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“Ohana” significa famiglia e famiglia vuol dire che nessuno viene abbandonato o dimenticato.

 

Ohana. Famiglia. Certe cose non si possono comandare, certe emozioni non si possono, e spesso non si vogliono, controllare. Certi affetti non si trascurano. Li si vive, li si affronta e poi si cullano. Il legame che esiste tra fratelli è qualcosa di profondamente indissolubile, di emotivamente coinvolgente e, allo stesso tempo, di intrinsecamente personale. Per i fratelli Brownlee, oro e argento nel triathlon alle ultime Olimpiadi di Rio, è esattamente così. Ieri erano in Messico, all’ultima tappa delle World Series, e per Jonny questa gara poteva significare Coppa del Mondo. Poteva significare la vittoria finale, la gloria, il coronamento di una stagione indimenticabile. È in testa, pronto ad abbracciare un sogno unico. Poi però succede l’inspiegabile. Mancano 300 metri al traguardo e inizia a barcollare, tentenna, si ferma. Un colpo di caldo forse, un crollo totale che, in quanto tale, ha lasciato tutti a bocca aperta.

Ohana. Famiglia. È in quel momento che esce fuori in maniera prepotente tutto il significato della parola famiglia. E questo succede perché, pochi metri dietro a lui, ci sono il sudafricano Schoeman e il fratello di sempre, Alistair. Il sudafricano continua la sua gara, non curante forse di quello che stava succedendo. La continua giustamente, d’altronde è una gara ed è giusto che ognuno faccia la sua. Però per Alistair è diverso, per lui prima della gara c’è la famiglia, c’è il fratello. E allora fa qualcosa di totalmente incredibile e in qualche modo inaspettato. Si ferma. Prende per il braccio il fratello e inizia quelli che probabilmente sono stati i 300 metri più intensi della loro carriera comune. Inizialmente camminano, o meglio, Alistair si trascina dietro il fratello sofferente. Lo fa per un atto di amore, un atto di amore fraterno che non può non lasciare indifferenti e che dimostra, ancora una volta, che il risultato non è sempre tutto. Poi iniziano a corricchiare. Jonny viene spronato e tirato con forza e dedizione verso il traguardo. Non è un cadavere ambulante ma poco ci manca. Il suo volto è una maschera di sofferenza e dolore, è un insieme di turbamenti fisici con i quali il suo corpo lo implora di fermarsi. Ma più forte della sofferenza, più forte di ogni dolore c’è la forza, la caparbietà e la cruda dolcezza con cui il fratello lo sta accompagnando lungo quegli ultimi 300 metri. E arrivati al traguardo, si manifesta, ancora una volta, tutto il legame che unisce i due fratelli. Alistair sembra quasi fermarsi, manda avanti il fratello e lo spinge aldilà della linea finale oltre la quale Jonny non può fare altro che accasciarsi, stremato, a terra.

brownleePoteva essere la giornata della gloria sportiva, ma lo spagnolo Mola, arrivato 5°, scavalca di 4 punti il britannico vincendo di fatto la Coppa del Mondo. Poteva essere tutto ciò ma per Jonny è stato “solo” la dimostrazione concreta e terrena che ovunque sarà avrà qualcuno pronto a sorreggerlo, ad aiutarlo e ad accompagnarlo lungo la strada  della vita. Era una gara di triathlon, uno sport nel quale si è soli contro il tempo, si è soli contro gli avversari ma allo stesso tempo si è soli con il proprio corpo. Una sfida, un’avventura che in ogni gara è unica, una gara in cui non importa nulla se non riuscire a finire davanti agli altri. Ma questa gara è stata anche qualcos’altro. È stata, prima di tutto, Ohana. È stata prima di tutto il luogo in cui si è visto che in una famiglia nessuno viene abbandonato o dimenticato.

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2 Commenti a “Ohana: i fratelli Brownlee e una storia di fratellanza unica

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