gila gol

gila golIl violino è suonato anche ieri. In una sera di fine estate, in uno stadio dove il calore siciliano spingeva verso il Brasile una nazionale in debito d’ossigeno, il suono leggero del violino ha allietato la serata del CT. Alberto Gilardino, 31 anni, ha agganciato Bettega a quota 19 nella classifica dei marcatori azzurri, e messo una seria ipoteca sulla qualificazione mondiale. E così l’Italia tutta si è riscoperta bisognosa dei gol di quel centravanti dallo sguardo malinconico che per troppi è un giocatore ormai sul viale del tramonto.

Ma se sei nato la notte in cui Pablito Rossi stendeva il Brasile e i tuoi primi vagiti venivano coperti dall’assordante esultanza di tutto il paese, i tuoi gol non invecchiano mai.
Alberto Gilardino è il centravanti più sottovalutato al mondo. A 31 anni è a quota 160 reti in Serie A, diciassettesimo bomber più prolifico di sempre. Inzaghi? Pulici? Vieri? Montella? Riva? Pruzzo? Lui li ha messi in fila tutti. Ma il suono del violino è per palati fini, e il popolo pallonaro si appassiona più facilmente al suono potente di una grancassa come Bobo Vieri o a quello incessante di un tamburello gilardino gol italia bulgariacome Pippo Inzaghi. Così del violino del Gila ci si è dimenticati velocemente. Sono bastate quelle tre stagioni al Milan: 36 reti, troppo poche a sentire i tifosi. In realtà un bottino più che dignitoso per chi in quegli anni doveva confrontarsi con una concorrenza interna che, tra gli altri, vantava Shevchenko, Inzaghi, Kakà, Pato, Vieri, Borriello e Ronaldo. Ma quando vieni marchiato come uno «non da grande squadra» la strada si fa tutta in salita. Così quando segni lo fai solo perché «giochi in una piccola» (e allora verrebbe da chiedere: ma è più difficile segnare quando a lanciarti c’è Pirlo o quando c’è Kucka…?), e quando il tuo nome viene accostato a una grande squadra i tifosi storcono il naso, convinti che il Llorente di turno abbia un fiuto del gol assai più sviluppato.

Per fortuna, però, il Commissario Tecnico della nazionale siede su quella panchina perché ha l’orecchio più raffinato di tutti gli altri sessanta milioni di CT, e sa riconoscere il valore del suono di un violino. Certo in un’orchestra come quella azzurra servono le percussioni bresciane e i fiati italo-argentini, ma anche il violino è gila esulta vs bulgariafondamentale. Soprattutto se ha suonato centosessanta volte in Serie A ed era presente a Berlino. L’esperienza del Gila, in questa nazionale, è preziosa come uno Stradivari. Così come i suoi gol. C’è ancora qualcuno che pensa che a livello internazionale non abbia più niente da dire, ma in Italia un «centravanti di mestiere» che conosca l’arte di goleare come la conosce lui non esiste.

E poi, detto francamente, vi sfido a trovare un altro giocatore al mondo che sappia difendere la palla spalle alla porta come la difende il Gila. Guardatelo, è uno spettacolo: assolutamente impossibile togliergliela. È un dettaglio quasi impercettibile, dite? Certo, come quasi impercettibile era il suono del violino ieri sera al Barbera. Eppure alla fine è stato proprio quel violino a condurre le danze.

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Leggo Tex Willer e fumo Camel Light.

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