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Il 29 maggio Prandelli deve depennare 9 nomi dalla lista dei 32 pre-convocati a Coverciano. Già, perché l’8 giugno partono gli Europei e il 10 l’Italia si trova ad affrontare nientepopòdimeno che i campioni del mondo della Spagna.
Possiamo noi aiutare il povero Cesare che siede sulla panchina più cigolante del pianeta, quella e la sola su cui altri 59 milioni di persone ritengono di potersi sedere in modo più degno di qualsiasi altro vi sia designato? La risposta è no. Finito l’articolo? No, tranquilli, perché quanto meno possiamo dare dei criteri e dei suggerimenti al tecnico di Orzinuovi e possiamo ragionare un po’ su quello che deciderà di fare.

 

Innanzitutto, i 32: Buffon, De Sanctis, Sirigu, Viviano; Abate, Maggio, Barzagli, Bonucci, Bocchetti, Ranocchia, Chiellini, Astori, Ogbonna, Criscito, Balzaretti; De Rossi, Pirlo, Marchisio, Nocerino, Thiago Motta, Cigarini, Verratti, Montolivo, Diamanti, Giaccherini, Schelotto; Giovinco, Cassano, Balotelli, Di Natale, Destro, Borini.
Come ogni due anni, i prescelti fanno discutere tutto lo stivale. Manca questo, manca quello. Chi sono i calciatori che sembrano mancare di più in questa nazionale, almeno secondo i 59 milioni di colleghi che il buon Cesare ha? In porta qualcuno ha fatto i nomi di Abbiati e Sorrentino, ma non sono mai stati molto nell’orbita di Coverciano nonostante la loro validità, e soprattutto Marchetti, punito secondo il chiaro regolamento azzurro di portare solo esempi di fair-play.

 

In difesa, il nostro calcio sembra non offrire più quella ricchezza e quella qualità che fino a pochi anni fa ci contraddistingueva  e di cui Cannavaro (Fabio, ovviamente) è stato l’ultimo discendente. Quindi, bene così. Il ragionamento è chiaro: 2 terzini destri e 2 sinistri, 3 centrali destri e 3 sinistri più il jolly Bocchetti. Chi tagliamo? Ranocchia e Astori.

 

Ma arrivano i reparti che più fanno discutere. Centrocampo: al di fuori del fortissimo De Rossi-Pirlo-Marchisio, i cui ultimi due possono godere di un ulteriore allenamento quest’anno in maglia bianconera, molti acclamavano Pepe, ottima stagione per lui con Conte, ma Prandelli non lo ha chiamato per due probabili motivi:  1) per la sua Italia il CT ha in mente un 4-3-3 i cui esterni alti sono veri e propri attaccanti e non centrocampisti; 2) al Mondiale scorso proprio Pepe è stato massacrato dall’opinione pubblica e il tecnico può averlo bocciato in fatto di maturità. Altri reclami pubblici, soprattutto capitolini, a favore dei laziali Mauri-Candreva-Ledesma, o del buon Rigoni, che è parso l’unico degno della massima serie nel Novara di quest’anno. Se nella testa del nostro savio mister ci sono ancora alcuni dubbi su chi lasciare a casa, glieli sciogliamo noi: per lo stessa rinuncia a Pepe bisogna tagliare anche Giaccherini e Schelotto, esterni di gran corsa ma pochissimo esperti e non funzionali al gioco prandelliano. Altre dolorose rinunce: Thiago Motta e soprattutto Verratti. Il regista pescarese in particolare ha suscitato il clamore di tutti, ma ha tempo davanti a sé e può esser più utile all’Under 21. Questo reparto ricco di talento non ha bisogno del trequartista: a malincuore, via Alino Diamanti, che si è guadagnato la maglia azzurra col sudore e le sue magiche traiettorie ma paga un calcio che sempre più rinuncia al 10 di una volta.

 

Ed ecco l’attacco. Miccoli, Matri, Borriello e Pazzini già a casa. Il più allora è fatto e ci permettiamo di togliere dai 32 il buon Fabio Borini, né vera prima punta né seconda: in 6 partite (speriamo) non ci sarà spazio per lui.

 

Si è tanto vociferato sulle scelte meritocratiche di Prandelli, che in effetti sembra aver premiato molti che non hanno un “nome”. Ma quanto si può essere coerenti fino in fondo con questa intenzione? Chi lascerebbe a casa De Rossi (più no che sì quest’anno) per Verratti o Schelotto (rivelazioni di Pescara e Atalanta)? E allora sorge un’altra domanda: perché pre-convocare i giovani se poi li si lascia in Italia? Forse, dicono i maligni, per facilitarsi la scelta a Coverciano, dove in questo modo non ci sono personaggi pesanti a cui negare il biglietto aereo, evitando così polemiche disturbatrici. Propendiamo invece (o ci piace crederlo), pieni di stima per l’uomo Prandelli, che la sua idea sia stata quella di gratificare davvero giocatori in ascesa e di accostarli per qualche giorno ai loro beniamini, da cui strappare qualche trucco e soprattutto per porgli davanti dei modelli a cui ispirarsi. Inoltre, non da sottovalutare che le luci della ribalta possono stordire piccoli campioni o addirittura fargli montare la testa (Verratti).

 

Questa nazionale in volo per Euro 2012 poteva forse essere più forte, più esperta, più affamata, ma certo non poteva essere guidata da uomo migliore, che ha fatto e farà le sue ultime scelte in modo oculato, secondo canoni noti in fondo solo a lui ma che ci fidiamo siano i migliori per la vittoria finale.

 

Martino Busnelli

Un altro modo di raccontare lo sport.

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