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“Unisce perché è il calcio, è il giocatore più tecnico, uno che non ha mai fatto niente di clamorosamente negativo, è l’essenza del pallone. Per quello viene riconosciuto come un calciatore globale, che a ogni tocco di palla lancia un messaggio positivo: anche uno troppo normale può essere troppo bravo”. Così Cesare Prandelli, attuale Ct azzurro, definisce Andrea Pirlo nella Prefazione del libro “Penso quindi gioco” che racconta la storia del campione bresciano, scritto con l’ausilio di Alessandro Alciato, giornalista di Sky. Ed è proprio quel pensare così più velocemente degli altri, nel titolo si effettua un vincente riadattamento del motto cartesiano, che ha reso Pirlo un giocatore unico nel panorama mondiale. Non lo fa apposta vede le cose che gli altri non vedono in campo, e poi le fa con una naturalezza spaventosa.

Il rischio che c’è sempre nello scrivere una biografia, soprattutto se di uno sportivo celebre e affermato, è quello di cadere in un agiografia stancante. “Penso quindi gioco” invece è un’infinità di aneddoti sulla carriera di Pirlo, ma anche una descrizione dell’Andrea-pensiero sui “mali” attuali del calcio (soldi, razzismo, scommesse e violenza negli stadi).

gattuso_pirloSe dovessi scegliere una definizione per Pirlo che traspare da questo libro direi un nobile “cazzaro”. Nobile perché, sempre citando Prandelli, “Pirlo mi ricorda Scirea: il loro modo di essere leader silenziosi. Davanti a questi personaggi, le rare volte che decidono di intervenire, lo spogliatoio si zittisce in toto”; “cazzaro” perché nel libro viene fuori tutto il lato umoristico di Pirlo: come la volta che in Nazionale insieme a De Rossi andò nel cuore della notte a svegliare Gattuso (non proprio Giaccherini) per spruzzargli in faccia il contenuto di un estintore. Insomma non un superuomo, ma un giocatore con la testa sulle spalle che ama divertirsi.

51jk3KxRPwL._SY300_Non le manda a dire a nessuno Pirlo e racconta qualsiasi cosa. Si va dalle quattro volte che il suo addio al Milan sembrava cosa fatta (Real con Capello, il Chelsea di Ancelotti, il Barcellona durante l’affare Ibra e infine il Qatar a 10 milioni all’anno), fino alla stima per Balotelli che Andrea definisce “la medicina, l’antidoto a un veleno all’apparenza letale (il razzismo)”. Gli aneddoti che snocciola sono di tutti i gusti. Rispetto e stima per personaggi come Berlusconi (“è teatrale e sa esattamente quello che vuole, per questo è un grandissimo presidente”) ed Andrea Agnelli (“un semplice tra gli speciali, tutti Agnelli allo stesso modo. Di nome, ma di fatto leoni”), indifferenza per Galliani, chiamato il “signor Bic” per la penna che gli regalò quando andò via dal Milan, parole al veleno invece per Tardelli, che lo lanciò in under 21 per poi “censurarlo” all’Inter, “quante volte avrei voluto dirgli: “Sai dove te lo puoi mettere quell’urlo che ti ha reso famoso?”.

Un fiume in piena Pirlo, che non si preoccupa di raccontare particolari per certi versi impensabili: come le sfuriate fatte da Lippi alla squadra durante il radioso Mondiale in Germania del 2006, o il suo terribile pensiero di lasciare il calcio dopo il tracollo di Istanbul. E poi Conte che “quando parla, i concetti ti aggrediscono, entrano, spesso con violenza. Si intrufolano dentro di te, sfondano la porta”, le punizioni imparate studiando Juninho Pernambucano, il disinteresse verso il pallone d’oro e i fantasmi della notte di La Coruña.

SOCCER: SERIE A, JUVENTUS-ATALANTASicuramente un libro da leggere per le mille curiosità raccontate e perché racconta la storia di uno dei giocatori più forti degli ultimi 10 anni del calcio italiano. E soprattutto perché, per chiudere sempre con Prandelli, “Andrea Pirlo appartiene a una categoria da proteggere: è il calciatore di tutti”, anche chi non segue il calcio infatti lo conosce.

Insomma c’è poco altro da dire: “Penso quindi gioco”, semplicemente Andrea Pirlo.

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«Le cose non succedono, le cose vengono fatte succedere» (JFK). «Ci sono due modi per tornare dalla battaglia: con la testa del nemico o senza la propria» (PDC).

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