dave arsenault

«Salve, sono Jack Taylor ed ho realizzato 138 punti in una partita di basket. No, non al campetto con gli amici, ma in NCAA, la Primavera dell’NBA». Ora, se uno si presentasse con una frase così sono certo che sarebbe corretto mandarlo a quel paese e chiedersi il perché certa gente dovrebbe inventarsi tante cazzate pur di apparire. In realtà però mandereste a quel paese un ragazzo sincero. Jack, 22 anni, ha davvero messo a segno 138 punti in one game. Una sola partita, 52/108 dal campo, 27/71 triple. Roba che neppure alla playstation risulta semplice, almeno in modalità esperto. L’unica piccola annotazione da fare è che ok, lo ha fatto in NCAA, ma in Division III, quindi non proprio l’élite pre-NBA del basket americano. In ogni caso uno spettacolo, roba da record di sempre, mi pare chiaro, costruito e propiziato dall’ambiente del Grinnell College, Iowa, team e college dove gioca la guardia di 176 cm per 77 kg. In ogni caso 138 punti, sti gran cazzi.

jack taylorCome ha fatto? Semplice, ha sempre e solo tirato. Prendeva palla, un paio di palleggi e tirava, così dal primo all’ultimo minuto in cui ha calcato il parquet. La verità è che ha potuto farlo solo e soltanto perché, sulla sua panchina, ad urlargli “Tira!” ogni santissima volta che toccava la palla a spicchi, c’era un certo Dave Arsenault. Quest’uomo vive una vita tra genio e follia, ma la seconda ha decisamente preso il sopravvento sulla prima nel suo esistenzialismo votato totalmente alla pallacanestro. La definizione migliore con cui gli abitanti di Grinnell (pochi sinceramente, circa 9.000) hanno definito lui e la sua squadra è: «Sono più divertenti di un branco di scimmie impazzite». Tralasciando il gusto totalmente americano per lo humor, è indubbio che il gioco di coach Arsenault diverta. Ma vince? Sì, e qui entriamo decisamente nel campo follia pura. Dal 2000 ad oggi, nella Midwest Conference in cui il college gioca, Grinnell ha ottenuto una volta il titolo, ha raggiunto per tre volte il primo posto nella stagione regolare ed ha comunque mantenuto uno standard buono e costante nelle altre annate. Ed Arsenault giunse a metà anni ’90 ad allenare una squadra che veniva da 25 stagioni perdenti e disastrose consecutive. La storia diventa leggenda perchè coach Dave ha creato proprio qui The System, il Sistema.

the systermPrima di spiegarvi che cos’è The System e come funziona, penso sia corretto darvi le fonti di tutte queste informazioni. Dopo aver letto la storia di Jack Taylor, alla mente mi balzò immediatamente un capitolo di un libro letto qualche tempo fa: “Black Jesus”, scritto e firmato da Federico Buffa, una garanzia assoluta in termini di storie e pallacanestro. Proprio in quel piccolo capolavoro di parole arruffate, tipico di quest’avvocato donato al basket, una storia era tutta per Dave Arsenault, cioè l’uomo che inventò il Sistema. Buffa è andato a Grinnell, pieno Iowa, nel nulla dell’aperta America, solo e soltanto per incontrare quel folle genio ed assistere in presa diretta al suo capolavoro, ovvero il gioco del Grinnell College. Era il 1998 ed oggi siamo ancora qua a parlare di lui. Ora riporterò il formulario del Sistema di Arsenault, da lui esposto proprio a Mr. Buffa in occasione di quell’incontro.
«Questi sono i sacramenti per vincere ogni partita: 1- la mia squadra deve prendere almeno 94 tiri a partita, di cui la metà devono essere triple; 2- i nostri avversari devono perdere almeno 32 palloni; 3- dobbiamo prendere almeno 30 tiri più di loro; 4- dobbiamo segnare in occasione di almeno un terzo dei nostri errori, per cui abbiamo bisogno di una valanga di rimbalzi offensivi; 5- la nostra situazione ideale è a meno 10 a dieci minuti dalla fine».
Sinceramente non so cosa si sia bevuto quest’uomo quando ha studiato il regolamento per diventare allenatore, ma doveva essere certamente forte. Ed in effetti, l’altrettanto geniale mente di Buffa paragona l’effetto del regolamento FIBA sulla visione del gioco di Dave Arsenault alla illuminazione mistica avuta, sulla via di Damasco, da San Paolo di Tarso: inspiegabile, incredibile, leggendaria. O ci credi o non ci credi. Siamo ai limiti dell’umano ed ai confini del mistico sportivo. Ma non è finita, perché Arsenault è scientifico. «Per onorare i 5 sacramenti bisogna che i giocatori non stiano in campo più di due minuti e mezzo a volta, per cui vanno cambiati come linee dell’hockey. Col mio metodo un giocatore può resistere fino a 45 anni. Nel mio gioco l’80% è tiro, il 20% uno contro uno». In sostanza entri, prendi palla, tiri, prendi il rimbalzo, ritiri, difendi o fai tirare in meno di 10 secondi gli avversari, riprendi palla e tiri per l’ennesima volta. Così per 2 minuti, poi lasci spazio ad un altro tuo compagno.

Riepilogando: overdose di tiri da tre, manifesta assenza di difesa per portare l’avversario ad un tiro veloce, rimbalzi dinamici in campo aperto e senza confusione nella zona sotto il tabellone e cambi continui. Se questa non è follia applicata al basket poco ci manca. Arsenault però, con il suo Sistema, ha costruito un universo parallelo al classico basket, ha messo insieme una macchina da record ed ha fatto conoscere a tutti gli amanti del pick-and-roll il paradiso della pazzia geniale applicata allo sport. In un paesino dell’Iowa in cui, parola di Arsenault, «tutti sorridono sempre qui. La prima volta pensavo di avere la zip dei pantaloni giù, ma mi dicono che qui fanno così. Sorridono tutti come se avessero un’emiparesi. Mah!» , il basket è rinato e con esso sono nati gli interpreti del Sistema di coach Dave. Prima di Taylor, infatti, ci fu un certo Jeff Clement che convinse Federico Buffa ad andare a conoscere The System dopo 37 punti, di cui 12 tiri da tre, nell’arco di un solo tempo. Arsenault è un idolo ed i suoi video di spiegazione del Sistema sono perle purissime per i giovani (ma anche esperti) coach della Division III, mentre rappresentano innegabili intrusioni sataniche nel celestiale ideale della pallacanestro costruito in circa 121 anni di storia.

Metodico, scientifico, utopico, fuori di testa, geniale, maniacale, tronfio, divertente. Dave Arsenault, un uomo che raggruppa in sè tutto questo, un uomo che crea soggetti e storie come Jack Taylor, il ragazzo da 138 punti in one game. Che Dio lo porti in gloria, giusto per il gusto di poter narrare certe cose ancora per anni ed anni.

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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