playoffs 2012

Finito il primo turno di PlayOffs, Chuck e Shaq provano a darvi un’analisi di quanto accaduto.

 

 

 

Eastern Conference

 

#1 Chicago Bulls VS #8 Philadelphia 76ers: 2-4

 

Il fotogramma USA, Illinois, Chicago, United Center, Gara 1 dei PlayOffs 2012. Bulls sopra di 12, ultimo quarto, 1 minuto e 20 secondi da giocare. Derrick Rose penetra in the paint, scarico scoordinato su Boozer, si accascia a terra. Crociato anteriore andato. La serie finisce lì.

 

La chiave Le difese, l’infortunio, la convinzione. Le partite sono sempre state a risultato basso, e togliere uno da 25+8 di media fa tutta la differenza del mondo. La caduta del leader, poi, dà una girata alle due squadre, nella testa e nell’anima: inutile girarci intorno.

 

Il rimpianto Siamo sempre lì: pur con tutta l’abilità di squadra, pur con tutta l’organizzazione, pur con una città che ti ama, di uno così non puoi fare a meno. E se in regular season il record resta al 70% anche senza di lui, ai PlayOffs da Derrick non puoi prescindere. La sua assenza in questa serie ne dimostra, se ce ne fosse stato bisogno, tutto il reale valore.

 

Il domani Per Phila il domani è una serie contro Boston senza fattore campo, non il massimo (per le analisi pazientate ancora un paio di giorni, ci dedicheremo un articolo ad hoc). Per Chicago il domani riparte dal #1, sperando che l’infortunio non si ripercuota sul suo modo di giocare.

 

 

 

#2 Miami Heat VS #7 New York Knicks: 4-1

 

Il fotogramma Qualche minuto dopo gara 2, Amarican Airlines Arena, Miami si porta sul 2-0. Il #1 di NY uscendo dal campo si procura una lacerazione alla mano colpendo il vetro che copre un estintore. L’estintore avrà avuto tutte le colpe di questo mondo,ma l’Amar’e in versione Delio Rossi resta follia allo stato puro. Momento magari non decisivo, di certo emblematico.

 

La chiave Se si scontrano due forze che fanno del talento puro la loro arma (neanche troppo) segreta, diciamo che è probabile che vinci: se hai tre da trentello possibile ogni sera, una difesa d’acciaio, e un’ala piccola che la dà via come un play e stoppa come un centro (Chandler, can you say something about it?). A parte gli scherzi, la difesa perimetrale di questi è agghiacciante, e LBJ è limpidamente il talento più strabordante dell’ultima decade, e di gran lunga.

 

Il rimpianto Il crociato di Shumpert, il menisco di Linsanity, la mano di Stat, l’influenza di Chandler, il ginocchio del Barone. Probabilmente sarebbe cambiato poco, o forse no, ma già è piuttosto difficile battere gli Heat, complicarsi la vita di certo non aiuta.

 

Il domani Per New York tanti interrogativi: siamo davvero sulla strada giusta? Questo Stoudemire vale 20 milioni di dollari l’anno? Per gli Heat, beh quattro vittorie in meno: ne mancano “solo” dodici.

 

P.S. Ci si permetta un appunto: Baron Davis, il Barone, il califfo per eccellenza, ha probabilmente calcato per l’ultima volta un parquet. Se n’è andato dicendo al suo coach “I try to give you all I’ve got” mentre giaceva su una barella. Grazie di tutto Barone, di cuore. We’ll miss you.

 

 

 

#3 Indiana Pacers VS #6 Orlando Magic: 4-1

 

Il fotogramma Gara 4, Indiana conduce la serie 2-1. Match all’overtime. Parità 99-99. 2.2 secondi alla fine, fallo su Hill che fa 2/2 from the line. Pacers sul +2. Ultimo possesso di Orlando per provare il pareggio nelle mani di BigBaby, post alto, turnaround, primo ferro. Indiana va sul 3-1, serie chiusa.

 

La chiave L’assenza di Howard è sicuramente il fattore principale: avremmo visto un’altra serie, perché Hibbert lo ha sempre sofferto molto. L’esperienza ha fatto vincere gara 1 a Orlando, poi hanno prevalso atletismo, talento e fame di Indiana. Vogel resta un signor coach, e lo ha dimostrato aggiustando dove serviva, giocando i missmatch, e cavalcando le mani calde di Granger e George nei momenti giusti. Van Gundy ci ha provato.

