Bulgarelli ansa

juve inter 1-1 ansaGuardando Juventus-Inter mi sono abbastanza divertito. Ho apprezzato l’agonismo, l’abilità tecnica di alcuni singoli, la foga e la grinta. Questo, però, è l’ennesimo sintomo di un calcio italiano che ha perso, stagione dopo stagione, gran parte della propria essenza. Non capite male, non sto facendo l’ennesimo pippone iper inflazionato sul decadimento del nostro calcio, ma sto parlando di qualcosa di diverso. Ho visto molte partite, in Premier come in Liga o in Bundesliga, giocate anche peggio di questo derby d’Italia. Ciò che mi è realmente mancata nella sfida di martedì sera è stata l’epica sportiva. In questo Juve-Inter, così come da diversi anni a questa parte, ciò che manca realmente al nostro calcio è l’epica, la narrazione calcistica che ci stava alle spalle.

Una volta, a scendere in campo, erano delle storie e non dei semplici atleti. Una volta, a scendere in campo, erano dei racconti, e non due semplici squadre. Sarà colpa del giornalismo odierno (buona parte), sarà colpa della mediocrità del nostro pallone (la restante), ma sta di fatto che anche i grandi match, oggi, faticano ad appassionare, ad attaccare a televisioni, giornali e radio giorni prima del fischio d’inizio. E il post partita dura giusto il tempo di una moviola o poco più. Si è perso il gusto del racconto pallonaro, della sua lettura, del suo ascolto, della sua oralità. Oggi ci nutriamo di frasi fatte alla Piccinini o di elucubrazioni fisico-calcistiche alla “effetto Magnus” in Caressa-style. E nulla più. C’è il gossip Tiki Takatiano firmato Pierluigi Pardo e le imbarazzanti analisi tecnico-tattiche di Massimo Mauro. Abbiamo lampi di gioia quando sentiamo parlare Zvominir Boban o Daniele Adani, ma poi ricadiamo nel superficiale assorbimento informativo a cui ci sottopone il Bargiggia di turno. E così vale per il calcio come per ogni sport. Insomma, il gusto che l’italiano ha sempre trovato nella fruizione dell’informazione sportiva è stato completamente annullato.

Derby_d'Italia,_Angelillo_e_SívoriPer tutti questi motivi non può impressionare l’enorme successivo televisivo di ottime trasmissioni sportive quali “Buffa racconta” e “Sfide”. Due ottimi prodotti, che rimettono l’epica sportiva al centro di tutto. I fatti diventano storie, racconti, talvolta thriller, tal’altre fiabe. C’è un inizio, uno svolgimento, una fine. Ci sono parole ben calibrate, un italiano pulito ed erudito, musiche azzeccate. Talvolta c’è finanche troppo, come qualche frase ad effetto un po’ forzata e l’ego strabordante del narratore nel primo caso o un Alex Zanardi (gran personaggio, ma inutile all’interno del format televisivo in questione) nel secondo. Ma nel mare vacuum della televisione sportiva italiana, questi sono veri e propri capolavori. E basta guardare le reazioni dei telespettatori per capire che è quella la strada da seguire: occhi strabuzzati e dita infiammate dal tanto commentare, cinguettare e postare, il tutto elogiando sperticatamente. È chiaro che questi format non sono adattabili a tutto e a tutti. Per poter narrare c’è bisogno di avere qualcosa da raccontare innanzitutto. Ma basta un po’ di impegno per trovare la chiave di volta narrativa. Prendete da esempio Guido Meda o Flavio Tranquillo: sono due umili telecronisti che hanno fatto dell’epica sportiva il loro marchio di fabbrica. Attorno ad un sorpasso, a una derapata, ad un terzo tempo o a un pick and roll ci costruiscono piccole epopee, libidinose alle orecchie ammuffite degli appassionati sportivi medi italiani.

La cosa paradossale è che lo sport italiano per antonomasia, il calcio, ha completamente perso questa arte narrativa. Buffa ci sta provando, grazie all’abilità di Carlo Pizzigoni e dei suoi collaboratori, ma Buffa non è un giornalista e difficilmente lo sarà mai. È un cantastorie, un istrione della parola. Mi piacerebbe invece vedere qualcuno che osasse nel racconto della partita, che andasse ben oltre la “sciabolata morbida” o il “thè caldo”. Mi piacerebbe trovare qualcuno che mi prendesse per mano prima, dopo e durante un Juventus-Inter e mi portasse nelle pieghe romanzesche di questo match. Le immagini le abbiamo, sono lì, non mi serve qualcuno che me le descriva. Mi serve qualcuno che me le narri, me le spieghi. Questo weekend c’è il derby della Capitale, Roma-Lazio: altro giro, altra occasione. Chissà se qualcuno ci proverà. Ma dubito.

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

7 Commenti a “Ridateci l’epica sportiva (a partire da Juve-Inter)

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