pazzini tripletta

Carissimo direttore,

 

si dice che il Milan non è quello dell’anno scorso, che sono andati via i campioni… e via parte l’amarcord e il commovente ritorno al glorioso Milan del passato, con tanto di lunghi elenchi di trofei conquistati. E Seedorf ha vinto quattro Champions… e Ibra non so quanti campionati… e Nesta è il difensore più forte della storia… e Thiago forse di più…

Di fatto, però, sta che il Milan della scorsa stagione non aveva un gran gioco, da mettersi a rimpiangerlo ora. I cambiamenti di questa estate, secondo me, a questo proposito sono un’occasione. Con Ibra la costruzione del gioco non contava. A mio avviso c’era molta confusione, ma le doti di alcuni giocatori hanno permesso di portare a casa qualche risultato (un secondo posto in campionato e un’uscita ai quarti contro il Barcellona non sono da fallimento totale), e penso alla solidità difensiva garantita da Thiago Silva e alle finalizzazzioni del duo Ibra-Nocerino.

 

La partita con il Bologna invece mi ha fatto intuire qualcosa. La confusione in campo era molta, forse più dell’anno scorso, però le azioni dalle quali sono scaturiti i gol mi hanno stupito nella loro semplicità, nella loro basilarità. Secondo me stiamo riscoprendo i fondamentali.
Il rigore (inesistente, non ho problemi ad ammetterlo) nasce da un’azione semplice, ma molto efficace. Palla recuperata a centrocampo e trequartista che innesca la punta con un una verticalizzazione fulminea: il 10 che fa il numero 10 e la prima punta che fa la prima punta. Il secondo e il terzo gol invece nascono da due incursioni dei terzini (più basilare di così!): il terzino punta l’uomo, va sul fondo e mette in mezzo. L’epilogo lo conosciamo tutti. Il terzino che fa il terzino e la punta che fa la punta. E, perché farcelo mancare, nel terzo gol anche il centrocampista che si inserisce.
Al di là dell’aiuto dell’arbitro, dell’errore del portiere e della giusta dose di fortuna, le palle pericolose in area nella trasferta emiliana il Milan è riuscito a portarle.
Non siamo la squadra più forte del mondo, ma riprendere le basi può essere una buona strada.

 

Cosimo Piovasco, Rondò

Un altro modo di raccontare lo sport.

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