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Due sono andate: belle, tirate, emozionanti. Domenica notte si riparte, il trittico all’AAA può chiudere la serie, come riaprirla totalmente.

Un attimo di tregua, please! Niente partita oggi, quale miglior occasione per un bel film? E, curiosando tra una pellicola e l’altra, capita di imbattersi in personaggini che potrebbero saltar fuori in queste Finals: diamo un occhio…

 

Dominic Cobb, Inception. Un passato travagliato come quello del DiCaprio di Nolan; all’ingresso nella lega, LeBron James ha innestato in tutti l’idea che ogni cosa diventasse di sua proprietà. Ma è diventato vittima del suo stesso potere, delle sue capacità, e l’anello è un inception che non se ne va più. A fine anno la trottola girerà all’infinito sul tavolo?

 

Beatrix Kiddo, Kill Bill. «Ho ucciso tante persone per arrivare fin qui. Ma ne devo uccidere ancora una. L’ultima. Quella da cui sto andando ora: la sola rimasta in vita». Tanta freddezza da paralizzarti, una serie infinita di mosse con cui può ucciderti, e due occhi di ghiaccio che vedono solo l’obiettivo. La mente di Kevin Durant non ha altri pensieri: prima Dallas “Cottonmouth”, poi Los Angeles “Sidewinder”, quindi San Antonio “California Mountain Snake”. Ora lo scontro finale con Miami “Bill”. Ma la vera domanda rimane: KD conosce la tecnica dell’esplosione del cuore con cinque colpi delle dita?

 

Mister Wolf, Pulp Fiction. «Sono il signor Wolf. Risolvo problemi». Quando “Jules” Durant e “Vincent” Westbrook sono in difficoltà, arriva lui, James “Wolf” Harden, a sistemare tutto. Una coperta o una lucidata alla macchina, una tripla o un paio di pick&roll come si deve sul parquet. Se in Oklahoma qualcosa va storto, nessun dramma: una telefonata veloce e dalla panchina esce lui, il Barba.

 

Henry Hill, Quei bravi ragazzi. «Ci trattavano come delle stelle del Cinema, ma eravamo più potenti, eravamo tutto».  È lui il leader nel carisma, ascesa e caduta di un vero potente di questa lega. Dwayne Wade comincia a dare segni di non essere più lo stesso, non è coinvolto nel gioco, sembra avulso. Tradirà come Henry i suoi compagni di sempre, o li condurrà all’anello con un colpo di coda?

 

Roy Batty, Blade Runner. «Io ne ho viste cose…». Come un uomo, più di un uomo: c’è qualcosa di totalmente artificiale nell’androide africano che dal suo fibrosissimo 2.08 domina i pitturati di tutta la Nazione; c’è qualcosa di profondamente tenero nella storia del ventiduenne Serge Jonas Ibaka Ngobila, terzultimo di 18 fratelli, cresciuto con la guerra civile congolese alle porte di casa, giramondo per necessità. Per Ridley Scott finisce in un certo modo: i Thunder sono della stessa idea?

 

Reuben J. “Rooster” Cogburn, Il Grinta. «Se punti un uomo con forza e decisione non pensa a quanti sono con lui, pensa solo a se stesso…». Attorno a lui gente più bella, più brava, più giovane, più appariscente, più in forma. Per il Grinta pare non esserci spazio. Ma quando si arriva all’ultimo scontro, a quello vero, a quello che la gente si ricorda, forse gettare il cuore oltre l’ostacolo può avere un senso anche per Nick Collison. E magari ci scappa pure una nomination all’Oscar…

 

Sergente James “Joker” Davis, Full Metal Jacket. «Io volevo tanto vedere l’esotico Vietnam, il gioiello dell’Asia orientale. Io volevo incontrare gente interessante, stimolante, con una civiltà antichissima… e farli fuori tutti». Un soldato delle seconde linee, comodo dietro le trincee scavate col sangue dei veri combattenti. Finché un giorno decide di combattere la sua guerra, e scendere al fianco degli altri, vedendoli poi soccombere uno alla volta sotto i colpi del cecchino vietnamita. Joker si guadagna lo status di “duro” freddando il nemico, Chris Bosh saprà fare altrettanto con KD e compagnia?

 

Michelangelo, Tartarughe Ninja alla riscossa. Proprio lui, la Ninja Turtle più buffa e combinaguai. Simpatico e coraggioso, è il classico amico che sai ci sarà sempre, lì al tuo fianco; ecco, magari non sai fino a che punto sia un bene…  Russell Westbrook, prendere o lasciare (e noi, sinceramente, prendiamo). Non puoi capire cosa gli passa per la testa, non puoi imporgli uno stile, non puoi mettergli un freno: fai quel che ti pare Russell, fai a modo tuo, ma buttati nella mischia, salva i tuoi amici e torna con l’anello.

 

Peter Pan, Peter Pan. «Tu? Tu sei il capo?!?! Ma tu non hai neanche l’età per farti la barba!» Dalla città del cinema è stato tagliato fuori, che fare? Cercare una nuova isola che non c’è, naturalmente.  The boy who wouldn’t grow up, Derek Fisher, si sposta in mezzo all’America, dove trova una nuova banda di monelli pronta a giocare scherzi a chiunque incontri. Dimenticavamo: se la spunta, diventano 6…

 

Gordon Gekko, Wall Street. «L’avidità è giusta», e, nel dubbio, è meglio essere avidi di superstars. Al di là delle battute, un mago del mercato, un affabulatore. In Wall Street, Oliver Stone fa una caricatura ai limiti del sopportabile, che non può che subire un’amara sconfitta. Pat Riley spera di non fare la stessa fine, ma saranno cambiati i tempi da quella finale coi Texas Miners?

 

Mark Zuckerberg, The Social Network. «Non sappiamo ancora di che si tratta, non sappiamo cosa sia, non sappiamo cosa può essere, non sappiamo cosa diventerà, sappiamo solo che è fico!». Ammirato, amato, invidiato, odiato. Enfant prodige, diabolico calcolatore, fottuto nerd. Il trucco pare semplice, “perché non ci ho pensato prima io?”: prendo in prestito un’idea, la personalizzo un attimo, sfrutto un po’ di esuberanza e di tendenza giovanile e il mondo cambia. In altri termini si potrebbe dire: scambio stelle blasonate, libero spazio salariale, guadagno buone scelte al draft e costruisco un sistema micidiale. Il protagonista del social network della palla a spicchi è indubbiamente Sam Presti. Ci ha pensato prima lui.

 

P.S. La maggior parte dei personaggi utilizzati sono figure del cinema molto più complesse di come qui riportato. Non era nostra intenzione banalizzarli, e vi invitiamo a colmare eventuali lacune, qualora qualcuno di questi non lo conosciate, a cominciare dalle tartarughe ninja.

 

twitter@ChuckAndShaq

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