pirlo e totti

Ringrazio Dio di aver inventato la pirateria on-line perché, dopo un mese in Germania passato a sentire partite raccontate in tedesco da Stefan Effenberg e Oliver Kahn (per amor del cielo, grandissimi campioni), le voci dello zio Bergomi e di Fabio Caressa, che pur non sopporto, mi hanno dato più sollievo che ricevere il perdono dal Padre Eterno dopo aver rubato delle monetine in chiesa per comprare le caramelle.
pereira alvaroTrovare un bar di italiani (anzi, meglio specificare: di napoletani) nel quale poter seguire tutte le partite di Serie A (compresa diretta gol) si sta rivelando cosa alquanto divertente, per il semplice fatto che, pur non essendo il sottoscritto un’enciclopedia vivente del pallone, in queste circostanze mi sono ritrovato comunque ad essere un cicerone della sfera tricolore.
Per meglio farvi capire la situazione, vi dico semplicemente che domenica sera ho assistito a un furibondo litigio tra due tifosi, l’oggetto del quale era la nazionalità di Alvaro Pereira. L’ipotesi che più si avvicinava alla realtà era quella che dipingeva l’esterno uruguayano dell’Inter come un portoghese naturalizzato italiano (con tanto di giuramenti sul fatto di averlo visto prender parte alla recente amichevole dell’Italia contro l’Olanda).

Essendo io, come già detto, un “figlio di Mameli all’estero”, mi sono ritrovato ad aver a che fare con alcuni stereotipi, ripensando ai quali, però, mi sono accorto che descrivono il nostro campionato in corso meglio di quanto non si possa fare altrimenti.
Mi spiegherò meglio.

1. “Pizza, spaghetti und Juventus“. Sin qui, niente da spiegare, mi sembra più che comprensibile. La Signora è tornata e, come dimostrano le tre pappine rifilate ai Bhoys al Celtic Park l’altra sera, non solo in Italia.

2. “Milano? Bah, brutta città, tolto il Duomo non c’è niente da vedere”. Se si può stare a discutere e obiettare sulle possibilità socio-culturali e non solo che offre la città meneghina, non si può di certo non essere d’accordo sul fatto che questa frase descrive meglio di qualsiasi altra il particolare momento calcistico che stanno attraversando i rossoneri. Indubbiamente l’idea di Balotelli è stata molto suggestiva e permetterà a Berlusconi di guadagnare qualche voto in più il week end prossimo. Ma forse prima di comprare un attaccante che toglie praticamente dalla rosa Pazzini (comunque in doppia cifra a gennaio) e ruba il campo all’unica nota positiva di questa prima parte di stagione El Shaarawy, era forse il caso di sistemare una difesa indegna formata da Zapata e Mexes.

3. “Internazionale di Milano? Oh yeah, Mourinho!”. Per rimanere nel capoluogo lombardo, sponda nerazzurra, non c’è frase più veritiera della precedente. L’Inter, il suo presidente, la sua dirigenza e anche tanti tifosi non si sono ancora ripresi dall’estate del 2010. Si sono fermati lì, a Mourinho – senza dubbio un eroe, ma un eroe del passato. Sono ormai tre stagioni che si tenta invano di riproporre una squadra capace di vincere subito qualcosa per placare la sete di vittoria dell’esigente pubblico della Beneamata (Moratti per primo), ma è impossibile, ci vuole una rifondazione, un cambio generazionale, che non si è accettato di fare proprio nell’estate 2010. L’Inter è ferma lì… e ogni anno il gap con le altre grandi d’Italia si acuisce.

pirlo e totti4. “Roma? Bella bella, ma che maleducati!” E anche qui, le spiegazioni mi sembrano superflue. La Roma ha deciso di puntare ad inizio stagione su Zdenek Zeman, per poi accorgersi a gennaio che non era ciò che ci si aspettava. Beh, complimenti, è l’equivalente di comprare una maglietta rossa e dopo un mese gettarla via perché non è gialla…

5. “Florenz, was für eine wunderbare Stadt!”. Che bella città è Firenze, e che bel gioco del calcio che propone la Fiorentina di Montella – a mio parere, il più divertente della Serie A. Ma i complimenti vanno fatti, oltre che a un ottimo Montella (che sta riconfermando l’ottima stagione dello scorso anno a Catania) alla società che ha saputo in questi anni pazientare ed arrivare a costruire una squadra veramente competitiva in modo molto semplice: blindare l’unico top player rimasto in Italia (Jovetic) attorno al quale costruire una squadra formata da un mix di giocatori di indubbia classe (Aquilani, Borja Valero), scommesse vinte (Roncaglia, Fernandez), giovani emergenti molto promettenti (Liajic, Cuadrado) e un usato sicuro (Toni, Pizarro). Inter, Milan e Roma, al di là di come andrà a finire la stagione in corso: aprire gli occhi, guardare e imparare.

0 Commenti a ““Pizza, spaghetti und Juventus”: la Serie A vista dall’estero

Rispondi