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Incipit

el-diferente-camino-de-zidane-corto-y-simeone-largo-para-volver-a-casaSe fossi nell’allenatore del Real Madrid, Zinedine Zidane, correrei in libreria a comprare L’arte della guerra, scritto dal filosofo e militare Sun Tzu, nel VI secolo a.C. Dico questo perché sono sicuro al cento per cento, o quantomeno voglio credere, che il suo avversario seduto sulla panchina dell’Atletico Madrid, Diego Pablo Simeone, conosca questo libro come le sue tasche. Attraverso alcune frasi del trattato di guerra più famoso del mondo, ci avviciniamo alla finale di San Siro che metterà a confronto due stili e due identità di gioco tanto differenti quanto affascinanti. Penso sempre che i fatti non accadano per caso e la presenza sulle due panchine di allenatori diametralmente opposti non fa altro che alimentare la curiosità per questo match. E se potessimo rivederli sul campo in maglietta, calzoncini e scarpini, il loro duello a distanza potremmo immaginarlo come un’infinita e asfissiante marcatura a uomo dell’argentino sul francese: uno pronto a rompere e ripartire, l’altro a ricamare e creare gioco. Real-Atletico sarà questo e anche molto di più.

Gli esperti nell’arte della difesa si nascondono come se fossero sotto i nove strati della terra; gli esperti nell’arte dell’attacco si muovono come se fossero in cielo. In questo modo riescono a proteggere se stessi e gli e ottengono una completa vittoria.

Sun Tzu, L’arte della guerra

Real Madrid coach Zinedine Zidane gestures during a news conference after a training session at Real Madrid's Valdebebas playground, outside Madrid, SpainSiamo così giunti all’epilogo di un’anonima Champions League e sarà un affare tutto spagnolo e, in particolare, madrileno. Sabato sera a Milano Real Madrid e Atletico Madrid cercheranno di conquistare la coppa dalle grandi orecchie in un clamoroso remake della finale 2014. Per la sesta volta, in finale, approdano due squadre della stessa nazione e per la seconda volta sarà di nuovo il derby cittadino di Madrid a decretare la squadra più forte d’Europa. Il Real di Zinedine Zidane sembra il lontano parente di quei Galacticos che vedevano il fantasista transalpino protagonista in campo ed è una versione piuttosto sbiadita della squadra che nel 2014 vinse la sua decima Champions League a suon di gol, ben 41 in 13 partite. Il progetto Zidane (subentrato a gennaio a Rafa Benitez) è solo all’inizio e al tecnico marsigliese serve sicuramente più tempo per plasmare la squadra a sua immagine e somiglianza, ma al neofita della panchina va dato merito di aver ricompattato uno spogliatoio e un ambiente che avevano patito molto il breve interregno del tecnico spagnolo. Zidane era il vice-Ancelotti e ha voluto riportare serenità e tranquillità, ricompattando lo spogliatoio, aiutando i giocatori a remare tutti dalla stessa parte, ricostruendo quell’essere famiglia (come ebbe a dire Florentino Perez) che furono elementi cruciali del successo della Champions 2014. Ma si sa che a queste latitudini anche vincere potrebbe non bastare, come dimostrato in passato con Ancelotti, scaricato l’anno successivo al trionfo della Decima: per la cronaca, Carletto è tuttora il secondo allenatore nella storia del Real per percentuale di vittorie dietro a Pellegrini ma avendo giocato il doppio delle partite. Conditio sine qua non per la riconferma di Zizou è la vittoria della Champions, sperando che Perez e il club abbiano pazienza di attenderlo. Tempo al tempo, anche se radio mercato ha già annunciato che Unai Emery, fresco vincitore dell’Europa League con il Siviglia, sarebbe stato già allertato.

