EURO 2008 - EM-Pokal in Wien

È la sorella minore di quella tutta d’oro che viene assegnata ai campioni del mondo. È meno bella e meno celebre. Forse per questo in bacheca ne abbiamo solamente una, che risale al 1968, quando la portammo a casa grazie a una semifinale vinta a «testa o croce» e a una finale giocata due volte. Ci ha sempre affascinato di più la Coppa del Mondo, e abbiamo così snobbato spesso la Coppa Henri Delaunay, quella dei campioni d’Europa. Ma forse è arrivato il momento di cambiare, è arrivato il momento di mettere in bacheca per la seconda volta anche quella coppa argento che non tocchiamo con mano da quarantaquattro anni e che ci sfuggì beffardamente nel 2000.

 

 

Abbiamo dato lezioni di calcio ai maestri inglesi e ai panzer tedeschi; abbiamo visto esplodere sotto i nostri occhi il talento e la forza di Balotelli; abbiamo ammirato un calcio di rigore entrare lentamente a cucchiaio alle spalle del portiere avversario; abbiamo assistito alla favola di Alino Diamanti che in pochi anni è passato dalla Lega Pro al tiro decisivo in un quarto europeo. Ma soprattutto abbiamo rivissuto sulla nostra pelle quello che da sempre contraddistingue le imprese della nostra nazionale: la forza del gruppo. Dagli scherzi di Cassano ai rimproveri severi di Capitan Gigi, dai pellegrinaggi del CT e del suo staff agli abbracci dopo ogni gol: in questo Europeo, come fu nel 2006 e come fu nel 1982, è il gruppo a fare la storia. Non perché è una fissazione italiana quella del gruppo, non perché fa figo affermare «è la vittoria del gruppo», ma perché così stanno le cose.

 

In campo questa sera a Kiev scenderà innanzitutto un gruppo di amici, un gruppo di ragazzi tatuati e ingellati come i loro coetanei che sono rimasti al caldo della penisola a lavorare o studiare. Gli azzurri sono un piccolo campione della gioventù italiana, con i propri dubbi e i propri difetti, con le proprie speranze e i propri sogni, con il proprio talento e i propri limiti. E con un maestro da seguire come Prandelli, che si sarà anche incartato in questioni di codice etico, ma che ha saputo creare un rapporto di fiducia e stima coi propri ragazzi. Unità, fiducia, amicizia sono le cose più belle di questa nazionale, tanto che quando ascolti le interviste in tv hai l’impressione che i giocatori siano tuoi amici, tutto il contrario di campioni strapagati che vivono in una galassia parallela e irraggiungibile.

 

Comunque vada questa sera, ringrazieremo questo gruppo di ragazzi che ci ha trasmesso emozioni e gioie, che ha lavorato con serietà per due anni, e che ha dato una lezione a tante altre nazionali più blasonate su cosa voglia dire un gruppo unito composto da amici. Comunque vada questa sera, sarà sempre bello ricordare gli sguardi degli azzurri e la mano che si danno reciprocamente in campo e fuori. Comunque vada, certo. Ma cerchiamo di farla andare bene, cerchiamo di portarla a casa. È lì, sotto i nostri occhi, a portata di mano: prendiamola!

 

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Leggo Tex Willer e fumo Camel Light.

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