monumento Footballers' Battalione Hearts

Quest’anno è il centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale, evento che sconvolse la vita del tempo, compreso il calcio ai suoi albori. Vi raccontiamo come, in Italia, Regno Unito, Germania e Francia, ciò è accaduto. La nostra volontà è rendere omaggio al valore umano, che non cessa di dar prova di sé anche quando pare impossibile. La terza e la quarta puntata sono dedicate al Regno Unito. Buona lettura.

Leggete QUI e QUI gli articoli dedicati al calcio italiano e la Prima Guerra Mondiale. QUI potete invece trovare quello dedicato al calcio tedesco.

Prima parte sul Regno Unito: «C’era un tempo per il gioco, ora è tempo della guerra»

Il Footballers’ Battalion (17th Middlesex Regiment) viene inviato in Francia nel novembre del 1915 e accorpato alla 6th Brigade, 2nd Division. Scende in campo nelle durissime battaglie della Somme e nelle operazioni sulle colline dell’Ancre. Nel 1917 è in azione sulla Linea Hindenburg, nelle Battaglie di Arras e nella Battaglia di Cambrai; il primo dei Footballers’ Battalion viene smantellato il 10 febbraio 1918. Quindici anni dopo, il Maggiore Franck Buckley scriverà che più di 500 dei 600 componenti del battaglione sono morti in azione o per le ferite riportate.

Walter Tull

Walter Tull

Probabilmente la figura più nota legata al 17th Middlesex Regiment è quella di Walter Tull. Figlio di immigrati delle Barbados, Walter nasce nel 1888 a Folkestone, ma date le misere condizioni familiari viene affidato all’orfanotrofio di Bethnal Green a Londra. Lì tira i primi calci al pallone, mettendo in mostra il suo talento, e inizia a giocare per la squadra locale, il Clapton Orient. Nel 1908 viene notato dal Tottenham, che lo acquista. Walter gioca per due anni con gli Spurs, diventando immediatamente un beniamino della tifoseria, prima di trasferirsi per una cifra consistente al Northampton. È il primo calciatore di colore a diventare professionista. Nel 1914 si arruola e viene inviato in Francia. Le sue capacità sono così evidenti che nel 1916 viene rimandato in Inghilterra per seguire l’addestramento da ufficiale, fatto storico perché le regole militari al tempo vietavano che qualsiasi persona “nera o di colore” ricoprisse cariche ufficiali. Finito il corso, Walter viene inviato in Italia presso la linea del Piave, dove guida due incursioni nelle quali le sue truppe non registrano perdite. È il primo ufficiale britannico di colore e anche il primo a guidare uomini bianchi in battaglia. Viene proposto il suo nome per la Croce Militare, che però non gli verrà riconosciuta. Dopo il periodo in Italia, viene trasferito in Francia, nella Valle della Somme, dove il 25 marzo 1918 gli viene ordinato l’attacco delle trincee tedesche di Favreuil.

Tull guida i suoi uomini ancora una volta, ma appena entra nella Terra di Nessuno viene colpito da un proiettile e cade. Diversi suoi uomini, incuranti del fuoco nemico, fanno da scudo umano e lo portano in una zona protetta. Inutilmente. Non gli viene conferita nessuna medaglia al valore, ma quello che ha fatto e ciò che ha rappresentato va ben oltre un mero riconoscimento ufficiale.

Seguirono altri reparti formati da calciatori e tifosi: il secondo in ordine cronologico è il 23rd Battalion, Middlesex Regiment, poi ce ne sono altri provenienti per esempio da Plymouth, da Swansea e dalla Scozia, l’altro luogo in cui il fenomeno del Footballers’ Battalion si afferma di più. Allo scoppio del conflitto l’opinione pubblica non risparmia neanche il calcio scozzese. Rifacendosi a un articolo del London Evening News che esortava i giocatori a prendere parte al “greater game”, l’Edinburgh Evening News pubblica le opinioni dei propri lettori al riguardo e una di esse è di una figlia di un soldato al fronte, la quale chiede che gli Hearts of Midlothian vengano rinominati «the White Feathers of Midlothian» (la penna bianca, in ambito militare, è segno di codardia). Nonostante i contrasti, gli Hearts iniziano il campionato battendo 2-0 i campioni in carica del Celtic e proseguono la loro rincorsa al titolo vincendo 19 dei primi 21 incontri. Poi la guerra ha il sopravvento e anche nella capitale scozzese si forma il Footballers’ Battalion, che diventa parte della C Company, 16th Royal Scots, meglio conosciuto come il McCrae’s Battalion.