cropped_REU_2006719Il 4-3-3 è il modulo perfetto per una squadra tipicamente offensiva ma i problemi di equilibrio che sono costati la panchina a Benitez sembrano aver trovato una soluzione. La presenza in campo di Casemiro, elemento necessario in un centrocampo di grande qualità e poca quantità, il giocatore in grado di affidare il pallone nei piedi sapienti dei suoi compagni di reparto, un ruba palloni poco appariscente e nemmeno troppo bello da vedersi, diventato improvvisamente la chiave di volta del cambiamento voluto da Zidane. Ai suoi lati agiscono Kroos e Modric (o James Rodriguez) e il brasiliano funge da frangiflutti e fa da schermo alla difesa madridista. Evidentemente Zidane si è ricordato degli anni in cui era uno dei Galacticos e in mezzo al campo a fianco ai vari fenomeni faceva spesso la sua parte un danese ruvido e senza tanti scrupoli, al secolo Thomas GravesenSe l’attacco si conferma il fiore all’occhiello di questa squadra con 140 reti all’attivo (110 in liga, 27 in Champions e 3 in Coppa del Re), è la difesa che ha fatto notevoli progressi, considerando i 34 subiti in campionato e i 5 presi in Champions. Un paradosso se si pensa al Real Madrid come ad una squadra molto offensiva con qualche lacuna e qualche indecisione di troppo nel reparto arretrato: basti pensare che dei 5 goal subiti in questa edizione di Champions, 3 fanno parte della fase a gironi (tutti contro lo Shakhtar in un rocambolesco 3-4, con Benitez in panca) mentre i restanti 2 sono stati subiti in un’unica partita, contro il Wolfsburg nei quarti di finale. Il Real in questa edizione della Champions ha chiuso con 10 clean sheet sulle 12 partite disputate. L’incognita numero uno della finale riguarda però Cristiano Ronaldo. Il capocannoniere della Champions con 16 goal (ad un solo goal dal suo record di 17 nell’anno della Decima) continua ad essere infastidito da problemi muscolari e proprio qualche giorno fa ha fatto temere il peggio per via di una brutta botta subita in allenamento dal compagno di squadra Kiko Casilla. Le foto social tranquillizzano tifosi e appassionati, ma è lecito chiedersi in che stato di forma si presenterà il portoghese, già costretto a saltare l’andata della semifinale contro il City. Sicuro assente della partita, il difensore centrale Varane.

L’invincibilità dipende dalla difesa; la possibilità di vittoria, dall’attacco.

Sun Tzu, L’arte della guerra

Atletico Madrid news conferenceL’Atletico dal canto suo arriva a questa finale con le stimmate dell’ammazzagrandi: eliminati in rapida successione, Barcellona nei quarti e Bayern in semifinale, con tanti saluti al tiqui-taca di Luis Enrique e Guardiola. Hanno così trionfato il pragmatismo e la filosofia del Cholo Simeone, con il suo modo di intendere il calcio. Sicuramente non bello da vedere ma efficace e tremendamente cinico, il blindatissimo e iperdifensivo 4-4-2 (o 4-4-1-1) dell’Atletico sembra essere l’arma giusta per mettere in difficoltà il modulo di Zidane. Dimenticate estetica e il bel gioco, l’Atletico di Simeone, nella sua veste filosofico-tattica ribattezzata Cholismo, approda alla sua terza finale dopo le delusioni del 1974 e del 2014 e lo fa nella maniera migliore, da outsider con l’entusiasmo alle stelle, con niente da perdere (si fa per dire) e tutto da guadagnare. Delle ultime tre annate di Champions, tutte sotto la guida di Simeone, nelle 17 partite casalinghe dell’Atletico i Colchoneros hanno chiuso con soli 4 goal al passivo, (un numero impressionante), e se consideriamo solo l’ultima Champions (tra casa e trasferta), i goal subiti sono 7, e ben 8 (su 12) le partite in cui Oblak ha chiuso la saracinesca senza subire goal. I numeri parlano chiaro, far goal a questo Atletico è molto difficile.

