Nba Eastern Conference

Ormai ci siamo, ancora poche ore e il campionato di basket più affascinante ed avvincente dell’intero globo terracqueo prenderà il via, a qualche mese di distanza dalle incredibili Finals tra Miami e San Antonio e dopo un’estate che ha riservato pochi ma importanti colpi di mercato (Howard a Houston il caso più eclatante assieme al rientro di Derrick Rose). In questo articolo vogliamo, con molta umiltà, cercare di presentarvi le possibili pretendenti all’anello più agognato dello sport ben consci che, vista la quantità di partite da disputare, le numerose incognite e la presenza dei playoff a sparigliare le carte in tavola, designare delle sicure favorite è complicato, ma siamo abbastanza certi che, salvo impensabili ed impronosticabili cambiamenti di scenario, il titolo andrà ad una di queste dodici squadre. Abbiamo deciso di dividere le nostre favorite nelle due conferences di appartenenza, per poi dividerle ulteriormente tra chi, per organico, storia recente e mentalità vincente, dovrà caricarsi l’onore e l’onere del rango di pretendente al titolo (le contenders), e chi invece, più libera da pressioni, può candidarsi al ruolo di solida realtà in regular season, e mina vagante ai playoff, serbando in cuore la speranza proibita di stupire il mondo cestistico portando a casa il massimo risultato (le outsiders). Un’ultima considerazione: le due conferences non hanno un eguale ed omogeneo tasso tecnico, se il livello medio è decisamente più alto ad ovest (entrare tra le prime otto richiederà un record migliore che ad est), sulla costa atlantica ci sono cinque formazioni che si presentano ai blocchi di partenza come corazzate difficilmente affondabili (Nets, Bulls, Heat, Knicks, Pacers).
Buona lettura e che lo spettacolo abbia inizio.

EASTERN CONFERENCE

CONTENDERS

LeBron James titoloMiami Heat – La favorita assoluta nella costa Est è, ovviamente, la squadra che ha vinto il titolo negli ultimi due anni: i Miami Heat di coach Spoelstra. Riguardo ai campioni uscenti c’è poco da dire, guardando il roster si può notare che tutti i giocatori decisivi dell’anno passato sono rimasti, in più la rosa è stata arricchita da qualche nuovo ingresso molto interessante. I primi due innesti sono due rookie: il primo è Justin Hamilton, un californiano classe 1990 di 213 cm, preso direttamente da Louisiana State, dove nell’ultima stagione ha collezionato 43 stoppate e 238 rimbalzi totali in 33 partite giocate; il secondo è Eric Griffin, anche lui classe ’90, 204 cm per circa 100kg, arrivato da Campell con all’attivo 73 stoppate, 268 rimbalzi, di cui 185 difensivi, e 46 assist, il tutto in 31 partite giocate nella stagione 2012/2013. Ma la novità più importante di quest’anno porterà la jersey numero 20, si tratta di Greg Oden. Questo giocatore si è presentato come prima pick assoluta al draft 2007, scelto da Portland, è stato vessato fin da subito da ogni tipo di infortunio alle ginocchia, tanto che quella che doveva essere la sua prima stagione non ha potuto giocarla e in tre anni di carriera è sceso in campo 82 volte, l’equivalente in partite di una singola stagione. Scaricato dai Blazers ha deciso di prendersi un anno sabbatico per concentrarsi sul suo pieno recupero fisico e ora gli Heat hanno deciso di puntare su di lui. Questo ragazzo è un pennellone classe ‘88 di 2,13 metri per 123 kg, nella stagione 2008/2009, l’unica riuscita a giocare con un minimo di continuità, ha collezionato 16 doppie-doppie e una media di 9 punti, 7 rimbalzi e 1,15 stoppate a partita, protagonista di una performance da 14 rimbalzi contro Washington e del Rookie Challenge all’All Star Weekend del 2009. Passando dai chi è arrivato a chi già c’era, il giocatore fondamentale e vero uomo franchigia rimane il numero 6, LeBron James. “The chosen one” ha dimostrato anche nella passata stagione di essere l’ago della bilancia della squadra. L’ex numero 23 di Cleveland ha appena cominciato a vincere e non c’è motivo di pensare che voglia già smettere, in più pare sicura la sua partenza alla fine di questa stagione, per cui è più che plausibile che voglia andarsene lasciando un bel ricordo ai tifosi di Miami.

