osvaldo vs samp

Mise una mano in tasca, ne tirò fuori un pugno di monete, abbastanza per un paio di medie. Quello che ci vuole. La domenica è davvero noiosa. La partita di suo figlio al mattino, la suocera a pranzo, ma soprattutto il campionato. Due ore di show recitato da persone che santiddio dalla vita hanno avuto tutto. Li vede belli, ricchi, famosi, ma cos’ha sbagliato lui invece? Perchè una tale perfezione non gli appartiene? Con questo rancore addosso entrò nel solito bar. Si accesse la sua sigaretta, il proprietario glielo permette, un vecchio amico. Non c’è nemmeno bisogno di ordinare la prima birra, è già sul tavolo che lo aspetta. Una straordinaria ordinarietà.

osvaldo vs sampE poi li vide, lì in televisione, che scendono in campo, chi fra gli applausi chi fra i fischi (che differenza fa? A lui appena appena lo guarda in faccia la moglie). “Ma da dove verranno? Perchè non sono come loro?”, pensò. La partita inizia, gol, azioni spettacolari, duelli in fascia all’ultimo respiro, bordate di insulti e cori estasiati. Ma soprattutto loro. Qui ci vuole un’altra birra. È un misto di ammirazione e invidia, di odio e di affetto, per questi esseri insondabili, chissà che cos’hanno dentro? Saranno fatti come lui? Mah. La partita volge al termine. Rigore per la Roma. Ma che sta facendo Osvaldo?! Ruba il rigore a Totti, lo vuole battere proprio lui. Lo calcia malissimo, ma lui nemmeno se ne accorse. Era immobilizzato, stranito, scioccato da quello che aveva appena visto. Un tarlo cominciò a entrare nella sua testa. No, non è possibile, figuriamoci. Concentriamoci sugli ultimi minuti che è meglio. A Genova la partita finisce, si era ormai tranquillizzato, quand’ecco che… un dito medio! Delio Rossi ha fatto un gestaccio del genere, sotto gli occhi, veri e televisivi, di tutti! Gli cadde il bicchiere di mano. Questo era davvero troppo. Calma, qui ci vuole una Marlboro. Il tarlo rodeva, mamma mia come rodeva. Perchè mai Osvaldo ha voluto a tutti i costi calciare quel rigore? Per un semplice motivo: voleva essere lui l’eroe. Desiderava la gloria, voleva sentirsi importante e apprezzato. Diamine, proprio come me!, pensò. E Delio: pure lui si incazza a tal punto da alzare il medio all’avversario, non diversamente da come aveva fatto lui a un motociclista solo il giorno prima! Scoppiò in una risata quasi isterica, si alzò in piedi, guardò il barista e urlò: “Ah! Sono come noi! Proprio come me e te!”. Gli fece al volo un’altra media. La trangugiò in pochi sorsi e uscì dal locale.

delio rossi dito medioFuori udì le chiacchiere di un improvvisato salottino stradale del post partita. “Osvaldo li mortacci tua come cazzo ti è venuto in mente!”. “Che vergogna Delio Rossi, un gesto davvero incomprensibile”. Ma se ne vadano al diavolo. Il nostro uomo era al settimo cielo. Questa gente è gente come tutti noi, che ha voglia di gloria e riconoscenza, che si arrabbia fino a perdere il controllo, ma che colpa ne hanno? Noi forse non vogliamo sentirci importanti, e non perdiamo il senno quando qualcuno ci provoca? Lasciamoli in pace, il resto è solo letteratura. Se ne andò felice, canticchiando con De Andrè: “…non mi sembra che siano mostri, non mi sembra che siano eroi…”.

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