Cuche-roi-de-la-Streif

Sabato si è imposto per la quinta volta nella discesa di Kitzbühel, unico nella storia sulla pista più difficile del circuito alpino: il giorno prima annunciava il proprio ritiro dalle corse al termine della stagione. Con Didier Cuche se ne va il più grande discesista dell’ultimo decennio, uno dei più grandi sciatori di questa stagione, con Miller, Svindal e Kostelic, un riconoscimento universale e popolare.

Eppure scorrendo il suo curriculum non si troverà menzione di ori olimpici, della sfera di ghiaccio della coppa del mondo, nemmeno si troverà di una vittoria sulla prestigiosissima pista del Lauberhorn, la discesa infinita e bella e soleggiata vigilata dal Monaco che mai si stanca di proteggere la vergine dal minaccioso Eiger, e da balze innevate su cui si ammassano  impensabili migliaia di appassionati: un luogo in cui qualunque atleta, tanto più se svizzero, vorrebbe frenare da vincitore.

Lo strano caso del neocastellano è proprio questo: godere di una considerazione altissima pur non avendo raggiunto tutti i successi che solitamente servono a consacrare un campione.

Lo sci è uno di quei sport crudeli che mettono in palio tutto nel giro di pochi primi, in rare occasioni: ci vuole poco ad essere degradato nella mediocrità con l’accusa di non essere mai presente nei momenti decisivi. Nel caso di Didier Cuche questa accusa non è mai stata alzata per mettere in dubbio il suo talento.

Ma Cuche è stato soprattutto un fenomeno popolare, uno a cui gli spettatori hanno dato credito sempre e che ancor oggi affacciato al cancelletto suscita il rispetto massimo, su tutti. E forse è stato proprio il suo carattere inquieto e sfortunato a far innamorare i più a questo velocista.

È possibile che sia stato proprio il seguito popolare a convincere anche gli addetti ai lavori del bontà assoluta del suo talento. Uno che una settimana dopo aver fallito per l’ennesima volta a Wengen è riuscito a dare interesse a una Streif amputata grandemente a causa delle pessime condizioni climatiche: una gara che si è decisa con distacchi insolitamente ridotti per una discesa, per la sua breve durata. In una gara altamente svalutata, il guizzo nobilitante è stato la linea perfetta delneocastellano, che ha stupito tutti nelle doti di tecnica ed equilibrio dimostrate nella capacità di controllo sui salti del finale, dove il trentasettene ha fatto la differenza in maniera eclatante. Il giorno dopo l’annuncio del suo ritiro ha rilanciato la sua stagione: chissà che a partire dallo slancio di questo weekend il vecchio indomito non sappia ancora riservarci qualche tonda sorpresa.

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