Prandelli a processo ansa

delusione tifosa azzurra ansaIn queste ore, in Italia, sta succedendo un qualcosa che è tipicamente italiano. O meglio, è tipico dello sport italiano, ed in particolare del calcio. Si stanno cercando alibi, si sta litigando, ci si attacca. Sembra che il morso di Suarez sia stato una benedizione, la scusa perfetta, la palla da cogliere al balzo per cercar di continuare a mascherare le verità e a spostare l’attenzione su di un diverso piano. Meno importante, si capisce. Sarebbe bello (forse per voi) continuare a discutere di Buffon e De Rossi che scaricano Balotelli, di Prandelli che paga le tasse (anche mio padre lo fa, non per questo se ne vanta), e dello stesso Balotelli che addirittura si erge a sociologo, paragonando abitanti di culture diverse, per certi versi in contrapposizione. Sarebbe bello certo (forse per voi), ma non utile. Il morso di Suarez, la sua mancata espulsione, sembrano aver scoperchiato un vaso di Pandora che in fin dei conti ci è tornato utile, ed ha innescato una serie di reazioni a catena che hanno finito per porre in secondo piano il problema principale. Se è vero che il calcio non è mai solo calcio, se è vero che esiste un mondo dietro, è anche vero che nel calcio si gioca a calcio e l’Italia, in queste ultime due partite del Mondiale, non l’ha fatto.

Non so chi di voi abbia mai fatto i conti in tasca a Prandelli, noi no di certo. Abbiamo però spiato a lungo, per tre infinite partite, le sue idee tattiche, o almeno quelle che ha mostrato al mondo intero. Ne è venuta fuori una squadra confusa, senza una chiara idea di gioco, abbandonata alla invenzioni di singoli che tuttavia non sono mai stati messi in grado di creare.

BALOTELLI
Balo star ansaCapisco che lo sport nazionale abbia deluso, ma sostituirlo con il “dai la colpa a Balotelli” è molto meno divertente. Ragazzi, ho una brutta notizia per tutti voi, per Buffon, per De Rossi: non siamo usciti dal Mondiale per colpa di Balotelli. Il motivo, anzi i motivi, sono semplici e si possono sostanzialmente individuare in due punti. Primo: Se si è scelto di mettere in campo una squadra, che dipendesse completamente da Mario Balotelli (grazie al quale, per altro, si è vinta anche l’unica partita), e Balotelli non rende portandosi dietro tutta la squadra, beh, a me pare più colpa dell’ideona che di Balotelli. Si parla d’impegno, ma in quale modo scientifico si riesce a misurare l’impegno profuso da un giocatore in campo? Da quanto sudata è la sua maglia? Dalla faccia cattiva? Da cosa? Secondo: non può essere colpa di Balotelli (che ha giocato malissimo, sia chiaro) se tutti noi ci siamo costruiti delle aspettative superiori alle realtà. Se tutti noi abbiamo guardato a Balotelli come al simbolo di una nuova Italia, solo perché alto, grosso, di colore e fotogenico. Non può essere colpa sua, non è semplicemente giusto.

CONVOCAZIONI
Non si tratta di un senno di poi, e a guardar bene, le convocazioni non sono neanche il primo problema di questa squadra. Ma tant’è, se gli esclusi sono eccellenti, è un punto necessario. Mario Sconcerti, nei vari editoriali da lui curati, ha voluto sottolineare come il movimento calcistico italiano sia in discesa, rispondendo indirettamente alla domanda che ci ponevamo tanto tempo fa qui su Contropiede: ma i nostri giovani, che pure vincono classifiche da capocannonieri e vengono spacciati per grandi crack, sono poi cosi pronti al confronto internazionale? C’eravamo un po’ risposti da soli, sono arrivate questi caldi pomeriggi brasiliani a darci conferma. Le assenze non possono però passare inosservate. Giuseppe Rossi giurava di essere pronto, e Dio solo sa quanto avremmo avuto bisogno di un collante tra attacco e centrocampo. Alessandro Florenzi è stato autore di una stagione favolosa a Roma, eppure non si è trovato uno spazio per lui. Destro, uno da un gol ogni 83 minuti (miglior media in Europa), ha pagato la scelta Balotello-centrica della nostra Federazione.

