Tifosi Costa Rica reuters

Giamaica a Francia 1998Quando la Giamaica arrivò in Francia per i Mondiali del 98’ si parlò giustamente di tutto tranne che di calcio. Era la squadra “simpatia” di quell’edizione, prese cinque pappine dall’Argentina e se ne andò a casa. L’Arabia Saudita, quattro anni dopo, ne incassò 8 da una Germania tutt’altro che irresistibile. I Mondiali erano ancora, perlomeno nella loro dimensione più “esotica”, un allegro carrozzone di maschere, figuranti e tante squadre materasso che ricordavamo per magliette folkloristiche e nomi impronunciabili. Per non parlare delle loro prestazioni calcistiche.

Oggi solo un mondiale straordinariamente bello e crudele ha impedito a Messico, Cile, Grecia e Algeria di andare avanti. La Costa Rica, per il momento, è ancora lì, la Colombia pure, anche se questa non è propriamente una sorpresa. Che fine hanno fatto le squadre “simpatia”? Ci siamo affannati a cercare lo zeitgeist di questi Mondiali, prima con le proteste per le strade, ora dissolte (?), poi con lo scandalo Beckenbauer, scoprendo (?) che la corruzione sulle grandi opere esiste anche in altri Paesi, poi col crollo della Spagna, realizzando (?) il tramonto del tiki-taka, e infine col morso di Suarez, augurandoci ci portasse bene come la testata di Zidane; nel frattempo in Brasile la cosa è diventata seria, senza politica, o vicende extra-calcistiche.

Owen esulta Francia '98 reutersIl 2014 verrà ricordata come la prima edizione veramente globale dei campionati del mondo, dove tutte le squadre, tutte quante, se la sono giocata dall’inizio alla fine, offrendo uno spettacolo senza precedenti. L’abbiamo scritto ieri, lo confermiamo oggi. Bizzarro per un’edizione così priva di prime donne, se pensiamo che nelle scorse edizioni – sempre per citare il ‘98 – ci fosse gente come Bergkamp, Batistuta, Baggio, Ronaldo, Zidane, Raul, Owen e Suker tutta insieme.

La realtà è che è il calcio alla fine è cambiato, e in questo sì che forse la Spagna è davvero riuscita a fare una rivoluzione. Le piccole squadre hanno capito che senza solisti devono inventarsi un gioco corale, che funzioni, supportato da una grande condizione fisica. Ecco, un gioco, senza arroccarsi indiscriminatamente in difesa. Persino il tradizionalmente guardingo Cile negli ottavi di finale col Brasile è riuscito a fare gioco, e con la Spagna sappiamo come è andata a finire. I nostri esperimenti non sono andati altrettanto bene, ma noi siamo un caso a parte. Mentre il mondo cambiava, noi vincevamo i Mondiali del 2006 uscendo come un’araba fenice dalle macerie di Calciopoli. Senza sminuire i meriti di quella squadra meravigliosa, tutto il sistema – calcistico e non – interpretò quella vittoria come il trionfo dell’italianissimo “io-spero-che-me-la-cavo”. La fantasia quando sei con le spalle al muro, il gruppo, lo spogliatoio, eccetera eccetera. Una filosofia che a lungo andare non ci avrebbe portato altrettanto bene. E ci ritroviamo, di nuovo, a dover raccogliere i cocci.

James Rodriguez Colombia reutersAltra storia per quasi tutte le altre Nazionali di questi Mondiali, che di progressi invece ne hanno fatti tanti, davvero tanti. Certo, per arrivare alla finale di fantasia ne servirà comunque, ma anche questo è un ingrediente che in Brasile per il momento non è mancato. Sta a vedere che questo finisce per essere davvero, Italia o non Italia, il “Mondiale dei mondiali”. Buoni quarti di finale a tutti, allora, adesso si fa sul serio. Non c’è più niente da ridere, ma siamo certi che ci divertiremo lo stesso.

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