primo carnera

pcNel 1906 Sequals, un piccolo paesino che all’epoca era in provincia di Pordenone, contava poco più di tremila abitanti. E nel 1906, a Sequals, nasceva un piccolo, ma in realtà molto grande, bambino. Era il primogenito della famiglia Carnera, una famiglia così povera che il padre dovette trasferirsi in Germania per riuscire a lavorare. Allo stesso tempo però era una famiglia semplice, e anche per questo mamma e papà chiamarono il loro primo figlio Primo. Subito però si accorsero che non era un bimbo come gli altri, era diverso e tutta la sua vita sarà, da quel giorno, una sorprendente metafora di un percorso anomalo, ma grande e affascinante, proprio come quel numero comparso sulla bilancia alla nascita: 10 kg. Tanti, tantissimi. Erano un vero e proprio concentrato di muscoli e, in ugual modo, di bontà e genuinità. Crescendo poi tutto ciò aumenta esponenzialmente, e Primo diventa, con largo anticipo rispetto ai suoi coetanei, adulto. Non solo per una mera questione fisica, ma più per il fatto che a soli 9 anni si trova a dover mollare la scuola per aiutare la mamma, mendicando coi fratelli, a portare qualche soldo a casa visto che il padre era stato chiamato alle armi. Poi, sempre da ragazzo, fa il primo incontro con la morte: un corpo, quello di un soldato, e la paura. Paura che però presto si tramuta in stupore, lo stupore di un ragazzo dalla statura immensa che vede, ai piedi di quel soldato, un paio di scarpe adatte al suo piede già grandissimo.

carneraLa fame, la paura e la povertà sono elementi costanti di tutta l’infanzia di Primo, ma sono anche il motore che spingono il giovane friulano a cercare nuove strade da percorrere. E così, quando uno zio che vive in Francia lo chiama per fare il carpentiere, lui prende le poche cose che aveva e lascia Sequals alla volta di Le Mans. Qui lo zio si accorge ben presto delle potenzialità del nipote, e inizia a proporgli di fare qualche incontro di boxe. Primo inizialmente non sembra interessato alla cosa, poi però, quasi per caso, partecipa ad un incontro con un dilettante locale e, ovviamente, lo stende. Presto viene notato, più per la stazza che per la tecnica, dal responsabile di un circo, che lo ingaggia immediatamente. Carnera comincia così il suo viaggio in giro per la Francia, combattendo spesso ma non tantissimo: tanti infatti erano spaventati dalla sua incredibile stazza. Ancora una volta, la vita di Primo si caratterizza per impennate anomale e impressionanti, impennate però che non cambiano di un millimetro il carattere di Carnera. Primo rimane, infatti, lo stesso ragazzo che aveva lasciato Sequals qualche anno prima: un ragazzo che è sì grosso, ma anche profondamente buono. Ed è forse questo lato umano a contraddistinguere tutta la sua carriera, imbastita sul sembrare duro e imponente, ma rivelando poi un uomo buono e comprensivo.

Da fare il boxer al circo al professionismo il salto sembra lunghissimo ma, ancora una volta, Primo compie questo salto senza grossi problemi, e si trova presto a combattere in America di fronte a migliaia di spettatori. Siamo nel 1930, e Primo Carnera viene messo sotto contratto dal Madison Square Garden; gli americani, si sa, amano le cose grandi, uniche, e Primo, dall’alto dei suoi 2,05 mt di altezza per 126 kg di peso, era davvero grande. Da quando sbarca in America però iniziano a comparire anche le prime ombre e i primi problemi: da un lato deve fare i conti con un regime, quello fascista, che lo erige a simbolo e bandiera italiana nel mondo, e Primo “subisce” tutto ciò con una certa ingenuità e, molto probabilmente, senza capire realmente tutto quello che succede. Dall’altro lato deve convivere coi continui dubbi sulla sua reale bravura sul ring. Il suo agente infatti non perde occasione per truccare incontri su incontri, il tutto, ovviamente, senza riferire una parola al povero Carnera.  Nonostante ciò, Primo è indubbiamente uno dei più forti pugili in circolazione.

