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Il giudice sportivo ToselLa coerenza è una qualità invidiabile e che, se ci pensate, non costa nemmeno troppa fatica. L’idea si può cambiare naturalmente, dietro lo schermo del “solo gli stupidi non cambiano mai opinione”, ma la coerenza va ben oltre l’opinione, si concretizza nell’atteggiamento, nelle convinzioni, nello stile di vita e nell’essere quello che si è di ognuno di noi. Stimando la coerenza dunque, stimo anche chi, al di là di pressioni e opinioni contrarie, continua sulla propria strada, magari anche sbagliando, ma nella convinzione che quella sia la strada giusta. Per tutto ciò, purtroppo, la mia stima non può andare agli organi sportivi giudicanti della FIGC.

Partiamo da un presupposto molto semplice: c’è una regola e le regole vanno rispettate. Altrettanto vero è che la regola è una regola stupida, anzi peggio, ipocrita e superficiale, una regola che non tiene conto di decenni di passione calcistica italiana, è una regola che vorrebbe azzerare in pochi mesi un’abitudine comportamentale (volgare o meno non importa, anche a me non piacciono particolarmente certi cori, ma me ne faccio una ragione) che ha radici ben piantate nel sottoterra tifosistico nostrano. Inoltre le massime che recitano che il giudice deve far rispettare la legge e che essa è uguale per tutti, chiudono la fotografia dei presupposti argomentativi da cui partire per analizzare l’ultimo atto, in ordine cronologico, della Corte di Giustizia della FIGC. Quest’ultima dunque, seguendo quanto scritto, avrebbe dovuto semplicemente squalificare le Curve di Inter e Roma per le prossime partite, come inizialmente aveva fatto il giudice Tosel e non permettere la nascita di un pesante precedente che, di fatto, porterà alla morte della regola sulla discriminazione territoriale (morte sacrosanta, ma spesso le leggi/regole non son giuste, guardate il caso Birindelli per restare in ambito sportivo).

l43-discriminazione-calcio-131010191340_bigQuesta regola, ripeto e sottolineo, è una regola stupida, che lascia innocente chi grida “figli di puttana” ma rende colpevole chi invece sbraita “napoletano/milanese figlio di puttana”. Una regola che ha questi presupposti non può che nascere con già al proprio interno il germe dell’autodistruzione, ovvero la sua intrinseca idiozia. Però, finché esiste ed è efficace, andrebbe applicata perché altrimenti non crolla solo questa singola norma, ma rischia di crollare tutto il sistema, sistema necessario per quanto possa essere macchinoso ed odioso. Ecco perché le Curve di Roma e Inter sarebbero, a questo punto, dovute rimanere chiuse, derby o non derby. Perché la Juventus ha dovuto subire l’applicazione della regola alla lettera e i nerazzurri ed i giallorossi no? Forse perché il Sassuolo e l’Udinese hanno meno importanza, come avversari, di Milan e Catania? È vero che il derby di Milano è una partita a parte, con un risalto mediatico elevatissimo, ma forse ci si doveva pensare prima di scrivere questa regola, del resto l’ipotesi di giocare sfide di cartello senza tifo non era affatto remota. Ora invece ci troviamo di fronte ad una decisione della Corte di Giustizia della FIGC che ribalta tutto, con una motivazione ridicola: sono necessari approfondimenti per capire se ci sono stati errori da parte degli ispettori nella redazione delle pratiche. Se così fosse mi permetto di dare un consiglio: ispettori licenziati in tronco per evidente incapacità anche solo di scrivere correttamente una pratica prestabilita. Peccato che ciò non accadrà, semplicemente perché gli ispettori non hanno colpe ma sono stati solamente usati come capri espiatori da parte di un sistema incapace di reggere la pressione.

protesta Curva Nord InterDa tutta questa storia ne esce vincitore il calcio vecchio stile, con un derby che potrà avere, grazie a Dio, il suo show sugli spalti, fatto anche di sfottò e di cori poco eleganti, ma che fanno folklore. Un’ulteriore verità che lascia l’ennesima pagina di grottesca e buffa incapacità degli organi sportivi giudicanti italiani è che senza un cambio di rotta complessivo, usare il bastone burocratico non ha senso. Se si vuole realmente usare l’intransigenza burocratica, poi bisognerà anche applicare l’intransigenza pratica, ovvero permettere alle forze armate di usare realmente il bastone. Regole stringenti necessitano di un supporto pratico elevato se si vuole che sortiscano effetti. Che senso ha vietare ad un gruppo ampio di tifosi di recarsi allo stadio se poi si permette loro di manifestare fuori da esso, mettendo anche a rischio l’incolumità di cittadini innocenti con la polizia che ha solo la possibilità di stare a guardare? Nessuno. S’iniziasse a colpire realmente i violenti, prendendoli e sbattendoli in galera per qualche mese, non per qualche ora. Ma questo è un capitolo a parte, che dovrebbe essere preso in considerazione nella valutazione di una regola giusta e razionale, non inutile e stupida come invece accade nel caso di specie, il quale ci regala di fatto una sentenza chiara, precisa, secca: se si vuole mantenere la stabilità del sistema giuridico/sportivo italiano ed anche un minimo di lucidità decisionale, si deve abrogare la regola sulla discriminazione territoriale. Buttiamola via, stracciamola, bruciamola, eliminiamola. La maleducazione non può essere innalzata a reato ed il nostro calcio, già di per sé non proprio in salute, merita un po’ di rispetto e non ulteriori figure da pagliacci.

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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