 

Il rimpianto La schiena di DH12 sicuramente. Il fallo su Hill, che era ingabbiato bene dalla difesa, e che ha consegnato la partita ad Indiana. Per il resto, tra le due squadre resta un gran divario tecnico.

 

Il domani Si riparte da Howard, che resta nella Florida colorata di azzurro. Ma bisogna pensare di affiancargli qualcosa di buono per provare a vincere sul serio, o provare a cederlo prima che sia troppo tardi. SVG probabilmente sarà cacciato dopo gli screzi col centro, e questo non è un bene. Ah, ad Indiana  spettano i tres amigos di South Beach…

 

 

 

#4 Boston Celtics VS #5 Atlanta Hawks: 4-2

 

Il fotogramma Gara 6, sirena, Boston vince 83-80 e passa il turno. Messa a fuoco sul tabellino di Garnett: recita 28 punti con 10 su 19 dal campo, con 14 rimbalzi (di cui quattro offensivi). Se questo decide di risolverla, lo può ancora fare. Magari una su quattro, ma lo può fare.

 

La chiave La costanza di Boston, il rendimento di Garnett. L’incostanza di Josh Smith, l’infortunio di Horford. Ma più di qualsiasi cosa Paul Pierce, che sta giocando con un legamento laterale del ginocchio sfasciato, e continua a fare la differenza. E poi vabbè, se Rajon fa una tripla doppia ad allacciata…

 

Il rimpianto Ad Atlanta non può senz’altro andar giù gara 2, persa in casa nonostante la squalifica di Rondo e l’assenza di Allen. Ma soprattutto, ovviamente, quel maledetto libero sbagliato da Horford nel finale di gara 6.

 

Il domani Erano i due team che contavano più presenze in assoluto ai PlayOffs, sommando tutti i rispettivi giocatori. Boston ha un domani che è la serie contro Philadelphia, dopodiché non c’è domani. Per Atlanta il domani è uguale a ieri e uguale a oggi da anni ormai. First Round and…nothing.

 

 

 

Western Conference

 

#1 San Antonio Spurs VS #8 Utah Jazz: 4-0

 

Il fotogramma Gara 2, metà del terzo quarto, ma è già pieno garbage time. San Antonio conduce di 29 e Pop richiama la sua preziosissima PG, Tony Parker, trattandolo alla stregua degli altri due (Ginobili e Duncan, che insieme fanno oltre 70 anni). “Tony, se giochi l’intero quarto sarai a 29 minuti di impiego” “Sì ma sto bene! Non ho giocato per tre giorni e ho 29 anni! Sto bene!” “Ok, torna sul parquet”.

 

La chiave Le chiavi sono molte. Una squadra è arrivata ai PO riposata, l’altra dovendo sudare fino all’ultimo. Una squadra ha un leader carismatico come Duncan, l’altra no. Una squadra ha il sistema di Popovich, l’altra no. Una squadra ha questo sottovalutatissimo playmaker francese, l’altra no. E solo in una delle due qualsiasi giocatore rende al 120% (e lo dicono le statistiche) del suo normale rendimento.

 

Il rimpianto Nessun rimpianto. Nonostante sia piuttosto talentuosa e piuttosto atletica, non lo è abbastanza. Nonostante giochi una buona pallacanestro, non si avvicina neanche agli Spurs. Se SA andrà in difficoltà, sarà contro molto più atletismo e molto più talento di quello di questa Utah.

 

Il domani Per San Antonio si vive solo di immediato presente, non ci si può permettere un ultimo valzer dopo questo. Ora ci sono i Clippers, in una serie che si preannuncia notevole. Per Utah il futuro c’è, eccome: Millsapp e Jefferson sono una frontcourt vera su cui puntare, sugli esterni bisogna investire, perché lì si è persa la serie.

 

 

 

#2 Oklahoma City Thunder VS #7 Dallas Mavericks: 4-0

 

Il fotogramma Gara 1, ultimo possesso, Thunder sotto di uno. Palla a KD, chiuso da Marion (non esattamente quello che vuoi/puoi battere dal palleggio), raddoppio di Mahinmi. Tiro improbabile con una sola mano. Canestro. Gara 2, non uguale, ma siam lì, la sostanza è quella.

