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Non è semplice scrivere qualcosa sulla Juventus di Conte. 75ffe4017396e496325bb53e5bf30f0b-keJD-U1030851175821XmH-568x320@LaStampa.itUn campionato stravinto, forse vinto ancora prima di cominciare per manifesta superiorità. Forse non è stato mai realmente in discussione il titolo bianconero, nonostante una Roma bella oltre ogni più rosea aspettativa, estremamente concreta che ha saputo rimanere grande in una stagione che non aspettava altro che uno stop definitivo dei giallorossi. Il Napoli, la grande rivale estiva, si è dileguata ben prima della fine del girone d’andata, la bellissima Fiorentina è stata devastata dalla sfortuna e dagli infortuni. Per il resto poca roba, anzi nulla. La serie A, con tutto quello che ruota intorno, ha dimostrato di essere giunta ad un livello talmente basso che non può far altro che rialzarsi. Il derby di Milano, che fa il paio con la stracittadina di andata, è la dimostrazione del fondo che ormai rasenta la nostra lega a livello di valori espressi in campo, e non fa altro che confermare la sensazione di inferiorità avvertita in settimana dopo l’eliminazione della Juve da parte del Benfica (la prima in classifica del campionato portoghese che elimina, con poche difficoltà, la nostra schiacciasassi).

Proprio però alla luce di tutto il resto c’è sempre qualcosa che non va buttato e anzi andrebbe incoraggiato, e, che piaccia o no al restante 50% dei tifosi italiani, quel poco di buono che c’è in Italia risiede quasi totalmente a Torino, e non si sta parlando di Immobile e Cerci. La Juve è proprio una delle poche certezze del calcio italiano e non si fa fatica ad ammetterlo. Seppur poche e, ancora non incisive a livello europeo, le eccellenze che può vantare il calcio italiano ruotano tutte attorno alla società di Corso Galileo Ferraris. La Juve sono tre anni che possiede uno stadio di sua proprietà che, nonostante le continue ironie avverse su capienza e sul nome, si è dimostrato un vero e proprio fortino, caduto solamente 3 volte tra campionato e coppe. 30-juve-parma-ansa_324-266Se non si crede alla “storiella” del dodicesimo uomo in campo, non si possono negare i vantaggi economici che lo Juventus Stadium porta nelle casse bianconere. Fondamentale, se non unico artefice delle vittorie, è stato Antonio Conte: al momento il miglior allenatore del nostro campionato per distacco. Conte non potrà piacere per l’arroganza, la juventinità, la voglia di emulare altri, ma non si può negare che il suo desiderio di stravincere e di soffermarsi in modo maniacale sui particolari abbia inciso in maniera pressoché decisiva su una squadra che tre anni fa era partita per arrivare quarta in campionato. Gente come Barzagli, Lichtsteiner e Asamoah devono il loro salto di qualità solo ed esclusivamente a Conte. Se Vidal oggi vale 40 milioni di euro il merito è ancora del tecnico salentino. La dirigenza è un altro primato che compete alla Juve. Vero è che se arrivi da due anni di successi puoi permetterti di spendere qualcosa in più degli altri, ma portare in serie A quello che alla fine dei conti si è rivelato il miglior giocatore dell’intera stagione (Tevez) per di più per una cifra irrisoria è segno di maestria assoluta. Idem quello fatto con Llorente. Direttamente collegato all’operato di Marotta e co. è il campo, perché in campo poi ci vanno i giocatori e tra questi la Juve ha un fenomeno e un blocco di campioni di grande esperienza che nessuno può schierare. Buffon, Chiellini e Pirlo: campioni di grande esperienza su cui ha deciso di puntare giustamente anche Prandelli; a questi viene tutto più facile perché affiancati da quello che è in prospettiva il giocatore più forte della nostra lega: Paul Labile Pogba. 21 anni, ma una capacità di cambiare da un momento all’altro le partite sia in Italia che in Europa (vedere il ritorno col Real Madrid per credere).

Elementi che testimoniano la grandezza di una squadra che non è crollata psicologicamente in una stagione che, almeno per quello che riguarda il campionato nostrano, avrebbe potuto perdere solo lei. Soccer: Serie A; Catania-RomaElementi che rendono onore agli unici veri sconfitti: la Roma di Garcia. Giallorossi che hanno un progetto interessante che, non a caso, parte da un nuovo stadio e dalle eccellenze che hanno in campo (Pjanic, Strootman, De Rossi, Totti e Benatia) e in panchina. Tante similitudini con la prima Juve di Conte, anche per quello che riguarda il bel gioco espresso. Il calcio italiano ha a ripartite da questo duello eccezionale. Conte non starà simpatico a tutti, sarà un grande rompiscatole ma pare l’unico con un minimo di progettualità in testa. Lui e la sua Juve sono l’unico patrimonio attuale del calcio italiano, speriamo non restino l’unico.

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«Le cose non succedono, le cose vengono fatte succedere» (JFK). «Ci sono due modi per tornare dalla battaglia: con la testa del nemico o senza la propria» (PDC).

Un commento a “Resta l’unica cosa di cui possiamo vantarci

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