I tifosi degli Hearts ricordano il Battaglione di McCrae

I tifosi degli Hearts ricordano il Battaglione di McCrae

L’intero undici titolare degli Hearts che sconfisse il Celtic viene arruolato e, con loro, giocatori da 75 diverse squadre professionistiche e dilettanti di tutta Scozia, dal Kinneil Ramblers all’Hibernian passando per Ladybank Violet, Dunfermline e Raith Rovers. In aggiunta, i tifosi. Solo dal Tynecastle sono in 170 i tifosi che seguono l’esempio della propria squadra. Il 12 dicembre il battaglione completa i ranghi e viene inviato in Francia. È il primo luglio 1916 quando vengono ordinati gli attacchi d’apertura della Battaglia della Somme. I calciatori scozzesi e i dirimpettai inglesi sono in gran parte lì e l’esito è devastante: Alfred Briggs, talento degli Hearts, viene ferito a piedi, braccia, gambe e testa, tanto che al campo base viene messo nella zona dei casi senza speranza. Eppure riuscì a sopravvivere. Un suo compagno di squadra, Pat Crossan, viene quasi seppellito vivo dall’esplosione di una bomba; una volta riemerso ci mette tre giorni per attraversare la Terra di Nessuno trascinandosi sui gomiti e arrivare in territorio amico. L’attacco portato dagli uomini di McCrae è quello che più riesce a spingersi all’interno delle linee nemiche, ma l’impresa è pagata a caro prezzo: al successivo appello della C Company rispondono solo in 25. Degli 814 uomini di McCrae usciti dalle trincee, 636 sono uccisi o feriti. Una strage. I pochi superstiti fanno ritorno a casa per curare le ferite di guerra. Pat Crossan, l’uomo più veloce di Scozia, dopo un lungo recupero torna a indossare la casacca degli Hearts il 16 agosto 1919, giorno in cui i Maroons sconfiggono 3-1 il Queens’ Park. Per lui l’appuntamento col destino è solo rimandato: i gas tossici inalati in guerra hanno fatto il loro lavoro e se lo portano via nel 1933, concedendogli solo qualche anno in più rispetto al compagno Bob Mercer, morto su un campo di calcio per i danni subiti ai polmoni mentre teneva alto l’onore dei Maroons, allo stesso modo con cui ha difeso la bandiera britannica sul campo di battaglia.

Ci furono anche calciatori inseriti in altri reparti, che allo stesso modo vengono ricordati per il loro valore. Una delle storie più singolari è quella di Bernard Vann. Bernard nasce nel 1887 e fin da subito inizia a tirare calci al pallone insieme al fratello Albert, tanto che nel 1905 firmano entrambi per il Northampton Town. Nel 1907 viene acquistato dal Derby County. Coi Rams gioca tre partite contro Aston Villa, Notts County e Birmingham prima di ritirarsi: ha scoperto che la sua vocazione è il sacerdozio. Diventa così il cappellano della Wellingborough School. Nell’agosto del 1914, allo scoppio della guerra, Bernard si presenta volontario come soldato regolare invece che come cappellano e viene assegnato all’1/8 Sherwood Foresters. Il suo coraggio e valore gli valgono una Croce Militare nella Battaglia di Loos del 1915 e la rapida scalata dei ranghi militari, tanto che, tre anni dopo, è Luogotenente Colonnello al comando del 1/6 Sherwood Foresters; il suo battaglione è uno di quelli che nel 1918 vengono impiegati per gli attacchi di Bellenglise e Lehaucourt. Bernard conduce i suoi uomini «con grande abilità oltre il Canal du Nord attraverso una nebbia fitta e un fuoco pesante provenienti dal campo e dalle mitragliatrici nemiche», impresa che gli vale la Victoria Cross. Onoreficenza postuma, perché nell’ottobre successivo un cecchino nemico lo fredda mentre si preparava a guidare un altro attacco.

