di Campiglio, ma è l’impressione che ne abbiamo avuto a farci sorgere una strana idea: e se avessimo trovato qualcuno più forte di Contador in salita? Aru inizia a far vedere qualche piccola crepa di affaticamento nel suo percorso, ma Mikel Landa sembra non sentire il peso della strada che sale. Ci può essere qualcuno più forte di Contador in salita? Pensavamo di no…ma forse ora si è fatto avanti… Oltre il fatto che in queste prime due settimane la Tinkoff si è rivelata una squadra assolutamente impalpabile rispetto alla solidità e compattezza dell’Astana di Aru e Landa. Contador, capitano e in maglia rosa, si trova sempre solo in salita, nessun suo compagno di squadra riesce a tenere il ritmo degli Astana, che sono sempre più la squadra di riferimento. E così, il giorno seguente, prima di assaltare il Mortirolo, Contador fora e rimane indietro: la squadra lo aspetta, i suoi avversari no. Aru e Landa iniziano la scalata Pantani con 47 secondi di vantaggio sulla maglia rosa. E così, quel giorno, va in scena una delle opere più belle a cui abbiamo assistito negli ultimi Giri d’Italia: Contador, sulle rampe impossibili del terribile Mortirolo, rimonta tutto solo ogni singolo avversario. Aru, là davanti, inizia a soffrire: di quella sofferenza fisica che ti attanaglia corpo e mente, perché le gambe non girano, sei davanti, ma dietro il tuo avversario sta venendo a prenderti inesorabilmente e tu non vi puoi opporre resistenza perché oggi non ce la fai. Contador arriva. Riposa a ruota 200 metri. Riparte. Kruijswijk lo segue. Aru crolla. Landa scalpita. Prova ad aumentare ma il suo capitano non ce la fa. E Landa attende, fino a quando Aru e l’ammiraglia non gli danno il via libera a fare la sua corsa. Bravo Fabio. Bravissimo Mikel Landa, il gregario che improvvisamente si trova a vestire i gradi di capitano, forse per un giorno, o forse no. Il Mortirolo è un incubo per l’italiano che si salva con la maturità e la concentrazione che non sono di un ragazzo di 24 anni: al traguardo dell’Aprica, Fabio perde quasi 3 minuti da Contador…ma sarebbero potuti essere 20. Quel giorno abbiamo visto la conferma di un fuoriclasse su cui non avevamo dubbi, Alberto Contador, e l’affermazione di due futuri campioni: Fabio Aru, tanta testa e cuore, e Mikel Landa, umile ed eccezionale scalatore. C’è qualcuno che può impensierire Contador in salita? Sì, Mikel Landa. E anche Contador sembra averlo capito.

contador giroIntanto in casa Astana le gerarchie forse sono ridisegnate. Forse, perchè non si capisce bene come stia Fabio. E quando già pensavamo di vederlo in versione “gregario di lusso” per l’arrembante Mikel Landa, ecco che arrivano le ultime due tappe alpine e gli ultimi colpi di scena, per un Giro non ancora sazio di spettacolo. Contador decide di marcare il suo connazionale Landa, lasciando ad Aru, con ormai 6 minuti in classifica, un po’ più di libertà. Ed il sardo ne approfitta magnificamente: sul traguardo di Cervinia arriva solo, seguito da un eterno lottatore come Hesjedal e da un redivivo Uran che cerca una vittoria di tappa per dare un senso al suo Giro d’Italia. Contador e Landa si studiano e si aspettano: possono permettersi di perdere 1 minuto e 18 secondi da Aru. Ma se Contador a Castiglione della Pescaia ha vissuto il suo giorno più brutto, quello più difficile lo attendeva sullo sterrato del Colle delle Finestre all’ultima vera tappa: là dove nel 2005 Paolo Savoldelli aveva dovuto difendersi dall’assalto di Gilberto Simoni e Josè Rujano, assistiamo ad un altro disperato assalto alla maglia rosa. Quando mancano 7 km alla Cima Coppi, Mikel Landa scatta. E’ uno scatto lungo, prolungato, tagliente. Contador è l’unico a rispondere, ma dopo un centinaio di metri si risiede. E’ mai possibile? Contador in crisi? Mikel Landa se ne va tutto solo. Aru, Hesjedal, Kruijswijk e Uran riprendono Contador e uno ad uno lo staccano lasciandolo solo. Sì, Contador in crisi. E peggio di così non poteva andare: 7 km di salita tutto solo, discesa da solo e salita verso il Sestriere da solo. Davanti parte l’ultimo tentativo per l’Astana di afferrare la maglia rosa. Con due uomini. E forse il fatto di non aver stabilito delle nuove gerarchie è stato l’unico errore della squadra kazaka in queste tre settimane. Chi è il capitano? Aru o Landa? Chi aiuta chi? Landa ci crede e giustamente dietro Aru non insegue. Ma Landa non ha fortuna: il compagno di fuga Zakarin non tira un metro e il vantaggio da Contador inizia a diminuire fin sotto il minuto. Dall’ammiraglia parte l’ordine: Aru di nuovo capitano, si fa la tappa con lui. Landa non esita, si ferma, lo aspetta, tira per un paio di chilometri e poi, esausto, si stacca mentre il suo capitano vince da solo al Sestriere. Bravo Aru ad essersi ripreso dopo la crisi del Mortirolo. Mikel Landa da 10 e lode per l’umiltà e la fedeltà verso la squadra e il capitano: il più forte in salita, l’uomo in più per Aru, il gregario che ora ha capito che l’anno prossimo sarà capitano, probabilmente non all’Astana. Contador, nella difficoltà, si dimostra umano e fuoriclasse: perde 2 minuti e mezzo da Aru, ma salva la maglia rosa. A Milano i distacchi tra i primi 3 sono ridimensionati: Contador precede Aru di 2 minuti e 2 secondi, e Landa di 3 minuti e 14 secondi.

i ragazziIl gioco è fatto e il romanzo rosa è scritto. Se l’anno scorso avevamo scoperto Nairo Quintana, quest’anno gli abbiamo trovato altri degni avversari per il futuro: Fabio Aru e Mikel Landa. Se volevamo avere un assaggio di ciò che ci aspetta al Tour, direi che abbiamo avuto più di quanto ci aspettavamo. Contador punta alla doppietta Giro-Tour, ma sulle strade di Francia troverà proprio Quintana, Froome e il nostro Nibali, trionfatore indiscusso all’ultimo Tour De France. Dopo l’impresa sul Mortirolo, il paragone tra Contador e Pantani è stato costante: e Pantani è l’ultimo ad essere riuscito nella mitica doppietta nello stesso anno. Finalmente assisteremo al tanto atteso scontro tra i quattro più grandi vincitori di corse a tappe degli ultimi anni. La scacchiera è pronta. Le pedine iniziano a muoversi.  Appuntamento sui Campi Elisi il 26 luglio.

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