maglia del piero 10

Si fa un gran parlare nell’ultimo periodo del famigerato top player offensivo che sta cercando la Juve ormai da due stagioni.

Tanti i nomi che stuzzicano i tifosi bianconeri: si va dal tanto chiacchierato Van Persie al meno blasonato, ma non per questo meno forte, Jovetic, passando per Suarez, Cavani e Dzeko.

Ma più passa il tempo e più cresce la paura che il pugno di mosche in “stile Aguero” raccolto la scorsa estate si ripeta.

 

Anche perché il grande colpo dell’estate bianconera, oltre a far fare il salto di qualità definitivo per far arrivare la Juve al pari delle big d’Europa, avrà anche una pesantissima eredità, che in Champions si farà ancor di più sentire.

 

 

 

Eh sì, la Juventus 2012-2013 sarà la prima senza Alex Del Piero. L’uomo che ha fatto la storia recente e contemporanea di Madama quest’anno non sarà ai nastri di partenza del ritiro estivo per guidare i compagni in una nuova e avvincente stagione. Ale ha lasciato la sua numero 10 alla società senza far polemica, in punta di piedi come lui ha abituato a fare negli anni mirabili della sua eccezionale carriera.

 

 

 

Ora tocca alla dirigenza decidere chi potrà essere “degno” di portare un simbolo di tale importanza. Perché è inutile nasconderlo che sia Van Persie (al quale è stata promessa), Giovinco (il sostituto naturale) o Marchisio (il nuovo simbolo della juventinità) il primo match in cui vedremo qualsiasi altro giocatore indossare quella casacca ci verrà da sorridere, o piangere, dicendo: “non saranno mai come Alex”.

Perché in fondo in fondo quando la Juve andava a giocare all’estero, che fosse il Kosice o il Real Madrid non faceva differenza, il primo collegamento fatto con la squadra bianconera era Del Piero. In tutto il mondo Ale era, ed è, conosciuto come uno sportivo completo, corretto in campo e fuori, portatore per i suoi tifosi di quei valori che segnano la juventinità vera, e nemico “fidato” degli avversari (chiedere a Totti e Galliani per conferma).

 

In un calcio controllato da sceicchi e petrodollari sarà davvero difficile, se non impossibile, trovare un altro Del Piero, non tanto a livello tecnico quanto dal punto di vista umano.

Perché se è vero che la Juve gli ha regalato tante gioie e emozioni allo stesso tempo molte volte lo ha trattato come uno qualunque (Capello e Agnelli su tutti). Ma lui non faceva una piega, non convocava conferenze stampa per rispondere, si metteva sul campo d’allenamento a lavorare, come un Chiumento qualunque, certo che il calcio lo avrebbe ripagato in qualche modo. E una volta che veniva ripagato (il Mondiale dopo il fallimento a Euro 2000 oppure lo scudetto di quest’anno dopo la B) si rimetteva da capo perché in fondo vincere era lo scopo del suo lavoro.
Sportivi così attualmente non ce ne sono molti, ancor meno nel mondo del calcio.

 

Insomma ricordiamo alla dirigenza juventina, sempre che ce ne fosse bisogno, l’importanza dell’acquisto che dovrà fare quest’estate perché se è vero che dopo Platini arrivò Zavarov, dopo Zidane arrivò un certo Pavel Nedved.

 

Per questo Marotta prendi tutto il tempo che vuoi per pensarci ma non “svendere” quella numero 10, e fai memoria di cosa rappresenta per uno juventino.

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«Le cose non succedono, le cose vengono fatte succedere» (JFK). «Ci sono due modi per tornare dalla battaglia: con la testa del nemico o senza la propria» (PDC).

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