ITALIA – INGHILTERRA
esultanza-di-marchisio reutersAvremmo dovuto insospettirci già in campo. La partita contro gli inglesi mentiva. Troppo facile con tre centrocampisti “di palleggio” avere ragione di un mediana, quella inglese, priva di incontristi. L’imprecisione sotto porta degli inglesi ha fatto il resto. Si è dimenticato molto in fretta, troppo, come l’Italia non avesse dominato quella partita, anzi. Tuttavia c’era un’idea di gioco molto precisa, con Marchisio e Candreva a far tanto movimento tra le linee, ricevere palloni e giocarli o in verticale verso Balotelli, o allargandoli su Darmian. Il passaggio lungo al centravanti, veniva visto come alternativa, come arma pensata e ponderata. Vedremo che non sarà sempre cosi.

ITALIA – COSTA RICA
E’ da subito palese come la Costa Rica non sia in vena degli stessi regali degli inglesi. Sono molto più compatti, accettano il ruolo dell’Italia (ovvero quello di squadra che fa palleggio) nella gara, ed anzi, lo utilizzando a loro favore. L’Italia di contro, ci capisce poco. Negli undici iniziali manca Paletta, ritenuto disastroso contro l’Inghilterra e sostituito da Abate con conseguente spostamento di Chiellini al centro. Prandelli dichiara che Verratti (che aveva impressionato tutti) non è in forma, gli preferisce Thiago Motta. Ne esce fuori un centrocampo sterile, con tre giocatori che non hanno il cambio di passo nelle loro corde. Il caldo tramortisce Marchisio e Candreva, così l’Italia è costretta a reiterati lanci lunghi alla ricerca di Balotelli. Prandelli fa molta confusione con le sostituzioni. Balo non è uno che va in profondità, quindi non può né allungare la squadra né tenerla alta. Proprio per questo motivo, Cassano, nel frattempo entrato in campo, non riesce a trovare le giuste distanze. Insigne, sulla quale convocazione sorgono legittimi dubbi, si pesta ripetutamente i piedi con il barese, e a Cerci, giocatore unico per caratteristiche nella rosa azzurra, vengono concessi 20 minuti (poi rivelatisi gli unici). Ruiz segna, su di una indecisione di Chiellini e Buffon, e l’Italia perde.

ITALIA – URUGUAY
Godin gol reutersE’ questo il capolavoro (al contrario, s’intende) azzurro. Prandelli passa alla difesa a tre, mettendo due terzini puri come Darmian e De Sciglio a fare gli esterni nel centrocampo a cinque. Ne viene fuori una difesa a cinque, abbastanza inutile per quasi tutta la durata del match. In mezzo al campo torna Verratti, con Pirlo e Marchisio, mentre in avanti Prandelli si affida alle due punte (le uniche in rosa) Balotelli e Immobile, dopo aver dichiarato di non averle mai provate insieme. Cosa che risulta anche abbastanza evidente, dato che i due non si cercano (e trovano) praticamente mai. Cavani annulla Pirlo marcandolo ad uomo, ed ecco che l’Italia si ritrova completamente senza piano partita. Le parole di Chiellini a fine gara “abbiamo giocato bene, seguendo perfettamente il piano partita” esemplificano le intenzioni azzurre: cercare di tirare avanti fino alla fine, sullo zero a zero, contando sui cinque difensori. Ovvio che ci si espone cosi agli imprevisti, tipo l’espulsione di Marchisio. Nel frattempo, Balotelli è nervoso, rischia di farsi cacciare, e Prandelli lo sostituisce con Parolo. Il risultato è un 5-4-1, poi divenuto 5-3-1, che nient’altro significa che resa, consegna della chiavi della gara all’Uruguay e preghiera che il tempo passi svelto. L’errore sul gol di Godìn, dove il miglior saltatore d’Europa viene lasciato libero d’andare in terzo tempo, è solo la ciliegina sulla torta di un Mondiale tatticamente, prima ancora che umanamente, disastroso.

9 Commenti a “Processo a Prandelli

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