Domenico_Criscito

«Ritorno al futuro». Nessun’altra espressione, come il titolo del fortunato film del regista Robert Zemeckis (e del meno famoso articolo dell’internazionalista John Mearsheimer), è in grado di descrivere meglio l’anticipo d’estate che ha scosso questa mattina Coverciano, dove la nazionale sta ultimando la sua preparazione in vista dei prossimi campionati europei. Infatti, proprio come sei anni fa, il calcio italiano è scosso da una nuova bufera giudiziara.

La polizia arriva nel ritiro azzurro per notificare al difensore Domenico Criscito l’iscrizione nel registro degli indagati. Nel frattempo, non solo viene perquisita l’abitazione di Antonio Conte, ma sono anche arrestati il capitano della Lazio, Stefano Mauri, e il giocatore del Padova (ex Genoa), Omar Milanetto. La lista degli indagati è lunga. Tra le sue righe compaiono ben venti nomi.

In queste ore e soprattutto in questi giorni, inizieranno numerose discussioni sull’intera vicenda. Commenti più o meno strampalati riempiranno le colonne dei quotidiani, così come la miriade di blog che popolano la rete. La maggior parte degli indagati verrà gettata in pasto della stampa e, purtroppo (come sempre succede nel nostro Paese), “condannata” preventivamente. Le tante fazioni – le partes per dirla con Marsilio da Padova – del calcio italiano si accuseranno a vicenda. Garantisti e legulei apriranno la loro infinita e anche un po’ manichea lotta. Insomma, tutto, ma proprio tutto, fa prevedere un’estate calda.

Di fronte alle notizie di questa mattina, alcune considerazioni – forse, non molto politicamente corrette – si fanno con forza spazio alla mente.

Partiamo, innanzitutto, con una valutazione lapalissiana: se qualcuno ha sbagliato è giusto che sconti la sua pena. Ma ciò deve avvenire solo al termine di tutti (tutti, conta ricordarlo) i gradi di giudizio. Con gli scenari che si aprono all’orizzonte, inoltre, è forse davvero un bene che nella lunga e appassionante lotta per il terzo posto – quello che, seppur dalla porta di servizio, permette l’accesso all’Europa che conta – sia prevalsa l’Udinese. I friulani appaiono completamente estranei alla vicenda del calcioscommesse. Assai diversa sarebbe stata la situazione se l’agognato piazzamento fosse stato raggiunto dalla Lazio. Con il suo capitano in carcere, e l’ombra delle combine nell’aria, la temperatura sarebbe diventata incandescente intorno alla squadra di Lotito. Sarebbero incominciate a circolare una serie di illazioni estremamente dannose sia per i biancocelesti, sia per l’intera serie A. Il rischio concreto avrebbe potuto essere quello di vedere il risultato di un altro campionato stravolto e ribaltato dalla magistratura. La parola del campo ancora una volta coperta dai faldoni delle procure. Un brutto spettacolo a cui abbiamo già assistito sei anni fa. E le cui ferite ancora fanno fatica a rimarginarsi.

In secondo luogo, un commento merita anche il possibile effetto “giacobino” che la semplice – quasi d’ufficio si dovrebbe aggiungere – iscrizione nel registro degli indagati potrebbe generare intorno alle persone coinvolte negli accertamenti delle forze dell’ordine. In Italia, dovrebbe prevalere la presunzione di innocenza, ma quella di colpevolezza sembra esercitare sempre un maggior fascino nella mente dei tifosi. Un esempio su tutti è quello di Antonio Conte. Catapultato nelle indagini durante gli interrogatori del suo ex calciatore Filippo Carobbio, ma al tempo stesso difeso dall’ex portiere del Siena Ferdinando Coppola, l’estate del tecnico leccese non sarà delle più tranquille, ma scandita da giustizialismo e ipocrisia. L’allenatore della squadra campione d’Italia finirà – quasi certamente, se il buon senso non prevale – per essere messo alla berlina nelle chiacchiere da bar. Accusato dagli inquisitori di tutte le altre squadre e difeso dai soli tifosi bianconeri.

Infine, di particolare rilievo sono le ormai famose dichiarazioni – quasi profetiche, come se sentisse nell’aria l’arrivo dell’uragano – che il capitano della nazionale ha pronunciato qualche giorno fa a proposito delle accuse a Conte e dell’affaire calcioscommesse. Rispondendo alle sollecitazioni dei giornalisti durante una conferenza stampa, Buffon non ha usato giri di parole o posizioni accomodanti. Ancora una volta, invece, ha mostrato di possedere e di attingere continuamente a quel «senso comune dell’uomo della strada» che Reinhold Niebuhr poneva come requisito indispensabile per giudicare la realtà nella totalità dei suoi fattori, senza riduzioni o storture ideologiche. Il grande portiere toscano è stato in grado di squarciare quel velo di finzione che molti benpensanti vorrebbero appiccicare a un mondo complesso come quello del calcio. Chi ne ha calpestato qualcuno sa molto bene che quei «sistemi talmente perfetti» di cui narra Thomas S. Eliot non sono adatti a nessun campo da calcio, anche perché – come sottolineava ancora il poeta inglese – «l’uomo che è adombrerà l’uomo che pretende di essere». Vittorie e sconfitte sono (quasi sempre, è forse il caso di dirlo) ottenute dalla fatica e dal sudore, abilmente impastate alla polvere e al fango.

Di fronte alle vicende di questi giorni e ai loro ulteriori sviluppi è (e sarà) opportuno conservare il massimo realismo. Solo un adeguato realismo può infatti aiutare la nostra debole capacità di giudizio. Una sola speranza alberga nel cuore degli italiani. Novelli eredi di Michael J. Fox e Christopher Lloyd, tutti noi ci auguriamo che la storia ritorni interamente al futuro. Magari, proprio come nella travagliata estate del 2006, guardando Buffon alzare al cielo un trofeo.

 

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