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Come tradizione febbraio è il mese dell’anno dove si gioca l’evento sportivo più importante ed atteso degli Stati Uniti d’America, la finale del campionato di football, il Super Bowl.

Brick wall, ovvero muro di mattoni, è questà la prima immagine che si stampa nella mente di qualsiasi tifoso di football quando si parla di Ray Lewis, il linebacker veterano dei Baltimore Ravens. Domenica prossima sarà l’ultima partita in carriera per Lewis, l’ultima grande battaglia prima di appendere la corazza al muro. Ci sono tre parole per descrivere adeguatamente il futuro Hall of Famer:

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Tough guy  Ray Ray, natio della Florida, è una vera e proprio leggenda in Maryland, il suo nome viene pronunciato con rispetto e ammirazione in tutto il Free State. Lewis è l’ultimo giocatore ancora in attività della squadra originale dei Ravens (in precedenza Cleveland Browns e rilocati a Baltimora nel ’96), draftato come 26esima scelta assoluta nel 1996, non si è più spostato da B’more per 17 stagioni. 17 lunghi anni giocati nel ruolo più duro possibileRay è un LB che compone la difesa subito dietro la linea di scrimmage, probabilmente il migliore di sempre della NFL. Per rendere l’idea della fisicità richiesta e il logorio derivante dagli innumerevoli scontri, degli oltre 3000 LBs presenti nel database storico della NFL solo 35 hanno raggiunto le 14 stagioni in carriera.

Nel football l’attenzione è monopolizzata dal quarterback e dall’attacco, la chiave per vincere le partite però sta nella difesa. I Ravens sono una squadra che ha raggiunto grandi successi nella loro breve storia, dal 2000 ad ora hanno disputato per nove volte i playoffs, vincendo 4 titoli della AFC North, 2 titoli di Conference e il Super Bowl XXXV. Merito indubbiamente di gente come Flacco ma soprattutto del livello della difesa, guidata da Lewis, costantemente tra le migliori della lega. Ray ha guidato la sua squadra per numero di tackles ogni stagione fin dal suo esordio, e l’intera lega nel ’97 e ’99, diventando un vero e proprio incubo per gli avversari.

imagesDominant La popolarità di Lewis ha raggiunto l’apice grazie alla sua prestazione in occasione del SB vinto contro i Giants. Ray Ray era il faro della difesa composta con gli altri LBs Peter Boulware e Jamie Sharper, considerata una delle migliori linee di sempre e la sola nella storia ad impedire agli avversari di andare a punto in un SB (l’unico touchdown per i Giants è arrivato ritornando un kickoff). Lewis, già difensore dell’anno, è stato autore di una prestazione eccezionale, boccando semplicemente qualsiasi giocatore dei G-Men che osava entrare nel suo raggio d’azione, vincendo meritatamente il premio di MVP della finale. La sua partita giocata, in maniera così dominante, ha dato vita all’espressione in slang “to Ray Lewis something or someone”, per indicare l’annichilimento totale instillando paura e intimidazione. Ormai il guerriero è sul cammino del tramonto, a 37 anni non è più dominante come un tempo ma la classe c’è ancora e non si può nascondere.

Leader Al Pacino deve essersi inspirato proprio a Ray Lewis per il suo discorso motivazionale in “Ogni maledetta domenica” quando dice che nella sua squadra si massacra di fatica se stessi e tutti quelli che ti stanno intorno per ogni singolo centimetro di campo. Lewis infatti non è solamente un grande giocatore nel suo ruolo ma un vero leader, il primo a dare l’esempio sul terreno di gioco caricandosi di responsabilità nei momenti difficili, estremamente esigente con se stesso e quindi altrettanto con i compagni di squadra. Per ammissione di numerosi teammates, il richiamo più temuto da tutti durante gli allenamenti non è quello di caoch Harbaugh ma le lavate di capo di Ray Ray.

Domenica quindi a New Orleans sarà l’ultima volta che vedremo uscire dal tunnel degli spogliatoi Ray Lewis con la sua danza tipica, sarà l’ultimo atto di una carriera leggendaria e non poteva esserci palco migliore che quello del Super Bowl, il traguardo massimo per un giocatore di football, per calare il sipario.

 

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