Lionel Messi reuters

Chi sarà protagonista in Brasile? Da chi ci si aspetta di più? E chi stupirà il Mondo? Tra certezze, attese e sorprese ecco i protagonisti di Brasile 2014, girone per girone. È il turno del Girone F.
di Alberto Coghi, Andrea Rossetti e Lorenzo Damiani

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La certezza: MIRALEM PJANIC

Pjanic Bosnia reutersA 24 anni Miralem Pjanic ha vissuto la stagione della definitiva consacrazione con Rudi Garcia. Una squadra, quella giallorossa, che ha girato intorno ad un centrocampo perfetto che, oltre alla classe del bosniaco, ha potuto vantare i muscoli di De Rossi e l’esplosività di Strootman. Ora per Pjanic però arriva il bello: la vetrina internazionale per mettersi in mostra ulteriormente agli occhi dei top club mondiali. Non sono poche le persone che hanno etichettato la Bosnia, all’esordio ai Mondiali, come una delle possibili sorprese; resta il fatto che le fortune dei biancoblu di Sarajevo passeranno per forza di cose dall’asse regista-punta, ovvero dall’intesa Pjanic-Dzeko. Sarà dunque il tuttofare romanista a dover innescare il potente centravanti del City, cercando di far sognare un’intera nazione, in un girone dove, a parte la corazzata Argentina, nulla è già scritto vista la presenza di Nigeria e Iran. Tra l’altro Pjanic costituisce l’unico esempio di vero regista nel suo raggruppamento, infatti né gli argentini, né gli africani o gli iraniani hanno a disposizione in mezzo al loro centrocampo un giocatore delle caratteristiche dell’ex Lione. Pjanic è uno di quei giocatori dotato di una visione di gioco fuori dal comune, che affianca ad una capacità di calcio pazzesca, sia da fermo (è uno specialista delle punizioni) che in movimento. A tutto ciò aggiunge una rapidità nel dribbling e un perfetto tempismo nell’inserimento tra le linee (nasce infatti trequartista) che fanno dell’imprevedibilità una delle sua armi migliori. La Bosnia ruota intorno a quello che decide lui, Dzeko è un “semplice” finalizzatore. Già la prima gara, in programma il 15 giugno contro l’Argentina, ci dirà molto delle reali potenzialità della nazionale balcanica; incontrare subito gli uomini di Sabella potrebbe essere un vantaggio per Pjanic e compagni: affrontare in partenza i favoriti del girone con entusiasmo e sapendo di non avere niente da perdere pone i bosniaci in una posizione di grande vantaggio, come ci ha già dimostrato il Senegal nel 2002. Spensieratezza e Pjanic sono gli ingredienti giusti per una grande Bosnia.

Il più atteso: LIONEL MESSI

Messi atteso reutersSe hai quattro-dico-quattro Palloni d’Oro sulla mensola del salotto; se hai lo stipendio più alto del mondo, roba che anche Bill Gates si stropiccia gli occhi; se hai vinto ogni trofeo possibile immaginabile dallo scibile umano e dallo scibile Blatteriano (che sappiamo essere un Universo a sé stante) tranne quella maledetta coppa, beh, allora non hai alternative: non solo devi vincere il Mondiale con la tua Nazionale, ma devi stravincere, dominare, ammazzare ogni singola partita e, solamente dopo tutto ciò, alzare la coppa al cielo. Eccola la maledizione di Messi, più puro rappresentante del detto evangelico nemo propheta in patria: illuminante ed illuminato fuoriclasse nel Barcellona, opaco e spento numero 10 con la sua Argentina. Ciò che ha fatto vedere in maglia blaugrana infatti, la Pulga non l’ha mai fatto vedere in albiceleste e questo, gli argentini, non gliel’hanno ancora pienamente perdonato. Del resto Messi è un dono del Signore, qualcosa di alieno e soprannaturale, qualcosa al di fuori di ogni concezione. Il suo fisico, i suoi trascorsi, rendono il suo talento incomprensibile, probabilmente anche per lui. Messi non ha il carattere in grado di controllare tutto questo ben di Dio ed è proprio quando la forza deve essere mixata sapientemente al cuore, alla cattiveria agonistica ed al carattere che Lionel è sempre mancato. Nel momento in cui al suo fianco si assentano i prodigiosi moschettieri (altro scherzo della natura genetico-calcistica) Iniesta e Xavi, la sua luce sembra spegnersi un po’, brillare meno di quanto in realtà possa fare. Fino ad oggi questo è ciò che gli è sempre successo in Nazionale, dove seppur sia stato in grado di decidere partite, non è mai stato in grado di decidere competizioni. Oggi, alla fine di quella che si può dire esser stata la peggior stagione della sua carriera, Messi si trova nuovamente davanti ad un bivio del destino: continuare a scrivere la storia nel Vecchio Continente o divenir leggenda della sua Nazione, lasciata troppo presto per poter esser veramente sua senza bisogno di sforzi. Tutti si chiedono se Messi, finalmente, riuscirà a stupire il mondo anche in albiceleste. Con Messi si trascende il calcio, si entra nella narrativa ed è per questo che il Girone F non avrà altro protagonista all’infuori di lui.

La sorpresa: RODRIGO PALACIO

Rodrigo-Palacio-ReutersRodrigo Palacio, sicuramente non uno sconosciuto. La splendida stagione (personale, non di squadra) con l’Inter che si è appena terminata ha solo confermato una volta di più la notevole qualità del Trenza. Certo, nelle fila nerazzurre; ma tutta un’altra musica dovrebbe essere in Nazionale, un’Argentina con il reparto offensivo forse migliore del Mondiale: Messi, Agüero e Higuain sono un tridente d’attacco formidabile, che difficilmente può trovare concorrenza, soprattutto interna; senza dimenticare la presenza di un certo Lavezzi. Dovremmo quindi dedurre che Palacio dovrà accontentarsi di un ruolo da gregario, da panchinaro di lusso da inserire solo in caso di sventure occorse ai tre divi sopracitati? Io non credo, e a giudicare dalle ultime amichevoli premondiali nemmeno il c.t. Sabella ne è del tutto convinto. Palacio, sotto certi punti di vista, è un giocatore unico: polmoni infiniti, disponibilità al sacrificio, duttilità tattica, senso del gol, e non poca classe: una pedina che farebbe comodo ad ogni allenatore. Quest’Argentina è una squadra decisamente votata all’attacco, basti considerare che nel trio di centrocampo spicca Angel Di Maria, giocatore che in questa fenomenale annata con il Real Madrid ha imparato a giocare più arretrato, ma che comunque predilige spaziare dalla metà campo in su. Una squadra fortissima quindi, ma che rischia di ritrovarsi decisamente sbilanciata. Allora ecco come un giocatore come Palacio, che più volte abbiamo visto nella stessa partita fare da elastico continuo fra le due aree di rigore, potrebbe rivelarsi presenza fondamentale per trovare il giusto equilibrio e permettere ai tanti fuoriclasse albicelesti di poter esprimere al meglio le loro doti offensive senza doversi preoccupare di ripiegare in fase di contenimento. Il Trenza nerazzurro, sulla carta fuori dai titolari, potrebbe essere quindi la chiave di volta per questa Argentina, in un trio d’attacco composto dall’inamovibile Messi e uno fra Agüero e Higuain come prima punta. Ora la palla passa a Sabella.

Un altro modo di raccontare lo sport.

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