Brooklyn Nets – L’estate appena trascorsa ha visto la rivoluzione in casa Nets. La franchigia di Jay Z ha fatto arrivare da Boston tre giocatori che sembrava dovessero finire la carriera vestendo la maglia verde dei Celtics, ma che probabilmente chiuderanno con quella nera dei Brooklyn Nets: Garnett, Pierce e Terry. L’arrivo di questi giocatori, più i vari bonus in chiave di future scelte al draft lasciate ai Celtics, fa capire chiaramente il progetto: vincere, subito. La carta d’identità dei tre parla chiaro, infatti nel 1976 nasce Garnett, mentre nel 1977 Pierce e Terry, per cui anche per loro questa può essere, se non l’ultima, una delle ultimissime occasioni per vincere l’anello. Gli interrogativi sulla tenuta fisica di questi si sono sprecati, uno su tutti: posto che questa squadra arriverà ai playoff, con quanta benzina affronteranno le serie? Insieme agli ex Boston c’è ovviamente il giocatore che veste la jersey numero 8, Deron Williams, il quale ha ricoperto il ruolo di uomo franchigia e uomo chiave la scorsa stagione, e che difficilmente rinuncerà a questa posizione. Il progetto è sicuramente molto interessante, l’idea di base ricorda molto la costruzione dei primi Heat dei Big Three, ma tutti ricorderanno come Lebron, Wade e Bosh abbiano perso le Finals 2011 contro Dallas, perché ancora non ben organizzati e inquadrati in un vero sistema di gioco. La fregatura di Brooklyn è che i giocatori su cui puntano non hanno, come detto, un’età che concede troppe altre occasioni, e se il titolo non dovesse arrivare sarebbe un fallimento su tutta la linea. La buona notizia per i Nets sta nel coach, Jason Kidd. Quest’uomo faceva parte proprio di quei Mavs che hanno lasciato a mani vuote i Big Three nel 2011 e  per questo difficilmente vorrà ripetere gli errori che ha visto commettere a Miami, cercando fin da subito di dare un sistema vincente alla sua squadra.

Roy Hibbert PacersIndiana Pacers – Come terza favorita della costa Est è doveroso indicare gli Indiana Pacers. Questa squadra è quella che in assoluto, dal punto di vista fisico, ha messo più in difficoltà i campioni uscenti di Miami. Proprio l’impressionante fisicità di questo team ne fa uno dei più temibili. Partendo da Roy Hibbert, un cristiano di 220 centimetri per 131 kg, che sotto canestro può diventare seriamente dominante; passando da Paul George, classe 1990 che ha chiuso la stagione passata con 17 punti, 7 rimbalzi e 4 assist di media; David West, 17 punti, 8 rimbalzi e 3 assist di media; George Hill, guardia da 14 punti di media; fino ad arrivare al giocatore che unisce al suo talento quella percentuale di incoscienza che rende il tutto più divertente, Lance “Born Ready” Stephenson, l’uomo che non tira mai in equilibrio. La forza di questa squadra sta realmente nel gruppo, vista la mancanza per ora di una vera superstar assoluta, anche se molti la indicano già nel sopracitato Paul George, che unisce i suoi 208 centimetri a un talento sopraffino, facendo uno dei giocatori offensivamente più forti della Lega. Estremamente interessante da vedere sarà anche il rookie dei Pacers, Solomon Hill, classe ’91 di 2,01 metri per 100kg, che ha chiuso la stagione appena passata con 95 assist in trentacinque partite, 14 punti di media e 126 rimbalzi difensivi. Il fatto che i giocatori fondamentali siano tutti confermati nel roster, lascia intendere che il progetto iniziato a Indiana sta andando nel verso giusto, e che anche quest’anno tutte le squadre a Est si troveranno di fronte un avversario durissimo da affrontare, un gruppo che dalla sua ha l’esperienza dell’anno passato, che può averlo solo fatto maturare e reso ancor più cosciente dei propri mezzi. Non è casuale che quest’anno Miami si sia fortemente rinforzata al centro con Oden e Hamilton.

OUTSIDERS

Cleveland Cavaliers – Tra le squadre che possono inserirsi nella corsa playoff c’è sicuramente la franchigia di Cleveland. I Cavs di coach Brown hanno avuto la possibilità di avere la prima scelta assoluta all’ultimo draft, portando a casa il canadese classe 1993 Anthony Bennett, 203 centimetri per 116 kg, che ha mostrato già buone cose in pre-season, entrando nella top ten NBA riguardo alle giocate dei rookies in queste partite di preparazione alla regular season. La prima scelta assoluta 2013 viene da un’annata più che positiva, giocata a Nevada, dove ha chiuso con una media di 16 punti, 8 rimbalzi e 1 stoppata. Il dato interessante riguarda i rimbalzi: in 35 partite disputate ha collezionato 199 rimbalzi difensivi sui 285 totali. Esattamente dieci anni dopo la prima scelta LeBron James, Cleveland porta a casa un altro grande talento con una fisicità e una presenza importante sotto canestro. Il roster dei Cavaliers vede anche l’altra grande presenza di Bynum, centro di 2,13 metri che ha già dimostrato di poter essere decisivo, e che se ritroverà la forma giusta farà di tutto per trascinare i Cavs ai playoff; d’altronde anche per lui parlano i numeri: media di 18,7 punti, 11,8 rimbalzi e 1,4 assist. La vera arma di questa squadra però, lo sappiamo tutti, è Kyrie Erving. L’uomo con la jersey numero 2 è un’artista di questo gioco, la sua velocità di palleggio e la sua tecnica di base ne fanno una delle guardie più forti della NBA. Anche per lui parlano i numeri: 22,5 punti e 6 assist di media la scorsa stagione. I rumors che danno LeBron partente a fine stagione con destinazione proprio Cleveland, saranno lo stimolo in più per questa squadra, che vorrà convincere definitivamente “The Chosen One” a ritornare alla squadra con cui è partito in NBA. La verità su questo team la scopriremo già alla prima partita della stagione regolare, quando i Cavs giocheranno contro quella Brooklyn che si è attrezzata per dominare il campionato.

