Cortina 1956

Guido Caroli inciampa con torciaCi sono momenti nei quali ci si vorrebbe sotterrare, colpiti più nello spirito che nel fisico, affossati da un a vergogna che fatica a sparire. A quel punto le cose da fare sono due: o ti abbatti facendo vincere le avversità, o, in certi casi, ci ridi su e guardi il bicchiere mezzo pieno. Questo deve aver pensato Guido Caroli nel 1956 quando, davanti a circa 14000 persone, inciampò durante la cerimonia di apertura dei VII Giochi Olimpici Invernali a Cortina d’Ampezzo.

Va beh, ma che problema sarà mai inciampare? In fondo capita a tutti… Verrebbe da pensare. Però il buon Guido non era una persona qualunque, bensì l’ultimo tedoforo, quello che avrebbe dovuto, o meglio, che ha dovuto accendere il braciere olimpico. Sì perché nonostante sia inciampato su di un cavo, Guido ha guardato il bicchiere mezzo pieno. Del resto la torcia era ancora accesa. Così si è rimesso in piedi ed ha illuminato la cerimonia, ha dato il via ad un’edizione indimenticabile.

Cerimonia d'apertura Cortina '56Si potrebbe partire da qui per raccontare quei giochi olimpici, oppure no. Ripartiamo. È il 1944 quando si dovrebbero tenere le Olimpiadi invernali a Cortina. Quello però non fu un anno come gli altri, la Seconda Guerra Mondiale stava coinvolgendo praticamente tutte le Nazioni, e non ci fu la possibilità di far svolgere le Olimpiadi. Qualche anno dopo però, nel 1949, il CIO decise di rimediare all’inconveniente storico e assegnò nuovamente i giochi al paese italiano per l’anno 1956. Le certezze del Comitato Olimpico però vacillarono nel momento in cui l’Italia presentò delle richieste un po’ particolari. Insomma, già ti hanno fatto un favore enorme a riassegnarti le olimpiadi, ma devi proprio far scontento il capo del CIO nonostante la tua idea sia geniale? Ebbene si, siamo in Italia e come da tradizione le cose troppo semplici non ci piacciono. Che poi, diciamolo chiaramente e senza falsa modestia, fu una delle poche volte che si proponeva qualcosa di speciale e allo stesso tempo assurdo. In breve, gli organizzatori volevano trasmettere i giochi in diretta Tv sulla Rai. Spettacolo! Una novità assoluta per l’epoca e si sa che gli alti dirigenti hanno sempre un po’ paura dei grandi cambiamenti. Per fortuna abbiamo fatto di testa nostra in quell’occasione, e adesso possiamo anche vantarci di aver trasmesso per la prima volta le Olimpiadi Invernali in televisione.

Eugenio Monti a CortinaAffascinante, certo. Ma immagino che vi starete chiedendo perché non parliamo di Cortina attraverso gli atleti, le loro vittorie, le loro sconfitte, le loro storie insomma. Va bene. Ri-ripartiamo dall’inizio. Cortina ’56 fu l’Olimpiade di Toni Sailer. “Sciatore, Austria” recita la sua scheda. Iscritto a tre gare – slalom, gigante e discesa – l’atleta austriaco compie qualcosa di inimitabile: prima vince discesa e gigante, poi si addormenta provato dalla fatica. A causa del sonnellino arriva per ultimo alla partenza dello slalom e, per di più, senza possibilità di fare ricognizione, ma incredibilmente vince anche quella gara, diventando il primo al mondo a riuscire in un’impresa del genere. Fu anche l’Olimpiade della squadra di bob italiana, anzi, delle squadre di bob azzurre, che centrano una clamorosa doppietta nella gara con quell’Eugenio Monti che qualche anno dopo avrebbe ricevuto la prima medaglia “De Coubertin” per la sportività. Ma è anche l’Olimpiade di Sixten Jernberg boscaiolo svedese che viene obbligato dalla sua Nazione a prendere parte alle Olimpiadi invernali e lui, alla prima partecipazione olimpica a 27 anni, vince nella 50km di fondo dando più di un minuto al secondo classificato.

Si potrebbe partire da ognuna di queste storie per raccontare cosa è stata quell’Olimpiade, non solo per l’Italia, ma per il mondo intero viste le innovazioni mediatiche che portò con sé. Si potrebbe partire da lì, è vero, oppure no. Oppure si potrebbe partire da un fatto molto semplice, lineare e indiscutibile, allora come oggi e come sarà in futuro, cioè che quella non era una competizione qualunque, era un’Olimpiade. Con tutta la passione, con tutto l’entusiasmo che quest’evento ha sempre comportato. Una magia insomma, la magia olimpica che rende ogni Olimpiade indimenticabile, con le sue storie, le sue curiosità e i suoi atleti. Quella magia che ha fatto stare 14000 persone a vedere la cerimonia di apertura dal vivo nel ’56 a Cortina, quella magia che ha incollato 900 milioni di spettatori all’opening cerimony di Londra 2012, quella stessa magia che ci incollerà agli schermi a febbraio e che ci porterà un giorno a ricordare Sochi tra realtà e leggenda, tra un tedoforo che inciampa ed un boscaiolo svedese che abbatte record come fossero abeti.

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2 Commenti a “Road To Sochi/ Le tante facce di Cortina 1956

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