Roy Hodgson

Quaranta giorni all’inizio degli Europei, meno di un mese alla consegna della lista dei convocati. Soprattutto, quasi tre mesi dall’esonero (dimissioni? Non scherziamo…) di Fabio Capello. È in questo contesto che la sempre impeccabile Football Association emette un comunicato in cui si preannuncia l’assunzione di Roy Hodgson come nuovo c.t. dei Three Lions.

 

Siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di incapacità del massimo organo federale del calcio inglese? Credo di sì. Dato il ben servito al tecnico friulano l’8 febbraio scorso nell’ambito del caso Terry (di nuovo: non scherziamo, quello è stato solo un pretesto…), tutti pensavano che il chief executive Brian Barwick avesse già in mano il tecnico degli Spurs Harry Redknapp. Invece no. Sarà stata l’indagine per frode fiscale in cui è stato coinvolto (e prontamente assolto); sarà stato che in un momento in cui il Tottenham lottava per il primo posto il tecnico londinese non ha voluto impegnarsi con la Nazionale; sarà stata l’alta clausola rescissoria (10 milioni di sterline, mica 10 milioni del derelitto euro): fatto sta che non se n’è fatto nulla. E così si vira immediatamente sul tecnico diventato in soli sei mesi a Liverpool Roy “Noodgson”. Ma nessuno crede alle dichiarazioni pro-forma, in cui si dice che sia sempre stato la prima scelta (chiedere a Gasperini). Si tratta evidentemente di una cattiva gestione da parte dell’FA.

 

Ora, dopo che molti giocatori si erano pubblicamente espressi a favore di Redknapp, gli stessi giocatori avranno a che fare con un allenatore assolutamente meno carismatico, con molta più esperienza (che, Di Matteo insegna, non è tutto) e con una significativa allergia alla vittoria (8 trofei in Svezia e Danimarca; altrove, il nulla). Soprattutto, un ct che è attualmente manager del WBA. Vero, il contratto è prossimo alla scadenza; vero, i Baggies sono già salvi, grazie al buon lavoro del mister; ma devono giocare ancora fino al 13 maggio. Da lì in poi, il tecnico di Croydon avrà suppergiù tre settimane per programmare una competizione per cui le altre 15 nazionali hanno speso la miseria di un paio d’annetti.

 

Un’operazione ben fatta, insomma, dove la proverbiale spocchia britannica ha giocato un ruolo non secondario nel far credere a tutti che loro, gli inventori del gioco, queste cose se le possono anche permettere. Tanto loro a vincere sono costretti comunque, si tratti di don Fabio, del buon vecchio Hodgson o di Psycho Pearce.

 

twitter@MattiaSavoia

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