prima pagina corriere 24 maggio 1015

Quest’anno è il centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale, evento che sconvolse la vita del tempo, compreso il calcio ai suoi albori. Vi raccontiamo come, in Italia, Regno Unito, Germania e Francia, ciò è accaduto. La nostra volontà è rendere omaggio al valore umano, che non cessa di dar prova di sé anche quando pare impossibile. Le prime due puntate son dedicate al nostro Paese. Buona lettura.

Leggete QUI e QUI gli articoli dedicati al calcio inglese e la Prima Guerra Mondiale. QUI potete invece trovare quello dedicato al calcio tedesco.

giovane Vittorio PozzoÈ l’estate del 1914. Il Duca degli Abruzzi entra nel porto di Genova e il molo è pieno di gente. Sul ponte i giocatori del Torino si soffermano a guardare lo spettacolo e tra la folla videro parenti a amici che sventolavano cartoncini colorati. Apprezzando l’idea, scesero a terra e solo allora scoprirono che i cartoncini non erano semplicemente elementi scenografici. Erano precetti militari. Vittorio Pozzo, all’epoca dirigente del Toro, descrisse così la scena: «Erano l’ordine di presentarsi per il giorno tal dei tali, chi al 3° Alpini, chi al 4° Bersaglieri, chi al 49° Reggimento Fanteria, chi al 1° Artiglieria da montagna. Impallidimmo. Quella guerra, sulla cui durata avevamo tanto scherzato, era lì, con le fauci aperte, a ghermirci. Altro che finire: cominciava a impadronirsi anche di noi». La guerra inizia a espandersi a macchia d’olio in tutto il territorio europeo e anche in Italia le voci interventiste crescono, l’esercito ha bisogno di essere rinforzato con l’aggiunta di più di un milione di uomini; tra di essi non mancheranno gli sportivi.

Pur nella difficoltà, un macchinoso campionato di Prima Categoria 1914-1915 riesce a prendere il via: 52 squadre iscritte, 36 nel torneo maggiore del Nord e 16 in quello minore del Centro-Sud. Divise in gironi interregionali, le prime due classificate e le quattro migliori terze avanzano alla fase nazionale composta da gironi di semifinale da quattro squadre ciascuno; le vincenti si ritrovano nel girone finale. La partita che avrebbe formalmente assegnato lo scudetto sarebbe stata quella tra la vincente del torneo maggiore e quella del torneo minore, ma, come vedremo, non fu mai disputata. Ogni squadra fa i salti mortali per poter continuare a schierare i propri tesserati, facendo in modo che vengano assegnati alle caserme più vicine. Con grandi sforzi si arriva alla fatidica primavera del 1915, quando prendono il via i gironi finali. A Nord: Genoa, Internazionale, Milan e Torino. Al Centro-Sud : Lucca, Lazio, Pisa e Roman (una delle tre società che fondendosi tra loro diedero vita all’A.S. Roma). Il 20 maggio, nel frattempo, vengono assegnati i pieni poteri all’Esecutivo. Ormai tutti si aspettano qualcosa di grosso in tempi brevi; manca una giornata e il campionato è del tutto incerto: la classifica dice Genoa primo con sette punti, inseguito da Toro e Internazionale a 5 e Milan fanalino di coda con tre punti. Il 23 maggio il calendario prevede: Genoa–Torino e Milan–Internazionale, la possibilità di una vittoria del Torino è tutt’altro che remota. Addirittura, se l’Inter vince il derby, ci sarebbero tre squadre a sette punti, rendendo necessario un triangolare di spareggio. Ma gli eventi nazionali precipitano e nello stesso giorno l’Italia entra in guerra.