William Angus, senza un occhio, ma con la Victoria Cross

William Angus, senza un occhio, ma con la Victoria Cross

Donald Simpson Bell fu probabilmente il primo calciatore professionista ad arruolarsi. Insegnante di mestiere e footballer amatoriale per il Crystal Palace e poi per il Newcastle, si dedica a tempo pieno al pallone nel 1912, firmando per il Bradford Park Avenue. Si arruola nel 1914 e parte per la Francia nel novembre 1915, due giorni dopo essersi sposato. Il 5 luglio 1916, durante i combattimenti, Donald si riempie le tasche di granate e attacca in solitaria una postazione nemica che stava mietendo diverse vittime tra i brittanici. L’azione ha successo, così, cinque giorni dopo, decide di ripeterla. Il 10 luglio Donald Bell muore nel temerario tentativo. Verrà onorato della Victoria Cross postuma, secondo e ultimo calciatore inglese a riceverla. Un’altra figura che merita di essere ricordata è quella di William Angus. Scozzese di Carluke, lavora nelle miniere come la maggioranza dei suoi coetanei. L’abilità col pallone tra i piedi gli permette di costruirsi una vita da calciatore professionista sulla prestigiosa sponda biancoverde di Glasgow, ma la guerra scoppia proprio mentre sta cercando di conquistarsi un posto da titolare. Si arruola volontario insieme all’amico e concittadino James Martin ed entrambi vengono, in un primo momento, assegnati all’Highland Light Infantry. Ma dato che i capi dell’esercito decidono di tenere quel reparto come riserva, i due si presentano volontari all’8th Royal Scots e partono pochi giorni dopo per il Fronte Occidentale. Nella notte dell’11 giugno 1915, il Luogotenente James Martin guida un attacco per far saltare una parte delle trincee tedesche ma le vedette nemiche li avvistano e fanno detonare una mina sotterranea. Martin rimane ferito a terra a pochi metri dalla linea tedesca incapace di muoversi. Implora aiuto ai soldati nemici che, per tutta risposta, lanciano altre granate. Vedendo la scena, Willie Angus si offre volontario per il recupero dell’amico ma gli ufficiali rifiutano, dicendo che non ne vale la pena. Dopo parecchie proteste, il Brigadiere Generale Lawford gli accorda il permesso e Willie, legatosi una corda un vita, si inoltra strisciando nella Terra di Nessuno. Raggiunto l’amico, lo assicura alla corda ma viene scoperto dai tedeschi che aprono il fuoco. Willie, in un primo momento, fa da scudo umano al compagno ferito mentre i commilitoni li trascinano verso di loro, ma rendendosi conto che così non hanno speranza si allontana di colpo attirando il fuoco su di sé. Senza il pericolo del fuoco tedesco James Martin viene tirato di peso e tratto in salvo e allo stesso tempo Willie riesce, in maniera rocambolesca, a tornare alla propria trincea riportando quaranta ferite, perdendo un occhio e parte del piede destro. L’eroica azione gli vale la Victoria Cross. Fu il primo soldato scozzese a riceverla.

Molti altri sono ricordati nei vari memoriali. Tra di essi Jimmy Speirs, l’uomo che consegnò al Bradford City l’FA Cup 1911 e morto nella battaglia di Passchendaele; Tim Coleman, grazie al quale l’Arsenal ottenne la sua prima promozione assoluta in First Division nel 1904; Leigh Roose, nazionale gallese tra il 1902 e il 1910; ed Edwin Latheron, due volte campione d’Inghilterra col Blackburn, anche lui caduto a Passchendaele. Il London Evening News, all’inizio del conflitto, aveva chiesto ai giocatori di tutta l’Isola di «prendere parte al gioco più importante. Quel gioco è la guerra, per la vita e per la morte». Di certo l’appello non è rimasto inascoltato.

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