Bjørndalen statua

BjørndalenSpesso capita che da piccoli si guardi ai fratelli maggiori come degli esempi. Non che crescendo non lo siano più, ma quando si è ancora bambini si cerca di imitarli, di avvicinarsi a loro con i gesti, un po’ per sentirsi invincibili, un po’ per natura. Ole Einar Bjørndalen deve aver fatto così, come è normale che sia, soprattutto se sei il quarto di cinque fratelli e se sei nato in una piccola cittadina norvegese dove le cose da fare non erano sicuramente molte. Ole ha seguito il vento gelido della sua terra che lo spingeva a seguire le orme del fratello maggiore e così, all’età di 10 anni, ha iniziato a cimentarsi in quella disciplina che 20 anni dopo lo avrebbe reso una leggenda vivente.

Era il 1984 quando Bjørndalen si trovò per la prima volta di fronte una carabina: fu come un raggio di sole che buca le nuvole dopo una tempesta, fu amore a prima vista. A quel punto il destino aveva messo il giovane Ole di fronte ad un bivio, cioè seguire il cuore oppure intraprendere una strada diversa, per certi versi più facile. Quel giovane coi capelli bruni non ebbe molti dubbi e seguì il cuore. Iniziò a praticare il biathlon e subito in famiglia si accorsero che non solo c’era talento, ma che ce ne era tanto. Ole, in quello sport, era semplicemente materiale da plasmare, morbido come la neve e resistente come il ferro. Gli allenamenti diventarono sempre più duri e faticosi ma Bjørndalen non si è mai lamentato e tra fatiche e sacrifici arrivò all’esordio nelle competizioni che contano.

Bjørndalen medagli Salt Lake City 2002Nel 1994 fa la sua prima gara di Coppa del Mondo, è lo stesso anno in cui arriva il primo podio. Due anni dopo iniziò un’egemonia che non è quasi mai stata interrotta. La prima Olimpiade è sempre nel ’94 ma l’ancora giovane Ole non otterrà risultati rilevanti. Il dominio assoluto in campo olimpico iniziò nel 1998 a Nagano dove vince la prima medaglia d’oro, mentre alla partecipazione successiva – Salt Lake City 2002 – compì una delle imprese più grandi di sempre. Bisogna sapere infatti che il biathlon compare alle Olimpiadi con quattro gare diverse tra loro: la 10 km, la 20 km, la 12,5 km a inseguimento e la staffetta. Il buon Bjørndalen pensò bene che una semplice partecipazione non avrebbe avuto molto senso, sarebbe stata ridicola, per cui si presentò ai blocchi di partenza della 20 km e la vinse, confermando i pronostici al riguardo del circolo bianco, ma una volta vinta questa, prese parte anche alle altre due individuali. E, più o meno clamorosamente, vinse anche in quelle. A questo punto mancava solo la gara a staffetta. La riuscita o meno dell’impresa dipendeva ora non più soltanto da lui, ma anche da altre tre persone, i suoi compagni. Spinti probabilmente dai risultati impressionanti di quel ragazzo e dal suo carisma, anche gli altri tre atleti tirarono fuori una prestazione monstre e portarono sull’olimpo degli sportivi Ole Einar Bjørndalen. Il norvegese diventò il primo, e, a tutt’oggi, l’unico atleta in grado di vincere tutte le gare di biathlon in una sola edizione delle Olimpiadi.

Poi le vittorie continuarono: in Coppa del Mondo, arrivando a quota 99 vittorie con ben 177 podi; alle Olimpiadi, vincendo la bellezza di 11 medaglie olimpiche ad un passo da quel Bjørn Dæhlie che con 12 medaglie è l’olimpionico invernale più medagliato di sempre. Ole Einar Bjørndalen gli è alle spalle, è vero, però ha vinto tantissimo, ed è anche l’unico biatleta ad aver vinto una gara di sci di fondo di Coppa del Mondo. È uno dei pochi ad avere una sua statua nonostante sia ancora vivo. È l’unico che può vantarsi di essere chiamato “The Biathlon King”.

Studia Sustainable Energy, nel tempo libero prova a scrivere e fare foto per raccontare la vita di tutti i giorni www.gigibotte.com

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