Bayern Monaco vs Atletico Madrid - UEFA Champions League 2015 2016In campionato i materassai, colore e foggia delle uniformi della squadra sono analoghi a quelle delle tele che un tempo rivestivano i materassi, hanno subito soltanto 18 reti in 38 partite: record annuale dei cinque maggiori campionati europei. L’attacco con 63 reti in Liga e 16 in Champions è un reparto che ha mutato pelle in continuazione sin dall’inizio dell’annata: acquistati in pompa magna Jackson Martinez (partito poi per le sirene e gli yuan cinesi) e l’argentino Vietto, i colchoneros hanno scelto di puntare sulla velocità di Griezmann, confermatosi a ottimi livelli realizzativi dopo l’annata scorsa, e sul Niño, Fernando Torres in alternativa al belga Ferreira-Carrasco. Sarà l’ennesima partita a scacchi o vedremo finalmente una partita aperta? Viene da pensare che Simeone non snaturerà le caratteristiche e l’idea di gioco che l’hanno portato alla sua seconda finale in tre anni, dato che nelle rare virate dal 4-4-2 al 4-3-3 i risultati non lo hanno premiato. In più, come spesso accade in corsa, l’Atletico per rendere impossibile la vita agli avversari si ritrae e il 4-4-2 diventa 4-5-1 ed è la densità in mezzo al campo a complicare le cose agli avversari. Insomma, 4-3-3 contro 4-4-2. Il modulo peggiore per complicare la vita ai Blancos di Zidane.

La tattica – Pianificazione e valutazione

Quindi, se sei capace, fingi incapacità; se sei attivo, fingi inattività.

Sun Tzu, L’arte della guerra

449311-atletico-reutersCi sono stati dei momenti, durante i due match dei quarti di finale tra Barcellona e Atletico, in cui gli uomini di Simeone erano rintanati negli ultimi venticinque-trenta metri a protezione della porta difesa da Oblak. La pressione blaugrana era incredibile. Eppure l’Atletico non soffriva più di tanto il possesso palla degli uomini di Luis Enrique. Il centrocampo si muoveva in maniera sincrona (e a zona) pressando randomicamente i possessori di palla blaugrana: l’Atletico non ha solo atteso e ha fatto saltare il banco con piccoli accorgimenti che un Barcellona piuttosto stanco e senza idee non ha saputo interpretare. Intasare gli spazi rendendo impossibili le incursioni blaugrana, costringendo Messi a girare al largo lontano dalla porta di Oblak, è stata la classica ciliegina sulla torta di un capolavoro tattico di Simeone. L’Atletico si è poi ripetuto contro il Bayern, seppur con qualche sofferenza in più, dimostrando come la difesa ad oltranza (e il relativo contropiede) possano essere tuttora un ottimo antidoto soprattutto contro avversari più forti di te. L’Atletico ha visto il baratro e lo spettro dell’eliminazione almeno due volte ma quelle prove (PSV e Bayern appunto) hanno reso più forte (se mai ce ne fosse bisogno) un gruppo determinato ad arrivare fino in fondo.

Atteggiamento e predisposizione

Simula inferiorità e incoraggiane l’arroganza.

Sun Tzu, L’arte della guerra

Champions, allenamento e conferenza Real MadridPartire con gli sfavori del pronostico spesso aiuta, toglie pressione e la mette sugli avversari. Ovviamente il Real è favorito. Blasone, abitudine alla vittoria (13 finali, 10 vittorie) ed esperienza fanno pendere l’ago della bilancia a favore dei Blancos. Sentirsi favoriti al contrario è un rischio. Zidane ha esperienza di partite come questa, da giocatore ne ha disputate (e perse più d’una) mentre è alla prima assoluta da allenatore: sicuramente non avrà bisogno di motivare i suoi campioni ma dovrà essere un bravo psicologo evitando che i suoi possano pensare, anche solo per un momento, di aver già vinto. L’arroganza è un rischio che il Real non può permettersi soprattutto in una partita in cui il tuo avversario è l’Atletico di quel satanasso del Cholo Simeone.

Fondamentale in tutte le guerre è lo stratagemma.