carnera e schaafNel 1932 però il secondo incontro con la morte. Viene organizzato un combattimento con Ernie Schaaf per decidere chi avrebbe dovuto sfidare il campione del mondo in carica. Schaaf si presenta però in pessime condizioni, dovute al fatto che pochi giorni prima aveva subito un atterramento in cui aveva perso i sensi per ben 3 minuti. È il 10 febbraio, e Carnera stende lo statunitense ben due volte; dal  secondo atterramento però Ernie Schaaf non si riprenderà più, viene trasportato in ospedale in coma e muore pochi giorni dopo, il 14 febbraio. È la seconda volta che Carnera si trova ad affrontare la morte, ma questa volta è diverso. Il ventiseienne friulano cade in depressione, e annuncia il ritiro. Solo l’aiuto degli amici, della famiglia e della madre dello stesso Schaaf (nel frattempo si era scoperto che il pugile americano aveva danni irreversibili al cervello ancora prima di salire sul ring per sfidare Primo) gli permette di riprendere ad allenarsi per conquistare il titolo mondiale.

Da quel momento in poi però è come se si fosse aperta una crepa nel gigante di Sequals; è come se, improvvisamente, l’indistruttibile scorza di Primo Carnera fosse diventata fragile come l’argilla. Al primo intoppo, infatti, le sicurezze del colosso friulano iniziano, molto rapidamente, a sbriciolarsi. Nel 1934 c’è il match contro l’americano Max Baer per difendere il titolo mondiale. Un divertente gioco del destino vuole che i due si siano già sfidati in precedenza nella recita di un film; il risultato, però, è completamente diverso. Nel film finisce in parità mentre, nel ring reale, Carnera barcolla sotto i colpi precisi e potenti di Baer, continua a lottare nonostante cadendo si sia slogato una caviglia, nonostante abbia due costole incrinate e il naso rotto, ma, alla fine, perde ai punti.

carnera e joe louisÈ l’inizio del rapido declino. Con la fine che si avvicina, Primo fa un ultimo, grande, combattimento: quello con Joe Louis. Non è una semplice sfida tra due grandissimi pugili, ma è un match che rappresenta, come meglio non si potrebbe, la società del momento: da un lato il soldato bianco, dall’altro il nero di Harlem. È il 15 luglio 1936, siamo allo Yankee Stadium di New York, e ad assistere al match ci sono 60 mila persone di cui 15 mila sono di colore. Il razzismo aleggia nell’aria grazie a frasi poco consone dello speaker e all’enorme dispiegamento di poliziotti. Il match comincia tra i cori dei tifosi afroamericani, Louis non lascia nulla al caso e  attacca con una precisione chirurgica. Montate al viso di Carnera: labbro rotto. Colpo preciso e secco alle costole. E poi ancora destro, sinistro e si arriva al quinto round. Qui Louis colpisce Primo con forza, e lo stende. Una. Due. Tre volte. Carnera si rialza ma al sesto round crolla di nuovo: è KO tecnico.

Dopo questa sconfitta Carnera non torna mai più quello di prima. Combatte ancora per qualche anno ma senza risultati eclatanti e senza mai raggiungere quella convinzione che ne aveva caratterizzato i primi anni di carriera. Con la stessa velocità con cui Primo era passato da Sequals all’America, il gigante buono si accartoccia, e la parabola ascendente cambia improvvisamente verso. Torna in Italia, viene accusato dai partigiani per i suoi trascorsi fascisti ma viene salvato da Leo Picco, che lo difende. Cade Carnera, scende rapidamente. Qualcuno inizia a chiamarlo il “gigante dai piedi d’argilla” per la rapidità del suo declino. Ma in realtà le grandi crescite e le seguenti cadute sono una costante della vita di Primo. Ma c’è una grande differenza tra il Carnera che aveva lasciato Sequals e quello che stava pian pianino sparendo dal mondo della boxe: il primo era un bambino nato gigante, il secondo era un uomo diventato campione, nello sport e nella vita. E, forse, l’unione di tutto questo avviene il 29 giugno 1967. È il giorno della sua morte, ma è anche il giorno in cui, 34 anni prima, era diventato il primo italiano ad essere campione del mondo di boxe. Forse è tutto un caso, ma forse no, e forse davvero Primo Carnera è un uomo nato gigante e morto campione.

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