reja conte

Alle volte la troppa euforia può fare dire cose che, in un normale momento di lucidità, non si direbbero. Prendete Edoardo Reja. Il tenace tecnico friulano non più tardi di 15 giorni fa, dopo aver preso 5 sberle in terra di Sicilia, rassegnava (per la seconda volta in stagione!) le dimissioni da allenatore della Lazio. Oggi a 12 giorni di distanza, dopo un derby vinto meritatamente ma giocando con un uomo in più per tutta la partita, il mister biancoceleste parla di scudetto possibile, ventilando la possibilità di insediare fin da subito una Juventus ferita. E proprio parlando dei bianconeri come non ricordare le parole del suo mister, forse ancora inesperto di grandi palcoscenici dal punto di vista comunicativo, che ricordavano di come la Signora venisse da due settimi posti consecutivi. Era però lo stesso Conte, man mano che si ottenevano importanti successi, a parlare di squadra pronta per tagliare grandi traguardi. Non si scopre l’acqua calda vero, ma un comportamento del genere fa riflettere.

 

I due esempi sopracitati, presi per non infierire sul dramma semi-comico che si sta consumando nella Milano nerazzurra, stanno a significare di come nel calcio ci vuole poco per passare dalla gioia alla delusione, da un’opinione all’altra; a volte basta semplicemente un gol di Dramè. Inoltre ci mostra come tante volte gli allenatori, ovvero coloro che più conoscono le potenzialità dei loro atleti, presi dal tifo, dalla passione, dalla voglia di rivalsa (in stile ultras) rischino di distorcere la realtà dei fatti, condizionando i tifosi.

 

La grande coerenza morale richiesta dal nostro Filippi forse andrebbe richiesta a questi signori in borghese che una settimana dicono bianco e quella dopo nero; perché continuare ad etichettare Cambiasso e Zanetti come “grandi campioni” signor Ranieri? Non è solo segno di incoerenza ma anche di mancanza di rispetto verso i propri tifosi. Discorso valido allo stesso modo per Conte che prima si straccia le vesti, per il comportamento degli arbitri verso la sua Juve, e poi dopo la muntarata di Romagnoli se ne esce con un:”bisogna starsene più tranquilli”. Qui non è una questione di coerenza, ma è un problema la figura che fai davanti a tutto il mondo: la tua credibilità crolla. Il rischio è proprio quello (come sta accadendo ora al sottoscritto) che alle prime difficoltà uno si risvegli nel modo peggiore da uno splendido sogno, non riprendendosi più. La coerenza non è mai stato un valore portante del calcio (e nemmeno l’onestà), ma forse è il caso che si inizi a far vedere a tutti come stanno veramente le cose altrimenti assisteremo ad altre vittorie di Pirro.

Conte e Reja osate, ma siate realisti.

 

P.S: e anche in questo Josè era il migliore!

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«Le cose non succedono, le cose vengono fatte succedere» (JFK). «Ci sono due modi per tornare dalla battaglia: con la testa del nemico o senza la propria» (PDC).

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