2012 European Grand Prix - Sunday

Non s’era mai visto. Non si sarebbe nemmeno potuto immaginare. Al di là delle premesse. Fernando Alonso, in lacrime. Lacrime di gioia. Sotto la tribuna più grande del circuito cittadino di Valencia, acclamato come e più di una nazionale di calcio dopo un titolo europeo. Tutta la gradinata in piedi per rendere omaggio al suo beniamino, al suo idolo. E lui che ricambia, in lacrime, applaudendo, allargando le braccia. C’è voluta una safety car che lo andasse a prendere, per interrompere quel momento. La Ferrari dirà che ha fermato la macchina per garantire nel serbatoio il livello minimo di carburante richiesto dal regolamento; chissà se è vero. Mai vettura si è fermata in un momento più adatto.

 

Ma questo è solo il lieto fine. L’ultima scena di un film indimenticabile. È una storia, che ci porta a questo momento. E per citare Gianluigi Buffon, magari letterariamente non molto riconosciuto, ma dopo la serata di ieri personaggio di primaria importanza a livello nazionale, “il bello non sta nell’essere arrivati, ma nel viaggiare”. E che viaggio, a bordo dell’ F2012, che ha compiuto ieri il talento asturiano.

 

Un viaggio che inizia sabato 23 giugno, ore 14 e 45 minuti. La Ferrari numero 5 viene eliminata in Q2, classificandosi undicesima nelle qualifiche del Gran Premio. Musi lunghi in Ferrari, delusione ovunque, a partire dal Presidente Luca Cordero di Montezemolo, eccezionalmente presente nei box, trovandosi a Valencia per discutere con Ecclestone e la FIA della riduzione dei costi per i prossimi anni. Qualifiche peggiori dell’anno per Fernando, un leone ferito nel suo territorio.

 

Era questo il prologo di una domenica speciale. Ore 14, partenza. Al via Fernando supera di slancio tre avversari e si porta da 11esimo a ottavo. La metafora del leone non si può utilizzare per descrivere la furia che lo spagnolo scarica sull’asfalto; in Formula 1 non si può guidare solo d’istinto, bisogna sempre avere una grande concentrazione per esaminare tutte le dinamiche della corsa. Fernando aspetta una decina di giri, per non rovinare troppo le gomme, poi si scatena.

 

Dicevano che Valencia era un circuito sul quale era difficile superare, dicevano che nei tracciati cittadini conta di più la strategia che la bravura del pilota, dicevano che la Red Bull era tornata sui livelli dello scorso anno e non si poteva battere. E avevano ragione. E avevano maledettamente ragione. Ma il Destino se ne frega delle chiacchiere e dei calcoli di noialtri esseri umani. Ed ecco che Fernando comincia ad effettuare sorpassi al limite, uno dopo l’altro. Gomma contro gomma, staccate all’ultimo respiro, leggeri contatti con le altre vetture. Basta un nulla perché qualcosa vada storto. Questione di millimetri, uno sbandamento, un pilota un po’ troppo aggressivo, ed eccoti contro al guard rail, a recriminare contro l’altro e con te stesso per la tua audacia sfrontata (vedi Maldonado su Hamilton). Ma non è andata così. E al 34esimo giro, dopo un’infilata capolavoro ai danni di Grosjean, Alonso si ritrova secondo, dietro a Vettel. Ma come dicevano, questa Red Bull sembra tornata imbattibile.

 

Ed ecco il Destino. Problemi di affidabilità per la casa austriaca, dolori per il giovane Vettel (Werther?), che posteggia la monoposto lungo la pista, e si sfoga gettando via i guanti con rabbia, più che giustificata. Fernando vola fino al traguardo spinto dal tifo di migliaia di tifosi in delirio, eccitati dalle sue prodezze e dalle sventure cadute sui suoi avversari. Fino a ritornare a quella fotografia iniziale, alle lacrime che continuano fin sul podio, alla festa che prosegue nei box fino a spegnersi in chissà quale club della movida valenciana.

 

Un giorno di festa, che rilancia Alonso in ottica mondiale, al primo posto con venti punti di distacco su Webber (quarto senza lode e senza unghie). E pazienza se la Ferrari resta quarta nel mondiale costruttori, perché Massa chiude per l’ennesima volta una gara sfortunata al di fuori della zona punti, e si comincerà a pensare alla Red Bull tornata competitiva, a cosa sarebbe accaduto senza quel guasto a Vettel, solo da mercoledì. Ora è il momento di godersi questa fantastica giornata. Chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certezza.

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