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Mi presento: mi chiamo Elia, ho ventiquattro anni, abito a Milano e ho una passione smisurata per i colori rossoneri. Ho esultato in serate memorabili come Manchester e Atene, tanto per citarne un paio; ho sofferto in numerose occasioni (Istanbul e Reggio Emilia, per ricordare episodi un po’ più attuali). Ma mai come oggi sono fiducioso, un po’ come quando ti togli un peso dallo stomaco: ti senti più leggero, un po’ più lieto e non vedi l’ora di scoprire quello che verrà.

Coach Allegri sacked after AC Milan's seventh defeatNon che il sottoscritto soffra di mal di stomaco, e neppure è una metafora per definire il nostro ex allenatore Allegri un peso. È solo un modo per descrivere la mia condizione fisica ed emotiva ogni volta che ho guardato giocare il mio Milan in questa, fin qua, maledettissima stagione. Non voglio nemmeno essere bacchettone in questa riflessione, perché veramente non c’è bisogno di criticare e perciò demolire ciò che ancora non si è costruito (mi riferisco alla squadra). Oggi non è una festa: brindare in questo momento così difficile sarebbe da illusi e miserabili. Dunque da che cosa si può ripartire? Difficile dirlo, visto che tutti i difetti di questa squadra sono via via aumentati anziché diminuiti. Sul piano sportivo, occorre una svolta, sia dal punto di vista personale che collettivo, una svolta in cui cuore, orgoglio ed organizzazione (Clarence pensaci tu!), ma soprattutto dedizione al lavoro quotidiano, dovranno farla da padrone. Stare nel Milan vuol dire questo, l’hanno dimostrato uomini che, alla soglia dei quaranta, erano i primi ad arrivare e gli ultimi ad andare via da Milanello. Gente come Baresi, Van Basten, Maldini, Gattuso, Nesta, Inzaghi e lo stesso Seedorf, a cui toccherà il compito di trasmettere questa mentalità. I risultati sul campo sono la conseguenza di tutto ciò. Perciò mi appello ai ragazzi: i tifosi, quelli veri, vi sostengono anche se sbagliate, l’importante è l’impegno e l’atteggiamento.

Sul piano “aziendale” il discorso è ancor più complesso, ma forse non ho la competenza, né il titolo, per azzardare consigli. Confido molto nella competenza della dirigenza affinchè si riporti il Milan tra i top club europei, dove merita di stare. Credo che nuovi investimenti (quelli buoni) e progettualità possano essere un ottimo punto di partenza per questa rinascita (esempi limpidi sono il Bayern ed il Dortmund). Mi piace sperare che si stia già lavorando in questa direzione, e di sicuro l’esperienza di Galliani e l’entusiasmo di Barbara saranno il giusto mix per perseguire questo obbiettivo. Per quanto riguarda i tifosi, un po’ delusi, un po’ giustamente arrabbiati, questo è il momento in cui l’affetto, il sostegno e la passione non devono venir meno. I tifosi possono trasmettere la mentalità vincente alla propria squadra. Nella rimonta della passata stagione si è visto anche questo. E proprio a riguardo vorrei, infine, concludere con un ricordo: una sera di sette anni fa, a San Siro, quando Carlo Ancelotti, ora l’allenatore della squadra più prestigiosa al mondo, dopo la conquista della settima coppa dei campioni incitava il pubblico con il coro che più sosteneva lui e la squadra nelle gioie e nei momenti bui. Mi è rimasto dentro e oggi vale più che mai: «Forza lotta, vincerai, non ti lasceremo mai!».

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