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Chissà come deve sentirsi Tony Delk a rileggere il draft 1996? Azzardiamo noi: leggermente inferiore, deve essersi fatto piccolo piccolo e messo da parte. Eppure era appena stato votato miglior giocatore delle finali NCAA, era stato scelto alla numero 16 dagli Charlotte Hornets, avrebbe iniziato a giocare con Vlade Divac e Glen Rice. Poi uno scorre il ditino poco sopra e legge: Steve John Nash (Phoenix Suns), Predrag Stojakovic (Sacramento Kings), Kobe Bean Bryant (Charlotte Hornets); come se non bastassero questi tre a sminuire il povero Delk, per curiosità lo sguardo cade sul nome scelto subito dopo di lui, alla posizione 17, Jermaine Lee O’Neal (Portland Trail Blazers). È il 26 giugno e siamo a Rutheford nel New Jersey, un David Stern nel pieno dell’età ha appena consegnato il cappellino di prima scelta dei Philadelphia 76ers a un giocatore che segnerà un’era per la città quacchera: Allen Iverson. È la lotteria più importante e migliore della storia dell’NBA dal 1984 (anno di Olajuwon, Jordan, Barkley e Stockton); per vedere una simile infornata di talenti poi sbocciati nella massima lega americana bisognerà attendere “il draft del Prescelto”, quello del 2003, dove a fare da spalla a LBJ c’erano Melo, Wade e Bosh. Nel 1996 alla numero 5 i Minnesota Timberwolves scelgono Walter Ray Allen: quello a cui Spike Lee ha dedicato un film (He got game) e che nel 2011 è diventato il miglior tiratore da 3 dell’NBA.

Con un draft del genere la stagione si prometteva esaltante. E i fatti le premesse non vengono smentite. 8-9 febbraio 1997: Cleveland (Ohio). Si gioca la 47esima edizione dell’All Star Game. Il pubblico di casa fa il tifo per i suoi due beniamini: l’ucraino Potapenko e il rapidissimo Terrell Brandon, l’ultimo campioncino visto in Ohio prima di LeBron. Il weekend è di quelli che non si dimenticano. La gara del tiro da 3 viene vinta da un biondino, originario del Libano, già visto in quel di Cleveland: Steve Kerr dei Chicago Bulls. La gara delle schiacciate, invece, vede la vittoria del rookie Kobe Bryant. Il giovanissimo giocatore dei Lakers, dopo aver eseguito la schiacciata della vittoria (palla sotto le gambe mentre è in aria e affondo deciso con la mano destra), guarda il pubblico movendo le labbra quasi a dire: «Mi hanno scelto alla 13, mi hanno scambiato subito (era stato venduto dai Charlotte ai Lakers per Divac), ma qualcosa lo so fare anch’io». Sarà chiamato a tutti i successivi All Star Game fino al 2013. La partita dei rookie premia come MVP un Iverson da 16+9, anche se dall’altra parte Kobe ne mette 31.

La “vera” partita invece è un altro di quei momenti da immortalare per sempre. Michael Jordan guida la squadra dell’Est (quando ancora si usavano le diverse magliette delle franchigie di appartenenza) alla vittoria contro l’Ovest di Malone, Payton, Olajuwon e Richmond, con la prima tripla doppia nella storia dell’All Star Game (14+11+11). Nonostante questo l’MVP della partita lo vince Glen Rice di Charlotte, e nonostante i 29.6 punti di media nella regular season arriva secondo nella corsa all’MVP dietro al “postino” Karl Malone degli Utah Jazz. L’asso dei Chicago si presenta così ai playoff desideroso di bissare il titolo dell’anno precedente e di mostrare a tutti di essere ancora il più forte. L’occasione coincide proprio con le Finals NBA di quell’anno dove arrivano le due compagini che hanno dominato la stagione: i Bulls di Jordan (84,1% di vittorie) e i Jazz dello “Stockton to Malone” (78 %). Nelle prime 4 partite della serie il fattore campo salta in continuazione e le due squadre si ritrovano 2-2 pronti per gara 5 a Salt Lake City. In quella partita Jordan scende in campo con la febbre, causata da un indigestione, e batte i Jazz con 38 punti. Memorabile invece la gestione dell’ultimo tiro di gara 6 a Chicago: MJ, pressato da più avversari in maglia viola, smista il pallone a Kerr (quello della gara del tiro da 3) che realizza i 2 punti del titolo, facendosi “finalmente” aiutare dai suoi comprimari nella vittoria dell’anello. Insomma dopo essere entrato nella leggenda Jordan conduce nell’immortalità anche i compagni.

Tutte le emozioni della stagione 1996-1997 possono essere rivissute con i dvd “NBA history”, in edicola dal 17 gennaio con “La Gazzetta dello sport”; quello dell’esordio di Iverson e delle magie di Jordan è il primo numero di una collana che permetterà agli appassionati della palla a spicchi di gustarsi nuovamente le stagioni NBA fino ad oggi.

Si parte da Jordan per arrivare a LeBron passando per Kobe: il treno dell’NBA parte, io non tarderei a salire in carrozza.

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«Le cose non succedono, le cose vengono fatte succedere» (JFK). «Ci sono due modi per tornare dalla battaglia: con la testa del nemico o senza la propria» (PDC).

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