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Scacciati Cech e Weidenfeller ora manca solo la Champions. Vero che alzare la coppa della grandi orecchie non sarà facile ma Arjen qualche sassolino dalla scarpa se l’è già tolto.

Solo dodici mesi fa lo sguardo nel vuoto di un Allianz Arena distrutto proiettava Robben nella non invidiabile categoria di quei giocatori belli ma non vincenti e decisivi. Una storia lunga iniziata col “fallimento” in blancos e apparentemente conclusasi con la sconfitta in finale in casa contro il Chelsea; in mezzo la sconfitta di Madrid contro l’Inter del Triplete e la finale dei mondiali con Casillas che lo ipnotizza dopo due sublimi ricami di Sneijder.gallery.28ma.robben.disperato.356x237

Sembrava che il Bayern non volesse più puntare forte sul suo giocatore più rappresentativo degli ultimi quattro anni. Allo stempiato olandese veniva preferito l’ottimo giovane teutonico Kroos, al fianco di Müller e Ribery (i compagni di mille battaglie di Robben). E invece il destino è venuto a bussare di nuovo da Arjen offrendogli l’ennesima possibilità, forse l’ultima, per prendersi la Champions da protagonista. Kroos si fa male seriamente contro la Juventus, l’olandese entra e fa sfracelli nella difesa bianconera indirizzando il Bayern verso la semifinale europea.

Ma è qui che Robben dimostra a tutto il mondo di essere ancora un top player, eliminando definitivamente gli errori fatti lo scorso anno contro i londinesi e contro il Borussia nel finale di campionato. In un’atmosfera speciale come l’Allianz contro un avversario speciale come il Barcellona dei marziani, Robben guida i suoi a dare una spallata a quella che sembra la fine calcistica dei blaugrana (pericolo già fiutato contro Milan e Psg). mario-gotzeLa cosa più impressionante è stata la tranquillità e la forza d’animo che ci ha messo Robben in una partita già di per sé difficile in più complicata dall’annuncio fatto alla vigilia dell’acquisto da parte dei Bayern di Mario Götze (astro nascente del calcio tedesco) che guarda caso gioca nel ruolo del numero 10 bavarese. Non ci vuole un indovino per azzardare chi lascerà il posto a Götze: sia l’età che il fatto di giocare assieme nella nazionale maggiore di Löew sono dalla parte del trio Kroos-Müller-Götze. Ma Robben non ci sta e incanta l’Allianz con una partita pazzesca, ridicolizzando Jordi Alba per tutto il match, segnando un gol favoloso (seppur irregolare dato il blocco da cestista fatto da Müller). E l’esultanza è un urlo verso tutti i tifosi bavaresi come a dire, utilizzando un verso di Vasco Rossi, “sono ancora qua. Eh già!”. È un gioco diverso quello del Bayern rispetto al Barcellona, ma estremamente efficace e altrettanto spettacolare. Il calcio dei bavaresi è fatto di sovrapposizioni, cambi di rimo improvvisi e aggressività totale e Arjen ne è il migliore interprete. Col tempo anche il ritornello canzonatorio che “va solo sul sinistro” è stato sfatato dal fatto che anche se il difensore lo sa non lo ferma quasi mai (vedi Alba e Piqué). Insomma manca poco che anche l’ultima etichetta di “eterno perdente”  venga cancellata. Ma mai il destino fa le cose a caso e quindi in finale Robben se la vedrà o con chi lo scartò per la prima volta (il Real Madrid) o contro il Dortmund del suo probabile “erede” Mario Götze. Occorre solo aspettare, ma Arjen vuole la sua vittoria.

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«Le cose non succedono, le cose vengono fatte succedere» (JFK). «Ci sono due modi per tornare dalla battaglia: con la testa del nemico o senza la propria» (PDC).

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