bianca come il latte rossa come il sangue

“Ogni cosa è un colore. Ogni emozione è un colore. Il silenzio è bianco. Il bianco infatti è un colore che non sopporto: non ha confini. […] Beatrice è rosso. Come l’amore è rosso. Tempesta. Uragano che ti spazza via.”

bianca come il latteToccare tematiche come l’amore e la morte non è mai facile. Farlo, poi, calandole nel mondo dell’adolescenza, è una sfida che pochi riescono a cogliere (e a vincere).
Alessandro D’Avenia, nel suo bestseller “Bianca come il latte rossa come il sangue”, uscito nel 2010 edizione Mondadori, ci era riuscito. Il romanzo dipingeva il mondo del giovanissimo Leo con vivacità e profondità (complice la scrittura in prima persona), elementi che sono saltati all’occhio del pubblico attento e, soprattutto, al mondo dei giovani – che è il più difficile da conquistare.

Giovedì 4 Aprile 2013 è uscito nelle sale italiane l’adattamento cinematografico, diretto da Giacomo Campiotti.

Si sa, adattare un libro è sempre difficile. Un libro muta a seconda di chi lo legge: il lettore lo fa suo, crea attorno alla storia un mondo che è personale e soggettivo, che ricalca d'aveniala propria visione della realtà e che cerca di trarne la maggiore soddisfazione.
Un libro al cinema è la visione di pochi, di chi ci ha lavorato, di chi ha speso il proprio talento per scriverlo, girarlo, adattarlo, montarlo, eccetera. È la loro visone, e come tale rischia di deludere i tanti lettori pronti a godere, ancora una volta, della stessa emozione che avevano avuto nel loro personalissimo mondo. Se, però, ci si siede desiderando solo che i valori profondi non vengano traditi, allora si può uscire dalla sala comunque soddisfatti.

Bianca come il latte rossa come il sangue, il film, si concentra molto sul protagonista, Leo, e sul suo cammino di crescita. Scelte registiche, dettagli che lo dipingono prima come un bambino e poi, piano piano, come un ragazzo, danno l’impressione del suo cambiamento e del suo passaggio dall’infanzia all’età adulta.
Il film è un tentativo interessante di adattare una storia potente e profonda come quella di D’Avenia, una storia che riesce a coinvolgere e a far riflettere, senza appesantire. Purtroppo, nel film sembra perdersi questa profondità, e tutto rimane quasi in superficie, appena accennato e poco scavato.
L’uso dei colori, in questo, rende perfettamente l’idea: o bianco o rosso, non c’è via di mezzo. È tipico degli adolescenti vivere le emozioni in modo totalizzante, ed è così che Leo affronta la vita, l’amore e la morte. Con l’esaltazione estrema, per cui bisogna dipingere il mondo di rosso fuoco, o con la disperazione che imprigiona, e allora tutto soffoca nel bianco.
Se gli adolescenti capiscono e apprezzano a pieno questo coinvolgimento totale, forse per un pubblico che ha superato i diciotto anni di età l’impressione è che manchi qualcosa, uno sguardo che perfori maggiormente la superficie di quelle emozioni e dia loro spessore.

Bianca come il latte rossa come il sangue ha un grande pregio: quello di saper alternare la luce dell’adolescenza, con l’ironia e la freschezza dei giovani, all’ombra (che però non è buio) del diventare grandi e del dover affrontare fatiche e dolori, primo fra tutti quello della morte.scicchitano

Filippo Scicchitano, che interpreta (molto bene) il giovane Leo, Luca Argentero nel ruolo del professore, Gaia Weiss in quello di Beatrice e Aurora Ruffino in quello di Silvia, compongono in parte il buonissimo cast di Bianca come il latte rossa come il sangue, arricchito da una sceneggiatura divertente e scorrevole e da un’ottima regia.

Più (o comunque prima) del film (che è comunque una visione assolutamente piacevole), si consiglia la lettura del libro. Perché, anche se si fatica a crederlo, la parola ha molta più potenza dell’immagine e del suono.
La parola è un mondo che si schiude diversamente per chi la legge, e per questo è piena di infinite possibilità.

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