Sun Tzu, L’arte della guerra

realmadridwolfsburgSe i sistemi di rilevazione montati in tribuna calcolassero i chilometri percorsi dagli allenatori, Simeone sarebbe, per distacco, il numero uno in classifica: mai seduto, mai fermo, sempre pronto a incitare i suoi e il pubblico, feroce nell’impartire consigli e nel richiamare i giocatori. Instancabile, irrefrenabile, immarcabile perfino dal quarto uomo e spesso fuori dall’area tecnica che è diventata, per lui, una sorta di proforma. I suoi tic (la camicia da sistemare ogni tot), il suo modo di vivere la partita e di interpretarla, ne fanno uno spettacolo nello spettacolo. A volte trascende, perché il Cholo è uno sanguigno a cui non si può chiedere di non essere istintivo. Di Zinedine Zidane e del suo ruolo in panchina vogliamo ricordare la doppia versione nella doppia sfida contro il Wolfsburg nei quarti di finale. Inquadrato più volte dalle telecamere, il francese, avvolto in un impeccabile cappotto scuro, appariva impotente davanti ad una squadra irriconoscibile: una sconfitta così netta e imbarazzante lo restituì altrettanto imbarazzato negli atteggiamenti durante il match. Forse non lo sapeva, Zinedine, che la Germania per il Real è una bestia nera: delle 29 partite giocate in terra teutonica, il Real ne ha vinte, nella sua storia, appena 4 a fronte di 19 sconfitte. Anche nella partita di ritorno, quell’inconsapevolezza trasparì: Zidane sembrava catapultato lì per caso, inconsapevole di quanto stesse accadendo. La tripletta di Ronaldo restituì un’immagine più umana del franco-algerino, che nel dopo partita confermò quanto il suo lavoro fosse stato molto psicologico e poco tattico, sottolineando la sua scarsa conoscenza del suo nuovo ruolo: “È la mia serata più bella da quando alleno. I miei giocatori hanno fatto straordinariamente bene dopo il risultato dell’andata. Ora dobbiamo recuperare le forze perché sabato ci aspetta un’altra sfida importante. So come funzionano le cose nel calcio e sono soddisfatto di ciò che stiamo facendo. So anche che ci saranno altri momenti difficili, ma l’importante sarà mantenere la calma. Il ruolo di allenatore è complesso, ma ho una squadra straordinaria su cui contare e continuo ad imparare. Mi piace ciò che sto facendo”

Che partita sarà?

Attacca il nemico dove non è preparato, fai sortite con le truppe quando non se l’aspetta.

Sun Tzu, L’arte della guerra

Liga, Atletico Madrid- RealSarà un match sicuramente diverso da quello del 2014. L’Atletico ha dovuto modificare e apportare alcuni accorgimenti: Griezmann non è Diego Costa e non ne non ha il fisico, e pertanto anche l’Atletico si è dovuto adeguare e Simeone ora predilige sortite palla a terra grazie alla presenza di uomini di tocco come Saul, Carrasco e Koke. Il Real dal canto suo non ha più l’atout Di Maria, il giocatore in grado di creare superiorità numerica e sparigliare le carte in tavola, ma in sostanza anche il Real ha cambiato pelle: Zidane punta ad un maggior possesso di palla e i tre centrocampisti stanno molto vicini per creare più gioco. Ancelotti amava le verticalizzazioni rapide mentre qui il pallone agli attaccanti arriva attraverso un gioco più manovrato. I bastoni tra le ruote Simeone potrebbe metterglieli pressando molto alto e molto frequentemente i due centrocampisti deputati alla costruzione: se Kroos e Modric dovessero essere braccati spesso e volentieri, i rifornimenti per la BBC (Benzema, Bale e Cristiano Ronaldo) si ridurrebbero in maniera drastica. Prima conseguenza, Bale e Cristiano Ronaldo sarebbero costretti ad abbassarsi, allontanandosi dall’area dove sono sicuramente pericolosi. La seconda conseguenza, andrebbe a penalizzare le due ali aggiunte, Carvajal e Marcelo, impedendogli di spingere, di arrivare al cross o di combinare con gli esterni offensivi del tridente. Infine il pressing dei Colchoneros potrebbe costringere Pepe e Ramos a costruire il gioco, cosa in cui i centrali difensivi del Real non sono molto abili. Allo stesso tempo il Real non dovrà concedere spazi ai repentini capovolgimenti di fronte che l’Atletico ha in mente, sfruttando la velocità di Griezmann e la capacità del centrocampo di ribaltare l’azione. In Europa, credo che solo il Leicester sia più rapido nel far partire il contropiede.

Quale esercito ha gli ufficiali e i soldati meglio addestrati?