Genoa campione d'Italia 14-15Sfortunatamente le squadre ancora non lo sanno e si preparano a giocare. A Genova, Milano, Pisa e Roma gli arbitri, invece che fischiare l’inizio, leggono un telegramma della Federazione: “In seguito mobilitazione per criteri opportunità sospendesi ogni gara”. Il campionato è sospeso a 90 minuti dalla fine. Paradossalmente, quasi nello stesso momento, a Milano l’Olona Football Club batte 4-0 lo Stelvio FBC e solleva la coppa del Campionato di Terza Categoria Alta Italia. Ogni gara è sospesa a data da destinarsi, la Federazione non prende decisioni confidando in una rapida fine dell’evento bellico e programmando quindi di portare a termine la stagione sportiva il prima possibile. Il Genoa comunica che, preso atto di un tale provvedimento (definito draconiano), “di fronte all’imponenza e mobilità dell’attuale momento patriottico” è meglio “soprassedere per ora a quelle fondate proteste cui in tempo di vita sportiva avrebbe dovuto ricorrere”. Eppure fu proprio il Genoa, all’inizio del mese, a rifiutare la proposta della Commissione organizzatrice di introdurre turni infrasettimanali per anticipare la fine del torneo. Detto ciò, non sono i soli a lamentarsi: anche il Torino discute la decisione. Secondo Pozzo infatti, la squadra, durante il 6-1 inflitto ai genovesi, aveva scovato le loro debolezze difensive e le avrebbe sicuramente sfruttate per ottenere i due punti della vittoria.

Molti rispondono alla chiamata alle armi, tra di essi anche i protagonisti del calcio italico. Sempre Vittorio Pozzo scrisse: «Ricordo che nelle vicinanze del Lago di Garda vidi un giorno giocare una rappresentativa di Autoparco che, pensando ai tempi di pace, faceva venire l’acquolina in bocca: v’erano, fra altri, De Vecchi, Bergamino, Mosso III, Boglietti I. Certo si giocava più in zona di guerra che a casa». Soprattutto verso la fine della guerra diventerà sempre più frequente vedere società che pur di far giocare i propri tesserati li incoraggiano a cambiare nome: è così che Profumo scende in campo con la maglia del Genoa facendosi chiamare Fragranza.

Milan campione Coppa FederaleIl football viene giocato in modo sporadico ma continua a vivere: nel 1915 le prime due categorie vengono sospese e sostituite dalla Coppa Federale, alla quale non vengono ammesse le squadre venete (troppo vicine al fronte) e quelle del sud (per motivi logistici). La Coppa si chiude nell’aprile successivo e vede la vittoria del Milan davanti a Juve, Modena, Genoa e Casale. Successivamente nessun torneo prende il via fino al 1917, quando la Coppa Federale viene sostituita da tornei regionali. Sempre nel 1917 comincia un terzo torneo, la Coppa Mauro, disputato nella città di Milano con lo status di torneo di Prima Categoria. Ai nastri di partenza si presentano Milan, Internazionale, Legnano, US Milanese, Nazionale Lombardia, Enotria e Saronno. Il Milan è il grande favorito e il Legnano pare l’avversario più credibile ma controverse decisioni del Giudice Sportivo favoriscono l’Inter tanto che per protesta tutte le altre squadre si ritirano dalla Coppa. Si arriva quindi al 3 marzo 1918, quando al Velodromo del Sempione si disputa lo spareggio tra Milan e Inter. Si gioca a porte chiuse, perché nel frattempo si sta compiendo la disfatta di Caporetto e il Prefetto di Milano vieta le adunate sportive. La partita si conclude con un devastante 8-1 per i rossoneri, col capitano-allenatore Cevenini I che segna ben 5 volte; completano il tabellino il fratello Cevenini III, doppietta, Marini e Scheidler che segna l’unica rete nerazzurra per il momentaneo 2-1. L’anno dopo il Milan rimette in palio il trofeo per permettere una seconda edizione della Coppa Mauro, edizione vinta poi dal Legnano.

Nel frattempo nei campi dell’esercito si diffondono le partite tra rappresentative dei vari reparti: nel marzo 1918 una selezione del XX Autoparco di Modena affronta una squadra formata da militari belgi capitanata da Louis Van Hege, bomber di razza che in cinque anni col Milan segna 98 gol in 91 partite. Non è il primo ritorno: già nel 1917 Van Hege, superata indenne la chiamata alle armi, aveva organizzato partite di beneficenza contro la Nazionale italiana e il Milan stesso. Verso la fine dell’anno poi, in Albania, una rappresentativa militare italiana viene sconfitta dalla formazione inglese del Weymouth FC mentre a Milano il XX Autoparco di Modena sconfigge 3-1 l’Autoparco di Verona conquistando la coppa del Torneo Militare della Vittoria.

CONTINUA…

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