Schelotto-Kovacic-Kuzmanovic

In questi giorni di euforia collettiva rossonera, l’altra sponda della Milano calcistica guarda la situazione e si rende conto che deve ringraziare “l’effetto Balotelli” per aver avuto una campagna acquisti che così possa essere definita. Senza nulla togliere alle grandi abilità della dirigenza di via Turati, da tifoso nerazzurro mi ritengo soddisfatto e incuriosito dai nuovi innesti.

Schelotto-Kovacic-KuzmanovicIn una cornice molto prevedibile, dove a una lunga immobilità è subentrata una rapida caccia all’acquisto nei giorni di chiusura, motivata dalla palese sfida lanciata da Galliani con l’acquisto dell’ex, la società del presidente Moratti non ha voluto essere da meno. Senza cercare il grande e impossibile colpo mediatico di dubbia utilità, i responsabili del mercato interista hanno seguito, con coerenza, la linea dettata dai vertici: per prima cosa il pareggio di bilancio, con la necessità di abbassare il monte ingaggi e di cedere prima di comprare. Con la svendita di Sneijder e la vendita di Coutinho, la squadra ha perso sicuramente giocatori di buon livello tecnico, ma vista l’evanescenza dell’olandese e la mancata maturazione del brasiliano, essi erano ormai solo un peso per le finanze.

In secondo luogo, la “linea verde” diventa sempre più il progetto della società: il tesoretto guadagnato dalle cessioni è stato quasi interamente reinvestito per sei acquisti, che se si escludono gli “anziani” Carrizo e Rocchi, presi esplicitamente come vice dei rispettivi ruoli, gli altri sono tutti giocatori al di sotto dei venticinque anni, che uniscono prospettiva a esperienza. Infatti, Kuzmanovic, Schelotto e Kovacic erano titolari delle rispettive squadre, e mentre i primi due hanno il vantaggio di conoscere la serie A, il terzo era capitano e trascinatore della Dinamo Zagabria, nonostante la giovanissima età. A completare il quadro, il giovane uruguaiano Laxalt, consigliato come suo erede dall’indimenticato Alvaro “el Chino” Recoba, che per problemi burocratici vedremo solo a giugno.

andrea stramaccioniInfine, l’aspetto più rassicurante sembra essere il rinnovato dialogo tra la società e l’allenatore; questi sono giocatori che potremmo definire di Stramaccioni, perché indicati e voluti fortemente dal tecnico, e soprattutto comprati nella giusta ottica di coprire quei settori del campo in cui la rosa interista era carente; mancavano un regista, un interditore e una fascia di spinta, e sono puntualmente arrivati. Ora il tecnico romano ha la possibilità di giocare alle sue condizioni, e la società gli ha dato un grande segno di fiducia, esaudendo le sue richieste.

Senza dubbio si poteva fare anche di più. In difesa la coperta potrebbe diventare un po’ troppo corta e in attacco, con la comproprietà di Livaja e quindi il suo allontanamento, speriamo temporaneo, sembra mancare una vera alternativa di prospettiva ai tre titolari. La Juventus e il Napoli rimangono un gradino sopra, ma questa rosa ha le potenzialità per l’obiettivo immediato chiamato Champions, con la possibilità di ben più grandi programmi futuri, dopo adeguato rinforzamento.

Quindi che i milanisti si godano la loro mina vagante d’ebano, potenzialmente croce o delizia del loro futuro, ma sicuramente un giocatore che al momento non serviva poiché le emergenze sono da altre parti, io mi tengo stretto il rischioso ma inevitabile progetto di Stramaccioni e ringrazio con tutto il cuore l’acquisto che lo ha permesso: Balotelli.

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