Sun Tzu, L’arte della guerra

1767704-37352207-2560-1440Facile dire che gli attaccanti potranno recitare il ruolo di attori protagonisti della serata. Cristiano Ronaldo dopo le reti nelle finali del 2008 e 2014, rispettivamente con le maglie di Manchester United e Real Madrid, potrebbe diventare il primo a segnare in tre finali di UEFA Champions League ed è ovviamente l’indiziato numero uno. Sull’altra sponda, Antoine Griezmann sembra l’uomo adatto a diventare l’eroe della serata milanese. Giocatore con ampi margini di miglioramento (classe 1991), il rapido attaccante francese sta vivendo l’anno della sua consacrazione ad alti livelli: al suo arco avrà anche la freccia di Euro 2016, un appuntamento importante anche perché giocato davanti al pubblico amico. Parlando di frecce, il pensiero vola rapido al numero 11 Blancos, che risponde al nome di Gareth Bale. Il gallese che ha trascinato la sua nazionale agli Europei ha elevato il suo livello di gioco e ha migliorato il numero di goal segnati con il Real (19 in Liga, non male per un esterno). Bale ha finalmente dimostrato di potersi scrollare di dosso il peso di quei 100 milioni pagati per assicurarsi le sue prestazioni, risultando decisivo per le sorti della squadra anche nei momenti più complicati, gestendo meglio dal punto di vista psicologico il dualismo con Cristiano Ronaldo. C’è solo uno zero nell’annata del gallese: i goal segnati in questa edizione della Champions.

Atletico Madrid v Bayern Munich - UEFA Champions League Semi Final First LegPuntiamo molto, se non in termini realizzativi, ma qualitativi, nella prestazione che potrà giocare il giovane Saul Niguez, classe 1994, grande uomo di raccordo tra centrocampo e attacco, abile nel rovesciare rapidamente il fronte e a trasformare l’azione da difensiva a offensiva. Lui è la sorpresa numero uno di questo Atletico 2015/16 insieme al difensore centrale Gimenez. Irruento, anche per via della sua giovane età (21anni), il talento uruguagio, in coppia con l’altro Orientales, Diego Godin, forma una cerniera centrale di grande valore. Ha sostituito Miranda trasferitosi all’Inter e ha la stoffa del veterano. Godin dal canto suo è uno specialista dei colpi di testa sui calci da fermo e tanto per tornare indietro alla finale del 2014, proprio un suo colpo di testa (e l’incertezza di Casillas) stava per regalare all’Atletico uno storico trionfo. A mettere le cose a posto ci pensò un altro sicuro protagonista della partita di sabato sera: Sergio Ramos. Un altro di quelli con il vizio del goal.

Pronostico

Se ci limitassimo prosaicamente al blasone, alla tradizione e alla storia diremmo, senza dubbio, Real Madrid. Ma questo è un anno particolare. Si conferma la maledizione della Champions che non vuole saperne di restare nella stessa bacheca per due anni di fila: quest’anno a farne le spese è stato il Barcellona dei fenomeni che apparivano invincibili. Le sorprese paiono essere all’ordine del giorno, basta vedere cosa è successo in Inghilterra, dove contro pronostico ha trionfato l’outsider Leicester. In ultimo, il Real non appare irresistibile. Il doppio confronto in semifinale ha sollevato più di un dubbio sul valore della compagine merengue: troppo morbido il Manchester City per impensierire gli uomini di Zidane che, allo stesso tempo, non hanno certo brillato, limitandosi al minimo sindacale. Così potrebbe essere l’anno di Simeone e della sua masnada di affamatissimi pirati d’assalto. Eliminare in fila Barcellona e Bayern non è da tutti, ma fermarsi proprio sul più bello sarebbe imperdonabile.

Numerologia

Scontri diretti in Europa: 6

Atletico: 1 vittoria

Pari: 1

Real Madrid: 4 vittorie

In Liga, Coppa di Spagna e Supercoppa di Spagna

202 incontri

102 vittorie Real

51 vittorie Atletico

49 pareggi

In questa stagione in Liga

Atletico-Real 1-1 (Benzema, Vietto)

Real-Atletico 0-1 (Griezmann)

Atletico imbattuto contro il Real da 8 partite (5 vittorie, 3 pareggi).

Ultima sconfitta, la finale del 2014.

Bilancio Real in Champions 2015/16

9 vittorie

2 pareggi

1 sconfitta (2-0 a Wolfsburg)

27 goal realizzati

5 subiti

Bilancio Atletico in Champions 2015/16

6 vittorie

3 pareggi

3 sconfitte

16 goal realizzati

7 subiti

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