Inghilterra-Italia Euro 2012

Silence Please!

Titolava cosi domenica mattina La Gazzetta dello Sport, preannunciando quello che sarebbe successo poche ore dopo.

Solo l’Italia ha questa forza e questa capacità. Di creare il silenzio in metropoli rumorose come Milano o Roma. Sarebbe stato bello passeggiare con la propria morosa in centro a Milano dalle 20.45 alle 23.30 di ieri, domenica 24 giugno. Giorno da ricordare nella storia del calcio. Annichiliti i maestri del calcio, i creatori nel pub di Londra della Football Association, ammutoliti davanti alle giocate dei vari Pirlo, De Rossi, Diamanti e Buffon.

Sarebbe stato bello, uso il condizionale, perché NON accadrà mai.

La nazionale è fatta così. La si snobba durante le qualificazioni alle varie competizioni, la si guarda durante il girone eliminatorio, senza pretese, senza tensioni.

Ma quando inizia il dentro o fuori…

 

È il tuo matrimonio? Festeggia quanto puoi perché alle 20 si stoppa tutto: gioca l’Italia.

Stai lavorando? Il tuo capo ti ha detto che alle 20 puoi uscire: gioca l’Italia.

Stai studiando? Cosa credi di concentrarti dalle 20 in poi? Smetti di studiare: gioca l’Italia.

E allora tutti davanti alla televisione, 20 milioni di tifosi che si stringono in un solo colore: l’azzurro.

L’Italia si ferma. Ti ritrovi in sala a saltare e urlare, ad abbracciare e stringere forte il tuo migliore amico che però durante l’anno hai insultato ogni lunedi mattina per il weekend calcistico appena terminato, perché lui è juventino.

Ma la sera dell’Italia si smaterializza tutto. Gli scandali vengono accantonati nel secondo cassetto, assieme al calciomercato e al lavoro che dovrai riprendere il giorno dopo.

Non esiste il Milan, la Juve o l’Inter, ma esiste l’Italia. Esistono i commenti di un milanista che incita Bonucci e venera Barzagli. Esistono le urla di un romano che invita Alino (Diamanti) a farlo cantare di gioia prima del rigore decisivo. Esistono i salti degli interisti al grido “Oh Nocerino picchia duro facci un gol”.

 

Succede perfino che un calciofilo come me, che ama guardare le partite rigorosamente con gli uomini, si abbandona all’idea di poter esultare e festeggiare il passaggio alle semifinali in una sala con delle ragazze, con una di queste che solo venti minuti prima era riuscita ad urlare: “comunque Cassano è scarso”.

 

Termina la partita, caroselli nelle città, urla di gioia e commenti a voce altissima interrompono quel silenzio irreale che aveva fatto da cornice a tutta la partita. Milano, Roma, Napoli hanno ripreso voce. Pronte a riperderla giovedì sera per sfidare la Germania.

Mi raccomando, come cantava il grande Max Pezzali: “Stesso posto, stesso Bar”.

Superstizioso? Siamo Italiani…

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