italia-brasile

pelé vs burgnichCi sono partite che non sono come le altre. Ci sono partite in cui si respira la storia, per le quali il mondo si ferma. Partite dove a scendere in campo è il Calcio con la C maiuscola, partite per il quale il calcio è stato creato. Italia-Brasile è una di queste. Non conta se in palio c’è un titolo mondiale o se si tratta di una semplice amichevole. Italia-Brasile dà significato al calcio, al business milionario che lo circonda, alla passione infinita di miliardi di tifosi.

Paolo Rossi hombre del partido al Sarrià di Barcellona, Pelé che prende l’ascensore per il cielo di fronte a un impotente Burgnich, l’urlo di gioia di Taffarel sotto il sole di Pasadena, Meazza che calcia tenendosi i pantaloncini con l’elastico rotto: ci sono fotogrammi che valgono più di mille gol e mille campionati. Fotogrammi che solo partite come Italia-Brasile possono regalare.

Azzurri e Verdeoro si sono incontrati solamente quattordici volte nella propria storia, eppure è la sfida più grande che il pallone abbia saputo regalare al mondo. Dal primo scontro in cui Peppin Meazza mandò a casa una nazionale carioca orfana di Leonidas, Italia-Brasile è cresciuta parallelamente a questo sport, diventandone l’espressione più sublime. I nove titoli mondiali complessivi, quella finale che consacrò Pelé e quell’altra finale che condannò Baggio alle lacrime eterne, quella sfida mundial dove Pablito distrusse la più forte nazionale di sempre: Italia-Brasile è una leggenda che non finisce mai, che si rinnova ad ogni capitolo. È la storia infinita tra un popolo che ha fatto del pallone la propria ragione di vita e un altro popolo che quando non ha più una ragione per vivere la cerca nel pallone. Il fùtbol bailado e il catenaccio, il palleggio e la tattica, il dribbling e la marcatura difensiva, lo spettacolo e il «primo non prenderle»: in queste due nazionali che si scontrano è racchiuso tutto ciò che il calcio ha saputo esprimere in un secolo di storia.

taffarel baggioCi sono cose che non si possono spiegare, ma solamente raccontare: non potrete spiegare a qualcuno cosa significhi Italia-Brasile, ma se gli racconterete delle lacrime di Baresi e di Dino Zoff che fermava la palla sulla linea mentre i brasiliani urlavano alla rete, comprenderà che stasera dovrà essere davanti alla televisione.

Perché a pronunciare «Italia-Brasile» la voce trema, anche se si tratta di una sfida per il primato nel girone di Confederations Cup. In quel binomio rieccheggiano il dramma e l’estasi che solo una sfida che significa calcio ma che va oltre il calcio è in grado di produrre. Non fatevi ingannare dal contesto tutto sommato amichevole, dai sorrisi di Prandelli e dall’amicizia tra Balo e Neymar: in Italia-Brasile non c’è spazio per i convenevoli, Italia-Brasile è la storia che bussa alla porta del calcio. E a noi non resta che aprirla e osservare in religioso silenzio.

A scuola insegnano che per parlare di storia si deve guardare al passato, ma ci sono pezzi di presente che sono già storia. Questa sera a Salvador de Bahia, quando la Dea Eupalla si incarnerà in quei novanta minuti in tutta la sua potenza, la storia potrà essere toccata con mano.

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Leggo Tex Willer e fumo Camel Light.

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