Steven Bradbury

Francobollo BradburyIn pochi, qui in Italia, si saranno accorti che Ibrahimovic è finito sui francobolli svedesi. Non proprio una novità, difatti vari sport e sportivi molto diversi fra loro sono finiti, nella storia, ad ornare una lettera o una cartolina. Dal ciclismo al calcio, da Ibrahimovic a Steven Bradbury. Già, proprio lui, Steven Bradbury. Se si ha la fortuna di imbattersi in un francobollo australiano emesso dopo le Olimpiadi invernali di Salt Lake del 2002, troverete la sua bella faccia sorridente. Olimpiadi invernali? Ma non era un australiano? Sì e sì. Ha vinto una medaglia d’oro alle Olimpiadi invernali ed era australiano. Sembra incredibile, ma è proprio così: incredibile. Insomma una favola.

Molti conosceranno Steven Bradbury per il famoso video delle Gialappa’s, ma il pattinatore australiano era ben noto agli australiani già da diverso tempo. Steven, infatti, si presenta al mondo dello short track stupendo tutti, addetti ai lavori e non, nel 1993, quando vince la sua prima medaglia di bronzo ai mondiali, seguita da altre due medaglie nell’anno successivo, ancora ai mondiali e poi alle Olimpiadi di Lillehammer. Quando però la sua carriera sembrava pronta a sbocciare, la sfortuna si abbatte sul povero ragazzo di Camden. Durante una gara la lama del pattino di un atleta italiano lo colpisce, lacerandolo fino all’arteria femorale. Bradbury perde oltre quattro litri di sangue e rischia perfino la morte per dissanguamento. Dopo 111 punti di sutura e un anno e mezzo di riabilitazione, Steven torna sulle piste di pattinaggio, ma, com’è normale in queste situazioni, nulla è più come prima. Poi però succede qualcosa d’incredibile.

Olimpiadi di Salt Lake City del 2002, siamo ai quarti di finali e l’atleta australiano è ultimo nella sua batteria, quando davanti a lui, dopo un contatto, un atleta scivola; Bradbury arriva terzo, è fuori. Invece no. Il secondo classificato viene squalificato per aver causato l’incidente e Steven accede alle semifinali. Anche qui, diverso round, stesso rendimento: sembra fuori ma varie cadute e incidenti lo portano a concludere la prova secondo e a qualificarsi. Poi come se non gli fosse bastata la fortuna (la quale deve averlo preso in simpatia), i giudici, con delle decisioni che ancora oggi risultano essere incomprensibili, squalificano ingiustamente il primo arrivato e permettono dunque all’australiano di accedere in finale come migliore nella sua batteria. Discussioni e proteste, ma il succo non cambia: Steven Bradbury è in finale.

art-353-BradburyLN-300x0Qui tutta la sfortuna accumulata dall’infortunio in poi viene completamente azzerata. Ancora una volta Bradbury è ultimo nei pronostici mondiali e la rimonta, in questa gara più che mai, sembra impossibile. E lo è. Se non fosse che quei quattro bischeri davanti a lui, come direb-bero in Toscana , decidono di mandare tutto all’aria. Ohno, il superfavorito e idolo di casa, viene attaccato all’ultimo giro dal rivale Li Jiajun, il quale ha la peggio e scivola, ma Ohno, a questo punto, si trova fuori dalla migliore traiettoria e cercando di riguadagnare la posizione aggancia con il braccio la gamba dell’accorrente Ahn. La caduta del sudcoreano è goffa e si porta dietro anche l’innocente canadese Turcotte, quinto sfidante della finalissima, oltre che lo stesso Ohno. Risultato? Steven Bradbury vince la finale, conquista la medaglia d’oro Olimpica riprendendosi quello che la sfortuna gli aveva tolto.

Certo non si può dire che quella fu una medaglia meritata, perché è vero che non sempre vince il più forte; che il buon Steven, anche se lapalissianamente inferiore agli altri dal punto di vista tecnico, è un grande esempio di rivincita nella vita; che magari il migliore, per come ha affrontato le avversità, era proprio lui. Ma la realtà è che il nostro amico australiano ha vinto solamente con una gran botta di culo. Anzi, tre! Per carità, dopo tutta la sfortuna è un bel premio, ma da qui a dire che la sua medaglia sia stata strameritata ce ne passa. Al di là delle battute, quella di Steven Bradbury è una favola bellissima e che ci regala un piccolo, forse banale, ma sempre utile insegnamento, e cioè che non bisogna mollare mai, perché vuoi per tua forza e tue capacità, vuoi per fortuna, i frutti dell’impegno prima o poi si fanno vedere.

L’oramai leggendario video della Gialappa’s sull’impresa di Steven Bradbury:

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2 Commenti a “Road To Sochi/ Steven Bradbury e quell’oro fortunato

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