petkovic

Ogni martedì, il dio del calcio commenta gli ultimi eventi pallonari.

È un’idea che manca. Un’innovazione, una svolta, che poi tradotta si chiama coraggio. È questo che manca alla Serie A, un po’ di ardimento e di fiducia. Ne sto scrivendo di capitoli del grande libro del calcio, e nel mondo se li divorano, ma in Italia siamo davvero rimasti ancora alla prefazione. Ti siedi felice e speranzoso, che sia in tribuna o davanti a Diretta Gol cambia poco, e ti alzi depresso e malinconico. Prendiamo il Milan, per cominciare. Due mesi di film dell’orrore e poi finalmente quei due-tre giocatori decisivi entrano in forma e si comincia a far risultati. La naturale conseguenza, ora che i giocatori si son ricordati di essere tali, sarebbe approfittarne per cominciare a creare un sistema di gioco che possa sopperire ai disastri anche tattici delle scorse domeniche. E invece? E invece niente, ecco cosa vi dico. El Shaarawy e Montolivo tirano avanti la baracca da soli? E allora basta, speriamo che duri il più possibile, amen se fino a due settimane fa il centrocampo avrebbe fatto la sua figura giusto al circo di Moira Orfei. L’idea di provare a cambiare, a essere innovativi non passa nemmeno per la testa. Mah.

Passiamo all’altra sponda del Naviglio. Il 7-0-3 di Strama obiettivamente ormai convince meno della Santanché premier, eppure non ci si schioda, si va avanti con due paralitici e mezzo in attacco, e poi tutti dietro a far barricate. Mancheranno i giocatori, però diamine uno straccio di iniziativa di cambiamento si potrebbe anche avanzare, no? Il Garcia di turno versione Babbo Natale non ci sarà ogni partita.

Zeman! Tu quoque, fili mi? Proprio tu che hai sempre portato avanti con fierezza il tuo 4-3-3 spregiudicato e brillante, ora ripieghi su un 4-4-2 noioso quanto i migliori Chievo-Siena? Abbi il coraggio di perseguire la tua idea, non piegarti al volere materialistico e ancestrale del calcio italiano! Ne sarà magari contento Maurizio Pistocchi, ma è una regressione davvero indecorosa. E al diavolo la solidità, l’equilibrio e tutte queste blasfemie di cui ci si riempie tanto la bocca per mascherare l’incapacità di saper vincere dando spettacolo.

E poi, caro Petkovic, ma lo sapevi che la partita dura 90 minuti? Non puoi pensare di giocare solo un tempo e poi regalarne un altro all’avversario che, se non fosse stato per la consueta prestazione eccellente degli arbitri italiani, avrebbe raggiunto il pari. Ah, difendiamo il risultato, dici? Mentalità da vero vincente. È possibile trovare una squadra che giochi per attaccare e fare gol per una partita intera?

Forse il Napoli e la Juventus, lo devo riconoscere. In questo momento sono le uniche squadre italiane che mi fanno respirare un po’. Ma anche da parte loro, siamo ancora legati a una concezione calcistica vecchia e superata, in Europa si inventano il tiki-taka, il nuovo calcio totale made in Dortmund, e nel Bel Paese invece siamo ancora fermi al Milan di Nereo Rocco. Scusate, ma così non si va da nessuna parte. Serve una svolta, un cambiamento, avere gli attributi per proporre e perseguire un’idea innovativa, che cambi radicalmente questa concezione calcistica. Attendo speranzoso, ma neanche troppo fiducioso.

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