Carmelo Anthony NYNew York Knicks – Leggendo il roster dei NY Knicks, si rimane sconcertati dalla mole di talento unita a una mole ancora più alta di follia che presenta questa squadra. Partiamo dal numero 51, arrivato da Los Angeles, sponda Lakers, per rinforzare la difesa di New York: Metta World Peace. Ora, se seguite la NBA saprete già di quale soggetto stiamo parlando. Per chi non lo conoscesse, dirò solamente che può essere considerato tranquillamente uno dei difensori più forti della Lega, se non fosse che ogni tanto nella sua testa si spegne qualcosa. Consiglio di cercare su youtube la gomitata, completamente senza senso, rifilata a James Harden, per farvi capire qualcosa di più su questo giocatore. Passiamo al numero 8, JR Smith, talento smisurato unito a un carattere, e un passato, un tantino turbolento. Arriviamo poi a uno dei più forti “attaccanti” dell’intera NBA: Carmelo Anthony. Nella metà campo avversaria è pressoché inarrestabile quando vuole, il suo problema è quella brutta allergia a tornare in difesa e dare una mano ai compagni. Per quanto riguarda la presenza sotto canestro, i Knicks possono contare su Tyson Chandler, 216 centimetri di pura incostanza, che però ha chiuso con una media di più di dieci rimbalzi a partita la stagione passata; e su Amar’e Stoudemire, ala di 2,11 metri per 111 kg, che ha chiuso con una media di 14 punti. L’altra grande novità in casa blu-arancio riguarda l’arrivo di Andrea Bargnani. Scelto sette anni fa come prima scelta assoluta al draft, “Il Mago” non ha ancora realmente brillato in NBA, ma questa può essere davvero una grande occasione, dal momento che è approdato in una squadra che realmente punta ad arrivare fino in fondo. Insomma, coach Woodosoon ha a disposizione tantissimo talento. Se riuscirà a gestire la follia di alcuni e a far brillare il primo italiano prima scelta assoluta, non è da escludere una stagione esaltante.

Chicago Bulls – Se fossero un libro, i Bulls sarebbero ‘Waiting for Godot’, con Derrick Rose nei panni di colui che viene aspettato. La differenza tra l’opera di Beckett e la franchigia di Chicago sarebbe una: Godot non arriva, Rose è tornato. Ecco perché inserirla tra le possibili outsiders della costa Est. Il giocatore con la jersey numero 1 è probabilmente uno dei più decisivi dell’intera NBA, dopo il grave infortunio ha voluto aspettare tutto il tempo necessario, per essere sicuro di rientrare al massimo della forma. La sua media per partita, prima che fosse costretto a fermarsi, era di 21,8 punti e 8 assist. In questa pre-season ha già fatto vedere delle magie, come per esempio una penetrazione tirando con il corpo letteralmente in orizzontale, realizzando il canestro con fallo aggiuntivo, o come un coast-to-coast a una velocità palesemente non umana, anche qui siglando il canestro e prendendosi il fallo aggiuntivo. Insomma, D-Rose è tornato sul serio, ha voglia di recuperare il tempo perso e portare in alto questi Bulls. Ad aiutarlo nell’impresa ci saranno i soliti Joakim Noah (2,11 metri per 105 kg), che ha chiuso con una media di 12 punti, 11 rimbalzi e 4 assist, e Carlos Boozer (120,7 kg spalmati su 206 cm), la cui media l’anno scorso era di 16 punti e quasi 10 rimbalzi a partita. Sarà interessante anche vedere il rookie Tony Snell, classe ’91 che si presenta a Chicago con una media di 12 punti e 3 assist. Ancora troppo magro per la NBA, “solo” 90 kg per 201 centimetri, questo ragazzo però è giudicato un prospetto molto interessante dagli uomini di Chicago, che vorranno farlo crescere e, alla lunga, inserirlo in rotazione. I Bulls partiranno subito con un big match, affrontando Miami alla prima gara. Rose, quindi, immediatamente contro LeBron, in un partita in cui vorrà far capire che il suo numero di maglia non è casuale.

Qui l’approfondimento sulla Western Conference

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