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Continuiamo il cammino di avvicinamento agli attesissimi Mondiali di sci, che si terranno a Vail/Beaver Creek dal 2 al 15 febbraio 2015. In questo periodo che ci separa dall’inizio della rassegna iridata, vi accompagneremo presentandovi i protagonisti, e raccontandovi aneddoti e storie di questa competizione. Il tutto attraverso le parole più significative degli stessi atleti.

“La passione per lo sport sulla neve
scorreva nelle vene della mia famiglia
prima ancora che io nascessi. […]
Da subito, mi invase un acceso entusiasmo.
Non volevo far altro che sciare.”

Dominik Paris

dom parisQuando nasci in una famiglia in cui lo sport è parte fondamentale e il suo ruolo è quasi quello di un’istituzione religiosa, il rischio, grande, è che finisci per allontanarti non solo da uno sport in particolare ma dal mondo sportivo in generale. Non succede sempre ma, spesso e volentieri, le cose vanno a finire così.

Venticinque anni fa, a Merano, in Trentino, c’era una famiglia che viveva lo sport come una palestra di vita. E 25 anni fa, in questa famiglia, ad aprile, nasceva un bambino che poteva prendere la strada (o la curva, per rimanere in ambito sciistico) sbagliata. I genitori lo chiamarono Dominik, come fosse una versione “tedeschizzata” di quel Domenico, molto italiano,  che significa consacrato al Signore. Fughiamo ogni dubbio, non è diventato prete, ma ha preso un altra curva, la sua. Il papà di Dominik è un maestro di sci e quando il suo figlioletto ha appena tre anni e mezzo decide di mettergli, per la prima volta, un paio di sci ai piedi. È l’inizio di una passione grande, unica e, per certi versi, totalizzante. “Da subito mi invase un acceso entusiasmo” , queste sono le parole di un maturo atleta che ricorda i momenti decisivi della sua vita e dell’infanzia. Sono le parole di un uomo che ha fatto la sua strada, piene di salite e di discese, di molte curve e tanti bivi. E, di conseguenza, tante scelte.

actionLa prima scelta Dominik la fa subito, appena messi gli sci ai piedi. Sì, perché nonostante i soli tre anni capisce che quella è la sua vita. “Non volevo fare altro che sciare” così ha pensato quel giorno di ormai 22 anni fa. E così ha fatto. Ha iniziato col papà, lezioni su lezioni, discese dopo discese fintanto che non è diventato un corpo unico con gli sci. Non è stato facile, come sempre accade quando ci si allena col proprio padre, però forse proprio la presenza di una figura familiare nel suo caso ha reso tutto più facile. E così, a 6 anni, iniziano le prime gare, le prime porte da superare e la prima, entusiasmante, sfida col cronometro. È stato forse il primo vero giudice “esterno” per Dominik. Che però, per la seconda volta, fa, nella sua vita sportiva, una scelta importante, decisiva. Finita la gara capisce che quella è la sua strada, che la sensazione di tre anni prima, quando mise gli sci ai piedi per la prima volta, era quella giusta. E con la stessa grinta con cui si affrontano le porte in una gara di sci, Dominik ha vissuto quegli anni di vita. Anni importanti che lo formano, gli insegnano e lo fanno crescere. Ma c’è un momento, intorno ai 16-17 anni, in cui un ragazzino deve sbattere la testa da solo per capire cosa vuole veramente dalla proprio vita. Dominik, in quegli anni, era da poco entrato nella squadra zonale dell’Alto Adige e, durante l’estate, si era trovato un lavoro per arrotondare la paghetta. Sono periodi duri, il lavoro pesante di muratore sottrae tempo prezioso agli allenamenti e, se ci si aggiunge il fatto che a quell’età “fare baldoria con gli amici era un’attività non di secondaria importanza” , allora il gioco è fatto. È stata una scelta quella di Dominik e, vista l’età, non si può certo biasimarla. Non si può farlo perché sappiamo tutti benissimo come si vive quegli anni, anni in cui non sei più un bambino ma neppure un adulto, anni di ribellione all’autorità, anni di musica metal se i tuoi genitori ascoltano musica classica, anni in cui l’unica cosa che interessa è sembrare piuttosto che essere. È un percorso normale, comprensibile.

Poi però succede anche che come questo periodo inizia, dopo un certo tempo finisce. Succede che ci si trova a scegliere, per l’ennesima volta nella vita, come attaccare una porta, se molli e rischiare di non riuscire a passare quella dopo, oppure grintosi, vogliosi, pronti a tagliare il traguardo per primi. E spesso succede che per decidere in un senso o nell’altro serva una scossa. Dominik riceve la scossa a 18 anni quando, per ritrovare se stesso, decide di passare un’intera estate come pastore in Svizzera. È l’ennesima scelta azzeccata: appena rientrato a casa e appena iniziati gli allenamenti, ritrova quel feeling con gli sci che in fondo non aveva mai perso. Viene richiamato nella squadra zonale, e da lì, in breve tempo, passa alla Coppa Europa e, infine, alla Coppa del Mondo. Arriva la gioia della partecipazione alle Olimpiadi di Vancouver e, l’anno dopo, del primo podio in coppa del Mondo. È il giusto avvicinamento al momento clou, alla stagione d’oro.

kitzbhuel2012/2013, la stagione inizia come meglio non potrebbe andare: a Bormio, Dominik centra la prima vittoria in Coppa del Mondo. Era il 29 dicembre. Il 26 gennaio, neanche un mese più tardi, arriva forse uno dei momenti più belli, emozionanti e importanti della carriera di Paris. Siamo in Austria, la gara è quella di Kitzbühel, la pista è la famigerata Streif. Per capirci, è un po’ come il Bernabeu o il Maracanà dello sci: in una parola, leggendaria. Dominik però sceglie di gareggiare con quella grinta necessaria per affrontare le porte e il cronometro nel modo giusto, vincente. Sì vincente, perché l’altoatesino domina la gara e diventa il secondo italiano, dopo Ghedina, a vincere su quella pista magica. La stagione finisce con l’argento mondiale di Schladming e con il terzo posto in classifica di Discesa Libera. È una stagione fantastica, unica. Poi però una botta, un colpo duro da assorbire. Una di quelle cose che ti farebbero mollare tutto. Il fratello di Dominik muore in un incidente in moto. Una legnata che forse, visti i risultati, lo blocca per quasi una stagione.

Poi, però, l’ultima scelta di Dominik. Così non può continuare, c’è bisogno di una svolta, e allora decide di allenarsi nelle porte da gigante, porte strette, che, per affrontarle, necessitano di una tecnica enorme e una sensibilità non comune. E i risultati già si vedono, specialmente in Super Gigante. Fino ad ora, in questa stagione 2014/2015, si leggono 2 quarti posti e 3 podi, e un quarto posto in classifica generale niente male per uno che l’anno prima aveva fatto poco o nulla. Forse è solo fortuna dirà qualcuno, forse però è che in fondo questo ragazzo davvero non vuole fare altro che sciare. E lo sta facendo veramente bene.

Studia Sustainable Energy, nel tempo libero prova a scrivere e fare foto per raccontare la vita di tutti i giorni www.gigibotte.com

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