 

La chiave Vero è che al primo viaggio sulla via di Dallas poteva essere 2-0 Mavs. Vero però anche che atletismo, freschezza e voglia di Durant&Co. alla lunga ti logorano. E le mani di Harden sono sempre più un fattore.

 

Il rimpianto Dallas può solo ripensare al giugno scorso, chiedersi perché l’impresa non si è ripetuta. Ma il sogno di una notte di mezza estate è meraviglioso proprio perché unico.

 

Il domani Gli scagnozzi di Cuban dovranno darsi da fare per portare qualche stella in Texas: l’ambizione è ancora quella di un tempo, alcuni protagonisti è meglio cambino. D-Will pare sulla via di casa, già quest’estate. Okla, invece, non si pone limiti: finché può, vuole stupirci.

 

 

 

#3 Los Angeles Lakers VS #6 Denver Nuggets:  4-3

 

Il fotogramma Gara 7 allo Staples, roba che I Lakers hanno perso solo una volta negli anni ’60. Roba che non è mai successa con Kobe. Tant’è, ma i Nuggz la fanno sudare e ricuciono uno svantaggio di 15 fino a 5 lunghezze. 48 secondi sul cronometro, possesso decisivo, 89-84, per i Lakers. Palla a Bryant, isolamento, jumper senza senso da 3. Retina. 92-84, LAL alle semifinali di conference. Justin Timberlake esulta e batte un cinque a Kobe che corre in difesa dopo l’ennesimo timbro sul suo cartellino.

 

La chiave La capacità e precisa volontà di Denver di correre. Evitare che le difese si schierassero, giocare sempre il pick&roll tra Lawson e un lungo per togliere Gasol o Bynum dal pitturato e attaccare. La serie si è allungata, ma quando i Lakers hanno potuto abbassare i ritmi e far arrivare con continuità i lunghi in post alto o basso, non c’è stata partita.

 

Il rimpianto Gallinari, soprattutto. Perché dopo quella gara 6 da lui ci si attendeva altro. Deve capire chi è e essere con costanza quel tipo di giocatore che ha fatto intravedere, buona mano dal perimetro, ottima mobilità, buonissimo passatore, eccellente difensore.

 

Il domani Per i Lakers il domani passa da Bynum e Gasol, col Bynum di gara 1 e il Gasol di gara 7 possono puntare dritti all’anello. Con i loro fantasmi di gara 6 possono puntare a evitare lo sweep dai Thunder. Per Denver passa dal rinnovo di Lawson, dalla crescita di Gallinari, dal potenziale di McGee, da un Faried francamente impressionante, ma soprattutto passa da coach Karl. Non per niente, allo Staples, i gialloviola sono andati da lui in fila indiana a rendere omaggio.

 

 

 

#4 Memphis Grizzlies VS #5 Los Angeles Clippers: 3-4

 

Il fotogramma Gara 7, il cronometro segna 0 secondi. L’analogia con i Citizens di Manchester cade a pennello: 13 maggio 2012, è davvero la giornata mondiale del cugino sfigato. La sirena del FedEx Forum vale più delle 7 intere battaglie: udite udite, i Clipps passano il turno!

 

La chiave In partite così toste, chi ha CP3 non è propriamente messo male. La capacità di mettere ordine e spaccare difese, di imporre il ritmo che più gli garba ad ogni momento, fattori importanti nella vittoria. Curiosa la panchina prolungata di Griffin nella partita che decideva tutto. Però sono agonisti capitanati da un agonista vero. E i PlayOffs sono il terreno dell’Agon.

 

Il rimpianto Memphis non è inferiore, ed aveva gara 7 in casa. Più rimpianto di cosi?

 

Il domani Per Memphis il domani è un altro passo in questo grande progetto, che qualche soddisfazione se l’è tolta. Per i Clippers il domani è più roseo di ieri, e oro rispetto all’altro ieri. Insomma, non si può far altro che sorridere al destino, sperando che il destino sorrida di rimando. E che Billy Crystal sorrida più di tutti…

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