gilardino numero 10

Non ci sono più le mezze stagioni, questo è un dato di fatto mi pare. Fa caldo in aprile ed in autunno fa così freddo che l’eskimo non basta, come cantava pure Guccini in pieno stato di contestazione cosmica. Inutile dire che, tra l’altro, si stava meglio quando si stava peggio, perchè non ci sono più i valori di una volta e se piove si sa che è colpa del Governo ladro, o di qualche immigrato, inutile girarci attorno. Mi date del qualunquista, del forgiatore di frasi fatte? Non negate l’evidenza, eddai! Adesso mi direte anche che i trequartisti di oggi sono quelli del passato, che il 10 lo indossa il giocatore di maggior talento. Ascoltate me, non esistono più i trequartisti di una volta.

 

Guccini non ci ha cantato sopra a questo tema, ma ciò non significa che sia un fatto degno di minor rilevanza rispetto all’estinzione delle mezze stagioni. Il momento in cui ti accorgi di avere addosso un maglione di lana caprina quando per strada ci sono venticinque gradi nonostante sia novembre, beh, equivale al momento in cui prendi a tuo figlio la maglia numero 10 del giocatore della sua squadra del cuore con la sicurezza che esso sia il più talentuoso ed invece ti accorgi che calcia punizioni alla Desailly e dispensa assist degni di un Molinaro d’annata. Son delusioni queste, e pure cocenti. Detto in tutta franchezza, da quando c’è questa storia che chiunque può prendere il numero che gli pare e piace, beh, se ne vedono di boiate sul campo. Tralasciando volutamente i centrocampisti con il numero 1 (se non erro un certo Kafes o qualcosa del genere, greco) e attaccanti che privati del loro amato 9 si sbizzarriscono in equazioni algebriche sulle maglie pur di sentirsi ancora bomber (ah, Zamorano!), io ce l’ho in particolare con quei giocatori che si appropriano del numero 10 solo e soltanto perchè, da bambini, era il loro sogno. E perchè non era anche il nostro di sogno scusate?

 

Il nostro sogno, la nostra fantasia che vagava per il prato del parco o per il giardino della villa della zia ricca trasformando il tutto in un palcoscenico degno dell’Old Trafford e noi nel nuovo Zico, Maradona, Del Piero, Baggio, Totti o chi altro. Un 10 in ogni caso, sempre e comunque. Certo, poi non è che disprezzassi gli altri giocatori, ma il 10 era il 10, gli altri potevano avere coglioni cubici e gambe di marmo, ma nessuno disegnava lanci e punizioni deliziose come i 10, non c’era niente da fare. Poi accendi la tv e vedi Gilardino. Numero? 10. Cambi, vedi Luciano del Chievo. Numero? 10. Inizi a spazientirti. Passi al Milan, ecco Boateng. Numero? 10. Vade retro! Poi c’è il Pescara in tv e noti con piacere che in campo non ha nessuno con il 10. Bene. Però scorri i nomi in panchina e noti che il 10 lo indossa un certo Celik. E chi è ‘sto Celik? Wikipedia docet: classe ’90, svedese, ex GAIS. No, va beh, adesso il dieci se lo può prendere anche ‘sto qui, inaccettabile. Piuttosto fai come la Juventus o il Cagliari che non l’hanno dato a nessuno invece che darlo ad una pippa o ad un tatuato tutto muscoli e Melissa Satta, o come il Napoli che ha fatto ancora meglio ritirandolo dopo Maradona, perchè tanto nessuno avrebbe mai potuto raggiungere i picchi di fantasia prodotti nei partenopei dal Pibe de Oro, o come l’Inter, che lo lascia a Sneijder, che quanto meno ricorda i vecchi trequartisti di una volta. Ma Celik e Boateng no. E’ troppo. Ci state uccidendo i sogni, i nostri sogni, per poter realizzare i loro. Non gli bastano i soldi, eccheccazzo?

 

La dura realtà è che il 10 si sta estinguendo, come le mezze stagioni, e l’esempio è Totti. Il Pupone non ce la fa più a giocare dietro le punte: troppe botte, troppi pestoni, troppi insulti, troppa pressione. Meglio là davanti, dove il suo destro sa ancora fare decisamente male e dove, soprattutto, non sei costretto ad aiutare dietro. Il calcio, oggi, è diventato più veloce, più dinamico, non puoi più permetterti di difendere in dieci uomini perchè il tuo 10 gioca solo quando la palla ce l’hai tu. Il calcio è cambiato, oggi è meglio avere un Gargano o un Vidal piuttosto che un Baggio e non esagero. Equilibrio, coordinazione tra reparti, movimenti di squadra: un 10 non capirebbe granchè di tutto ciò, e non solo uno Schiaffino che giocava ancora quando il calcio era palla lunga e pedalare, ma anche soltanto un Platini. E se anche lo capisse, beh, farebbe come Totti, cioè tanti saluti alla trequarti e ben trovata area avversaria. Non è un capriccio da prime donne, è spirito di sopravvivenza, è la dura lotta contro l’evoluzionismo darwiniano applicato al calcio. E così tanti saluti ai nostri vecchi sogni, alla maglia numero 10 che anche senza un nome stampato sopra aveva un’anima tutta sua. Non ci sono più i trequartisti di una volta, proprio come le mezze stagioni, che invece non ci sono proprio più, pace all’anima loro. Ah, ricordo ai calciatori che comunque i soldi non fanno la felicità, ma questo è un altro discorso.

 

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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